lunedì 6 agosto 2012

QUATTRO SUGGERIMENTI PER QUESTA ESTATE

Se non sapete che fare o se lo sapete già, perché non provare lo stesso?
  1. Ascoltare le    Lezioni di Arte Contemporanea su Rai Radio Tre,  il Sabato e la Domenica dalle 09.15 alla 10.45. A cura della redazione di Radio3 Suite, in collaborazione con MAXXI-Museo nazionale delle arti del XXI secolo. Sul sito http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/PublishingBlock-a8d97f73-3e1a-434e-8ae5-9c2baed6117d.html  un'offerta di immagini di alcune opere della collezione del MAXXI di Roma e si possono riascoltare e scaricare le lezioni. Dal 7 luglio e per tutta l’estate per dieci weekend critici, galleristi, docenti universitari e curatori si sono interrogati e continueranno a farlo su cosa sia successo all’arte italiana negli ultimi 50 anni e su quali idee hanno cambiato il modo di fare e guardare l’arte. … “ racconteranno agli ascoltatori di Radio Tre i movimenti, le correnti, le avanguardie che hanno rivoluzionato il sistema dell’arte contemporanea, guidandoli alla scoperta  della transavanguardia e dell’arte povera, del concettuale e della fotografia, della video arte e dei new media” e come organizzare una mostra d’arte.
  2.  Leggere     ogni domenica dal 5 agosto  la nuova traduzione di alcuni capitoli dell’ Ulisse di James Joyce, a puntate e a cura di Gianni Celati, sul Sole 24 ore. Celati, che fece la sua tesi di laurea proprio sull’Ulisse, ha   iniziato questa traduzione sei anni fa, quando la casa editrice Einaudi  tentò di convincerlo a intraprendere questa impresa. Ogni parte pubblicata sul Sole 24 ore è accompagnata da una breve premessa sul capitolo e da appunti sulle difficoltà incontrate nella traduzione. I lettori possono comunicare a Celati proposte, critiche e suggerimenti durante la sua traduzione in progress e in vista della futura pubblicazione del lavoro. (Meglio se tenete accanto la traduzione storica di De Angelis e quella recente firmata da Enrico Terrinoni e Carlo Bigazzi da poco uscita per Newton Compton.)
  3. Gustare  un gelato da Procopio in via XXI Aprile a mezzanotte e un quarto: non sono un’intenditrice di gelati, né mi piacciono particolarmente, ma il posto è vicino casa e a quell’ora di mezzo Agosto  non c’è nessuno. Anche la signorina dietro al banco è gentile nonostante il caldo e l’ora.
  4. Curare amorevolmente l’orticello sul balcone con i pomodorini, il basilico e le zucche.      (isabnic2012)

                                             BUONA ESTATE!!

BOMBE SU ALEPPO



Mentre continuano a piovere le bombe su Aleppo, Damasco e Hama, ecco i versi di due poeti legati alla Siria.
I primi sono di Adonis[1], il poeta siriano-libanese, mistico, pensatore e filosofo, che è riuscito a fondere la poesia classica araba, la tradizione greca e biblica con le innovazioni occidentali.
"Scrivo poemi per esprimere la felicità, per la gioventù araba che ha creato questa primavera"  ha scritto Adonis, pseudonimo dell'artista ottantaduenne Ali Ahmed Saïd Esber, che con la scelta di questo nome ha voluto esprimere un’ idea di rinnovamento spirituale[2]. Quelli che seguono sono alcuni suoi versi d’amore, tumultuosi:
 
3. Stanza, quant’è oscura – la luce splendente!
Crepuscolo non radioso né buio.
Stanza - abisso. Ecco le onde levarsi

E i guanciali impazzire.
Il letto striscia su sé stesso, mette le ali,
la gola sospira- senza parole.
Stanza -abisso  le nostre membra
 Sono vascelli naviganti.[3] 

Come molti poeti mediorientali, Adonis  vive in esilio e è -da sempre- uno dei principali oppositori di Assad.  Non è, infatti,  soltanto un grande poeta e intellettuale, ma è anche promotore delle libertà democratiche e dell' emancipazione della donna. E’, infatti, da sempre conosciuto per la sua libertà di pensiero e per la sua profonda adesione ai modelli culturali  della società aperta. Dunque, avversario della dittatura siriana, ma anche di chi, tra gli oppositori al regime, fa riferimento al radicalismo religioso. In una sua vecchia intervista, esplicitamente dichiarava di non voler “[…]combattere un dispotismo per sostenerne un altro".
 Quando, all’inizio di giugno di quest’anno, i ribelli siriani hanno emanato una fatwa contro di lui, Adonis è rimasto in silenzio nel suo studio parigino, ma non sono tardate le reazioni dal mondo della cultura. 150 intellettuali si sono subito mossi in sua difesa contro la campagna di odio diffusa on line da una parte dell’opposizione siriana, che, tramite la fatwa, lo ha condannato a morte, perché accusato di "rinnegare la tradizione islamica" scegliendo uno pseudonimo ispirato a un dio pagano, di "abbracciare l'empia modernità" per il suo impegno a conciliare Oriente e Occidente e di essere un artista "decadente e immorale”, poiché tale è la poesia per chi distrugge le tombe dei poeti in Arabia e in Afghanistan.
Ma la poesia per Adonis  è ben altro: "[…] è un atto senza principio né fine. In realtà si tratta di una promessa di un inizio, un eterno inizio.” [4] Ed ecco come ci spiega il processo attraverso il quale si origina la poesia:
23.La poesia beve l’acqua di vita, ma
Da sorgenti sommerse
Nelle piaghe del corpo.
Così la decanto
E canto per lei:
si avvicina, discende, iniziazione, dono.[5]

Adonis ha esaminato criticamente i problemi del Medio Oriente, ma come poeta non è interessato a commentare temi socio politici contemporanei. Quando riflette sull’esilio, è perché questo a lui sembra la condizione naturale del poeta arabo, la cui stessa lingua è nata fuori dalla propria terra. Per Adonis anche la censura, l’espulsione, l’intolleranza, la prigione sono forme di esilio e la poesia per sua natura è libera.

Anche Maram Al Masri[6] , poetessa nata in Siria nel 1962, con le sue poesie fatte  “di  immagini vivide come schegge, espresse in brevi versi liberi  e con finali ironici e stranianti” ci comunica questo stesso desiderio di libertà.

73. Sospesa
 come particelle d’aria
sul tuo cappotto
come una goccia d’acqua sulla punta
del tuo mento
come un ragno tra vuoto e vuoto
come un destino
tra le labbra di Dio.’ 

       “[…] versi ossessivi e dolci allo stesso tempo, carichi di erotismo, “[…]  un linguaggio semplice che sembra ingenuo ma non lo è. La disperazione, la passione che  sta dietro alla scelta di  queste parole le rende esplosive nell’amarezza del disincanto. E gli oggetti che cita [...] sono cose da nulla, di tutti i giorni, […] che diventano piene di significato. Come una denuncia di corpi di reato.’ […]
      Il grande poeta Adonis  […] ha detto di amare due cose della poesia di Maram. La prima è quella di aver saputo dare un linguaggio a tutti gli aspetti della sua femminilità, la seconda di aver usato una scrittura che pare organica, quasi scritta da e con il proprio corpo. È uno stile forse comune ad altre giovani poetesse arabe, così come le tematiche più frequentemente affrontate da Maram: l’amour fou e l’abbandono, la nostalgia e lo sradicamento, ma, quando la ascoltiamo [ durante i reading] , il suo corpo e la sua poesia sono una cosa sola.” [7]
(isabnic2012)


[1] Adonis, pseudonimo di Alī Ahmad Sa'īd Isbir ,  è un poeta, traduttore e saggista libanese di origine siriana, attivissimo nel dibattito politico-culturale. Insieme al poeta iracheno al-Sayyāb e al palestinese Ğabrā Ibrāhīm Ğabrā è tra i fondatori del gruppo Tammuzi, dal nome della divinità babilonese, simbolo di volontà di rinascita della culturale araba. Il progetto è quello di rileggere tutto il patrimonio letterario islamico e quello del Vicino Oriente antico in una chiave non nazionalistica o religiosa, ma di apertura alla modernità. L'opera di Adonis, più volte candidato al Premio Nobel per la letteratura, è stata tradotta in molte lingue e ha ottenuto molti riconoscimenti ufficiali. (Wikipedia)
[2] Adonis è il dio fenicio della rinascita, dal cui sangue a primavera rispuntano i fiori.
[3] Adonis, Stanza quanto è […], in ”100 poesie d’amore”, Guanda, 2007.
[4] Adonis, da Preface, 1992.
[5] Adonis, La poesia beve […], da “100 poesie d’amore”, op.cit.
[6] Maram Al Masri(1962), poetessa e scrittrice siriana; vive a Parigi.
[7] MG Bruni e I Nicchiarelli, antologia-racconto di poesie d’amore del Novecento e oltre, 2011.

giovedì 26 luglio 2012

CONGRESSO DEI DISEGNATORI (2)


Istituto Svizzero a Roma, il giorno prima della chiusura (20 luglio), afoso primo pomeriggio piacevolmente reso sopportabile da un buon impianto di raffreddamento. Le pareti su cui hanno disegnato, dipinto e appiccicato i disegnatori-volontari da più di un mese sono diventate un nastro di sovrapposizioni di segni, colori, scritte, svolazzi, mostri, macchie, e così via.
museo in esilio

museo in esilio Oggi, l’Artista-parete, segno anche lui tra miriadi di altri segni e disegni, dà voce a quell’intrico e divaga secondo le linee di una personale scaletta di sei topos sull’affresco murario. L’Artista-parete, immobilità sonora in movimento,  sembra un gran sacerdote officiante di fronte al gruppetto di fedeli e attenti adepti; si stacca e esce dal muro per poi ritornarvi e fondersi ancora con esso alla fine di un percorso-processione elicoidale con predica-visita guidata allo spazio espositivo.


museo in esilio
L’altro performer, l’Artista-grumo di colore, nudo a terra si fa dipingere addosso. Lo riempiono di colori diversi e i gocciolamenti a terra diventano una sagoma che infine si sfilaccia in un polpo sanguinolento. Poi, abbraccia le persone per lasciare tracce e ombre sui loro vestiti o sul loro corpo, scaglia palle di vernici acriliche sulle pareti, ci si struscia sopra e si lancia contro, puro colore in movimento, azione senza parole, in un parossistico desiderio di entrarci dentro, forse di tornare al luogo d’origine. Grumo di colore impazzito di un artista invisibile.


I due artisti non si erano mai incontrati prima. Tutti e due consapevolmente, però, si sono disciolti tra i segni  lasciati sulle pareti dagli innumerevoli e anonimi artisti disegnatori di questo democratico Congresso. (per info:  www.istitutosvizzero.it )
(isabnic2012)

martedì 24 luglio 2012

SONDAGGIO


PARTECIPATE AL SONDAGGIO  1 !!  J
Ci risiamo: un altro racconto finito. Mi sento di nuovo svuotata e piena di dubbi. Ditemi almeno se spezzare un racconto in più parti può funzionare. HELP ME, PLEASE!!
   Qui a destra del post, potete scegliere una delle  risposte alla domanda: “Cosa pensi della pubblicazione  a puntate dei racconti?”. Basta cliccare sul quadrettino vicino al numero corrispondente alla opzione  da voi scelta  e infine su "Voto" in basso.
   Qualsiasi commento sull’argomento sarà ben gradito. Grazie!
isabnic 2012

sabato 21 luglio 2012

CENA METICCIA A METROPOLIS

Roma, 16 luglio 2012 ore 21

Guardone (1)
"Ah ma lui ci va sempre nei luoghi di degrado"

-lui sa che va-
a guardonare di sguincio le fabbriche occupate non per
politica ma per accattonaggio,
ad aggirarsi guardingo
senza alcuna competenza del linguaggio di laggiù,
e ogni volta un Rom imberbe gli mostra orgoglioso il suo
tugurio-moglie-figli;
la fabbrica è lurida e gelida da brivido,
ma lui gradisce,
gli piacciono il fango e la ghisa
e ci torna
laggiù, oltre oltre il Quarticciolo
dove la Prenestina diventa vicolo immondo.


(1) di Ludovica Lanini, su AA.VV. Rome's Revolutionary Poets Brigade,vol.1, Edizioni Ensemble, 2012; a cura di Alessandra Bava. 



giovedì 5 luglio 2012

STUPRO IN AFGANISTAN/ Firmate la petizione!


Per cinque giorni la diciottenne Lal Bibi è stata rapita, violentata, torturata e incatenata al muro da un gruppo di potenti ufficiali della polizia afgana. Ma lei ha deciso di fare quel che alle donne afgane è vietato: sta reagendo, e insieme possiamo aiutare lei e tutte le donne afgane a ottenere giustizia. Secondo una tradizione ancestrale, come donna che ha subìto violenza, Lal Bibi è stata “disonorata” e sarà costretta a uccidersi, come afferma pubblicamente lei stessa, a meno che i suoi aguzzini verranno consegnati alla giustizia per restituirle onore e dignità. In genere il sistema giudiziario afgano non persegue casi simili e fino a questo momento i maggiori sospettati nel caso di Lal Bibi non sono stati chiamati a giudizio, probabilmente nella speranza che l'attenzione internazionale si attenui. Ogni giorno che passa senza che avvenga alcun arresto spinge sempre più Lal Bibi al suicidio, ma c'è ancora speranza. Questo fine settimana è previsto che Stati Uniti, Gran Bretagna, Giappone e altri importanti donatori si impegneranno a devolvere 4 miliardi di dollari all'Afghanistan, soldi destinati proprio a finanziare le stesse forze di polizia responsabili delle violenze nei confronti di Lal Bibi. Una protesta globale può però indurre i donatori ad agire, ponendo come condizione alle loro sovvenzioni un'azione forte per combattere le violenze e proteggere le donne. Non ci rimane molto tempo: clicca sotto per chiedere il cambiamento che può salvare la vita di Lal Bibi e la nostra petizione sarà consegnata proprio alla conferenza dei donatori a Tokyo:
https://secure.avaaz.org/it/justice_for_lal_bibi_c/?bIbePbb&v=15792

Per maggiori info:  : http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2012/07/03/news/afghanistan_la_conferenza_di_tokyo_i_diritti_delle_donne_prima_di_tutto-38453746/
http://www.articolotre.com/2012/06/afghanistan-stupro-madre-avverte-giustizia-o-ci-immoliamo/92037
http://www.nytimes.com/2012/06/28/world/asia/afghan-rape-case-turns-focus-on-local-police.html?pagewanted=all

lunedì 2 luglio 2012

LA “FATICA GIOIOSA” DI ELISA BIAGINI


La fatica gioiosa per Elisa Biagini è la poesia, che nasce come una scintilla vitale, ma ha bisogno di molto studio, progettazione e labor limae[1]. Le sue composizioni sono disposizioni seriali  di pezzi di discorso, non frammenti.  Versi organici che raccontano un corpo frammentato, un qualcos’altro osservato dall’esterno come in una Morgue, ma, comunque, “filtro di lettura della realtà”.  
Ho conosciuto e apprezzato le poesie di Elisa Biagini, grazie ad una preziosa antologia, quella dei  “Poeti dell’Anno Zero/ Gli esordienti del primo decennio”, a cura di Vincenzo Ostuni (Edizioni Ponte Sisto 2012). Qui confessava che scriver poesia “è obbligarsi a riscoprire la realtà, a guardarla con occhi diversi. La parola dice la verità,  ma non direttamente  (Emily Dickinson) perciò “scrivere è sentire la vita nascosta delle cose”.
Un assaggio da “L’Ospite” (Einaudi, 2004):
[*]
Tra noi la voce non
Conduce e arriva, come
Phon dentro l’acqua,
ma si ferma come
d’interruttore,
acceso o spento
a casaccio.
Noi due
Siamo un parse
Sotto embargo,
che vive di parentesi e
silenzi, di blackout,
sì che quando la luce poi
ritorna, noi ci si è già
dimenticati cosa dire.

In questi giorni, Elisa Biagini è’ l’unico poeta italiano invitato a partecipare alla sfida del Poetry Parnassus, l’evento collegato alle Olimpiadi di quest’anno e al Southbank Centre Festival di Londra[2] . Più di duecento poeti dai vari paesi del  mondo, tra cui  tre Premi Nobel (Wole Soyinka, Derek Walcott e Seamus Heaney) e altri famosi  come Yang Lian, Gioconda Belli, etc etc., tutti chiamati a contendere in versi (dal 26 giugno al 1 luglio 2012). Tra loro, dunque, anche  Elisa BIagini[3] che ha presentato in questa occasione il suo “bucato poetico”, ovvero i suoi versi  scritti su panni messi ad asciugare.(isabnic 2012)
 



[1] Vedi intervista a E.B.rilasciata a Fabio Galati (La Rebubblica, 30 giugno 2012)   
[2] www.premioletterariomerckserono.it    festival.london2012.com
[3]Elisa Biagini è nata a Firenze nel 1970; poetessa e traduttrice, insegna scrittura creativa e storia dell’arte. Autrice di istallazioni anche per la messa in situazione di testi poetici trascritti su tessuti, muri o altre superfici.  Il suo sito è www.elisabiagini.it