giovedì 17 marzo 2016

BENZINE di Gino Pitaro, di isabnic


La storia di Benzine di Gino Pitaro si snoda attraverso quindici capitoli dai titoli geniali che giocano con la parola fuoco (Fuochi fatui, Aniene Burning, Tra due fuochi , Fuoco Amico, etc). D’ altronde, il protagonista, Luigi, è da subito accostato al draghetto verde sputafuoco Grisù, eroe ecologico-progressista dei cartoni animati Tv del 1975 (probabile anno di nascita anche di Luigi ). E anche a lui, come a Grisù -in contrasto generazionale e di scelte con la famiglia d’origine e con il mondo-  ogni tanto sfugge una fiammata.  Ma sono per lo più fiammate contro il maleducato di turno o vampate di gioia, di positiva accettazione della vita, perché Luigi, eroe sensibile, spiritoso, curioso, generoso e empatico, preferisce stare (criticamente) al margine e lascia ad altri il ruolo di impugnare il megafono e incitare alla rivolta. Cerca, piuttosto, di portare avanti il suo dottorato di ricerca tra  impegno politico (moderato), lavori e lavoretti “a gettone”, uscite tra amici, desideri irrisolti d’amore e chiacchierate con le amiche, sempre con uno sguardo di divertita comprensione nei confronti del mondo che attraversa. Un mondo -il suo- affollato di giovani confusi, barboni, accattoni, zingari (che “ pe’ quarcuno è solo monnezza, p’altri è ‘na risorsa”), immigrati, prostitute,  delinquenti o micro criminali da strapazzo. Se in passato ha distribuito  volantini per una ditta, ora Luigi lavora in un call center, “in ascesa –dunque- sulla scala sociale del precariato giovanile demotivato”.
Anti-eroe fuorisede e pendolare,  sotto la guida morale dei suoi santi protettori, Tondelli e Pasolini, e al ritmo dei brani Juno Reactor o dei Metallica,  Luigi si muove tra università, Gazometro, Ostia, Prenestino e zone della periferia nordest della metropoli, aree di sospensione della legalità e di commistione con l’illecito, tra stabilimenti dismessi, bar e sale gioco, hotel congressuali, aziende e centri commerciali. “Anche questa è Roma e io la amo. – confesserà- E amo il mio quotidiano western tiburtino.” E tra pc, telefoni,  social e sms, auricolari con musica pulsante alle orecchie, connessioni inaffidabili, controinformazione da Web, Luigi e i suoi amici cazzeggiano e filosofeggiano parlando di politica, musica, calcio,  cinema,  lavoro che-non c’è, donne, soldi e sogni.
Luigi, come un cavaliere errante dalla periferia al centro e ritorno, a bordo di treni, metro, linee speciali e autobus  fatiscenti e mai in orario,  vive la sua esistenza marginale di gioiosa precarietà fino a quando non si troverà in mezzo a una turpe storia. Qualcuno che lui conosce scompare all’ improvviso, e forse non l’ha fatto di propria volontà …  E tra scoperte casuali, intuizioni brillanti e la testardaggine di chi è nel giusto,  allora sì che saprà cosa dire al megafono!
In assoluto, le dinamiche e gli scambi verbali nel call center,  le  descrizioni non scontate delle periferie multietniche e dei loro segreti (un vero e proprio godibile Baedeker delle aree periferiche romane!)  e le pagine sulle strategie di sopravvivenza dell’utente pendolare del servizio trasporti urbano e extraurbano sono quelle che ho più apprezzato, oltre alla capacità dell’Autore di  modulare  e mettere efficacemente  a contrasto i vari linguaggi (inglesismi tecnici, romanesco da fuorisede e slang giovanile). Il tono è sempre ironico e divertente, pur trattando talvolta, e con intelligenza, argomenti e problemi sociali di toccante attualità.
Gino Pitaro (1970), redattore, articolista free-lance e documentarista indipendente, vive a  Roma. Ha pubblicato nel 2011 l’opera undergound I giorni dei giovani leoni (Arduino Sacco Editore), e nel 2013 Babelfish, racconti dell’Era dell’ Acquario (Edizioni Ensemble), una raccolta di sei storie rappresentative del “nomadismo esistenziale” contemporaneo. Ancora con l’Ensemble ha pubblicato Benzine nel 2015.
(isabnic2016)

Gino Pitaro, BENZINE, 2015 Edizioni Ensemble, Roma
Edizione digitale 2015 (Kobo EPUB 2,0 MB)

ISBN 978-88-6881-115-0