lunedì 20 luglio 2015

UNITED FOR IRAN e il trattato di pace sul nucleare.

In ritardo, ma volentieri diffondo:

United4Iran

Today’s deal is a major triumph for peace. For more than a decade the Iran nuclear negotiations were defined by failure. However, through persistence and commitment to diplomacy Iran and the P5+1 powers have reached an agreement that avoids a catastrophic war. It’s time to show the same commitment to improving human rights and civil liberties in Iran.

In the last few months, as the world’s attention was focused on the negotiations, Iranian women were once again banned from entering sports stadiums, a new wave of musicians were prevented from exercising their freedom of expression, the legal rights of those facing “security” charges were curbed, and the father of a political prisoner was imprisoned for talking about his son’s condition.

As with most people, Iranians care more about enhancing the quality of their lives, their economic, legal, and social rights, than tough political posturing. They want a stronger riyal, lower unemployment, greater access to technology and to the world, the right to speak freely, protest peacefully, dissent without persecution, practice their religion, watch sports games, and to defend themselves in court. An Iran that honors the desires and the rights of its people –– globally-minded and peaceful people –– is essentially a safer global player both now and long-term.
Today’s deal is a victory for commitment to peace. The international community should now show the same support for improving the human rights and civil liberties of Iranians.

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 Firuzeh Mahmoudi
 Director
 

domenica 19 luglio 2015

AVAAZ e il cambiamento climatico

Ho ricevuto un aggiornamento dal team di AVAAZ che, oltre a chiedere sostegno economico per continuare a portare avanti le sue campagne, invita a riflettere e ad agire per fermare la catastrofe del cambiamento climatico.  Ecco cosa scrivono e gli articoli di riferimento che ci suggeriscono (*** l’animazione, offerta da Sky tg 24, che mostra la scomparsa dei ghiacci sull'Artico è, per così dire, agghiacciante) :


  " Alcuni mesi fa, uno scienziato è tornato nell’Oceano Artico per monitorare la fuoriuscita di pericolose bolle di metano. Le aveva già osservate tempo prima, a centinaia, un metro l’una, uscire dal mare e rilasciare un gas 50 volte più inquinante della CO2. Ma al suo ritorno è rimasto pietrificato: erano cresciute, erano di UN CHILOMETRO l’una. Centinaia di enormi colonne di gas.

Gli scienziati ci hanno avvisato da tempo, esistono “punti di non ritorno” causati dal surriscaldamento terrestre che fanno impazzire il Pianeta. Un altro esempio: più si sciolgono i ghiacci che riflettono il calore nello spazio, più la temperatura dell’oceano aumenta, facendo sciogliere ancora più ghiaccio in una spirale inarrestabile. Ma nel 2014 tutti gli indicatori climatici sono stati “anomali”. Ed è stato l’anno più caldo mai registrato nella storia.

Ma POSSIAMO fermare questa crisi, agendo subito e mobilitando l’intero Pianeta. Possiamo trasformare questo scenario da incubo nel migliore futuro possibile: pulito, verde, e in equilibrio con il Pianeta.

Mancano solo 5 mesi al Vertice di Parigi, dove si deciderà il destino di questa enorme battaglia contro il cambiamento climatico. 5 mesi per convincere i leader mondiali a sostenere il nostro piano e fargli mantenere le promesse. Siamo noi contro le multinazionali del petrolio e tutti quelli che dicono che niente può cambiare. [,,,]
iniziamo subito a convertire le nostre economie da petrolio e carbone a fonti di energia alternative.Possiamo farcela, ma dobbiamo concentrare ogni sforzo sul vertice di dicembre."

  Il piano del team AVAAZ procede secondo questi punti:
  1.  " Insistere dove già stiamo vincendo: il G7 si è appena impegnato a portare l’economia globale fuori dall’era dei combustibili fossili! Può essere la svolta decisiva e se riusciremo a convincere altri Paesi chiave nei prossimi mesi, a Parigi il pianeta intero si potrebbe impegnare per un futuro pulito al 100%!
  2. Una mobilitazione senza precedenti: la Marcia Globale per il Clima che la nostra comunità ha spinto con tutte le sue forze lo scorso settembre ha rivoluzionato il dibattito politico. Ora dobbiamo tornare in piazza, con numeri più grandi, e in ancora più città e paesi, proprio il giorno prima dell’arrivo a Parigi dei capi di Stato, per dimostrare che ovunque i cittadini chiedono che dal vertice esca un accordo storico per il clima.
  3. Pressione sulla Francia: il presidente francese François Hollande presiederà il vertice, una posizione importantissima. Serve che si batta per un risultato importante. Ha già incontrato il nostro team e ha promesso che si impegnerà in ogni modo. Ora dobbiamo assicurarci che non si tiri indietro quando le cose entreranno nel vivo.
  4. Un salto di qualità: la portata di questa crisi è tale che dobbiamo andare oltre una normale campagna. Servono azioni importanti, dirette e non violente che colpiscano l’immaginazione: dobbiamo far capire che questa cosa è urgente, e spingere le persone ad agire.
  5. Obiettivi chiari e precisi: persino di fronte a una catastrofe di proporzioni planetarie, 195 governi in una stanza possono rivelarsi semplicemente incompetenti. Dovremo sottolineare i punti imprescindibili dell’accordo e distinguerli dal rumore di fondo del dibattito politico, e focalizzare i media e i leader su di essi. Il nostro obiettivo principale è un impegno chiaro a un mondo senza più emissioni di CO2, alimentato al 100% da energie pulite. Questo sarà il punto di svolta che può cominciare ad indirizzare gli investimenti privati in massa sulle energie rinnovabili."
 
  

    "All’ultima conferenza sul clima, a Copenhagen nel 2009, abbiamo svolto un ruolo fondamentale nelle elezioni “verdi” in Germania e Giappone, nel cambiamento delle politiche in Brasile e nell’ottenere dai paesi ricchi la promessa di 100 miliardi di dollari all’anno di sostegno ai paesi in via di sviluppo per contrastare il cambiamento climatico. Nel 2009 eravamo solo 3 milioni e dopo Copenhagen capimmo che dovevamo essere molti di più per affrontare la sfida del cambiamento climatico. Ora siamo più di 40 milioni, in continua crescita. 

Il cambiamento climatico è il problema globale “definitivo”, e richiede la cooperazione di tutti i governi del mondo. Con milioni di membri uniti da uno stesso ideale e provenienti da tutti i paesi del mondo, Avaaz potrebbe diventare lo strumento perfetto per quell’azione collettiva. È la nostra occasione per costruire un mondo come quello che vorremmo per i nostri figli. Diamoci da fare. "


“Il 2014? L’anno più caldo di sempre” (Corriere della Sera)
http://www.corriere.it/economia/14_dicembre_03/2014-l-anno-piu-caldo-sempre-2906fb92-7b22-11e4-825c-8af4d2bb568e.shtml

Artico, l’animazione che mostra la scomparsa dei ghiacci (Sky tg24)
http://tg24.sky.it/tg24/mondo/2015/01/22/glaciazione_artico_cambiamento_climatico_riscaldamento_globale.html

La sfida del clima. Da New York a Lima aspettando Parigi 2015 (Huffington Post Italia)
http://www.huffingtonpost.it/marica-di-pierri/clima-new-york-lima-parigi-2015_b_5905718.html

Sempre più caldo, i ghiacci del Polo Nord al minimo storico (National Geographic)
http://www.nationalgeographic.it/ambiente/2012/08/30/news/i_ghiacci_del_polo_nord_sono_sempre_pi_sottili-1228538/

Ridurre a zero le emissioni entro il 2100, dice l’IPCC (Internazionale)
http://www.internazionale.it/storia/presentato-il-rapporto-sui-cambiamenti-climatici-dell-onu


mercoledì 8 luglio 2015

WITI IHIMAERA e i frammenti di isabnic

Witi Ihimaera (1944), il pluripremiato scrittore, librettista, drammaturgo e critico neozelandese, è conosciuto soprattutto come esperto di letteratura, cinema, politica e società Maori. Nel 2009 fu accusato di plagio per il suo romanzo  The Trowenna Sea, pieno di citazioni, frammenti di opere più meno conosciute senza che mai ne avesse citato le fonti. Si aprì in un grande dibattito pubblico sull’uso dei frammenti in letteratura, si mise in dubbio, in questo caso, la validità di tale scelta e si parlò addirittura di gratuità dell’operazione. Tanto che le pubblicazioni del libro furono prima rimandate e poi annullate e lo stesso scrittore ricomprò tutte  le copie del libro ancora in circolazione.
Non ho naturalmente letto il romanzo incriminato, ma non si è già detto che tutto è stato scritto e che c’è poco da aggiungere? che invece di ridirlo in altri modi basta semplicemente tornare alle fonti,  addirittura copiare?   Dunque non appropriazione indebita ma riappropriazione assolutamente naturale, sembrerebbe. Chissà se Ihimaera aveva in mente questo?
  “327. Il romanzo è morto. Lunga vita all’antiromanzo, che si nutre di scarti!” scrive David Shields  in Fame di realtà   (cap. L. Collage),  e la sua opera è dichiaratamente opera di saccheggio e remix, non solo letterario, perché  tutto è narrazione. Forse bisognerebbe essere muti, per non farsi sommergere dalla realtà e la lettura dovrebbe diventare l’unico mezzo di sopravvivenza e vera arte della  fuga.
Ecco, dunque, “Cena con il Cannibale”, del 1992. Fu scritta da Witi Ihimaera in occasione delle celebrazioni del 150° anniversario della firma del Trattato di Waitangi tra Regno Unito e  Maori. Qui le citazioni e i riferimenti sono assolutamente legittimi e stranoti per chi conosca un po’ di letteratura inglese. La cannibalizzazione della cultura e del potere maori, infatti, viene resa attraverso la descrizione del rappresentante della Corona, ospite squisito che negli atti ci  ricorda  il mostro Grendel, violento e ingordo, mentre assale i cavalieri al banchetto nel Beowulf ( “balzò al di là del tavolo per staccarmi con un morso le gambe” v.13) e, per eleganza e buone maniere, la Badessa di Geoffrey Chaucer, dai modi perfetti ma falsa, corrotta e razzista.

Cena col cannibale

Certo avrei dovuto capire che a cena
sarebbe stato un uomo dai gusti particolari
il suo spirito mordace e l’intelligenza lo indicavano come un bon vivant
Credo di essere stato abbagliato da tutto quanto
il candeliere, le rose rosse come stigmate
Troppo gratificato dall’invito
per notare che il tavolo era imbandito di soli antipasti

Si dava per scontato che era un privilegio essere lì
con lui in giacca da sera e papillon
Il fatto che bevesse claret avrebbe dovuto farmi  capire
che gli piaceva anche la carne poco cotta, eppure
rimasi basito quando, all’improvviso
balzò al di là del tavolo per staccarmi con un morso le gambe
come se fossi un uomo–pane Maori scuro e croccante
dicendomi, “Non ti servono queste, vero?”

Lo schiocco e lo strappo di ossa dalla cavità
risuonarono più forte di quanto mi aspettassi, ma la sofferenza fu lieve
(ho sempre avuto un’alta soglia del dolore)
Mi allarmò di più che i miei pantaloni di seta fossero ormai fuori uso
“ Dopo tutto, disse, un uomo senza terra può essere anche senza gambe”
“ E a proposito, aggiunse, spezzandomi le braccia,
“ questo impedirà altri lanci di magliette nere intrise di sudore
Contro Sua Maestà[1]”.

Che avrei potuto fare? Lo guardavo
mentre succhiava il midollo dalle mie ossa e strappava la carne
che un tempo mi rendevano autonomo
Mi piacevano i suoi modi impeccabili
neanche un pezzettino di me gli cadde
dalle labbra[2] – Mi piaceva la maniera
in cui spezzava uno a uno le mie dita dei piedi con i denti
per gustare ben bene la cartilagine

Era un impeccabile e sofisticato gourmet
“È stato molto meglio di un Aborigeno o di un Pellirossa,
disse, “ e non mi sono mai piaciuti né gli Indù né i Pakistani
il troppo curry nella loro dieta rovina la carne
Tu sei un bocconcino delizioso
quasi come un Samoano, e meno grasso di uno del Tonga”
Così dicendo, passò alla seconda portata –

Che era il mio stomaco, il cuore e le costole,
anche se non in quest’ordine, visto che non riuscii a vedere
quello che mangiò per primo mentre si piegava
con forchetta e coltello d’argento
a tagliare e aprire il mio petto
come un pollo croccante e dorato
intanto che mi divertivo a ricordare
la battuta su Salote di Noel Coward
durante l’incoronazione della Regina nel 1953[3]-
il signor Coward fu così intelligente da non andare mai in Tonga-
“  Ah, ecco!, disse, infilzando il mio cuore con la forchetta
Estraendolo dalla sua gabbia protettiva
Io piansi davanti a quello splendore pulsante
Ma pensai – Non ci si può aspettare altro
Da gente che mangia e beve il corpo e il sangue
di Cristo ogni giorno
“Meglio liberarti di questo, vecchio mio, aggiunse,
le tue ambizioni Maori sono esagerate, non credi?”

Mi chiesi se avesse ragione, dopo tutto perché struggersi
Per la  lingua e la cultura già depredate, perché combattere?
Che c’entra Maoritanga[4] in questo mondo di mutanti tartarughe Ninja adolescenti?
Eppure ho protestato e lottato mentre mi tagliava il cuore
A metà e, vedendo quel sangue pastoso e rosso scorrere come un fiume
Mi sono chiesto se ci fosse stato tempo per sfuggire a questa cena

“Oh no, non puoi, disse, al momento del dessert
Sistemando su un piatto di cristallo i dolcetti del mio corpo
Il fegato, i rognoni e la lingua[5]
E alla fine, gli occhi
Guarniti di fragole e panna
Ormai, senza occhi, non potevo vedere
l’appagamento del suo piacere
e, crudele, lasciò intatto il cervello a chiedersi
perché avevo accettato questo invito a cena
150 anni fa… [6]







[1] Il riferimento è alle proteste durante l’ultima visita della Regina Elisabetta II a Waitangi.
[2] Vedi  la descrizione della Badessa nel Prologo de I Racconti di Canterbury di G. Chaucer:  “She leet no morsel from hir lippes falle” (v. 127), ovvero: “Non lasciava cadere neanche una briciola dalle labbra”.
[3] In questa occasione la Regina del Tonga, Salote, piuttosto abbondante di peso, era accompagnata da un ometto che stava sempre al suo fianco.  Quando la Principessa Marina chiese chi fosse quel signore accanto alla Regina Salote, pare che il famoso commediografo Noel Coward abbia risposto: “È il suo pranzo!”.
[4] Le tradizioni, gli ideali e la cultura del popolo Maori.
[5] Il riferimento è alla proibizione di insegnare la lingua Maori a scuola.
[6] Il Trattato di Waitangi fu firmato nel 1840. “. Per porre fine al conflitto tra Māori e coloni e per tutelare la popolazione dei Māori venne stipulato il Trattato di Waitangi, in base al quale la Nuova Zelanda divenne colonia inglese. Nella sua stesura originale il Trattato di Waitangi proteggeva notevolmente gli interessi e le proprietà dei Māori, ma le violazioni (proseguite fino agli anni 1990) furono tali e tante che i Māori persero gradualmente quasi tutte le loro proprietà e moltissimi dei diritti loro riconosciuti” (Wikipedia).

domenica 5 luglio 2015

Ancora i Clash: SHOULD I STAY OR SHOULD I GO?(1982)

OXI or NAI?



Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Should I Stay or Should I Go
ArtistaThe Clash
Tipo albumSingolo
Pubblicazione10 giugno 1982
Duratamin. : 06 s
Album di provenienzaCombat Rock
GenereBritish punk
EtichettaEpic 14-03006
ProduttoreThe Clash
FormatiVinile,musicassetta
The Clash - cronologia
Singolo precedente
(1982)
Singolo successivo
(1982)
The Clash (ripubblicazioni) - cronologia
Singolo precedente
(1991)
Should I Stay or Should I Go è un singolo dei Clash. Venne scritta da Mick Jones nel 1981 e inserita nel loro album Combat Rock. Questo singolo, riproposto da Mick Jones, divenne l'unica canzone del gruppo a raggiungere il numero uno delle classifiche, dieci anni dopo la prima pubblicazione (nel 1991).


giovedì 2 luglio 2015

MALE DETTO CELINE di Marco Palladini

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                       "Céline? antisemita senza alibi, cialtrone, vile, perfino criminale, ma anche grande scrittore”.
 Parola di Piero Sanavio.














Male detto Céline  è su YouTube !

Per chi vuole, buona visione: 



TEATRO PORTA PORTESE

Via Portuense, 102- Roma
Tel. 335.7255141  -  info@utsupter.it

Venerdì 15 maggio 2015,  h. 21 – Sabato 16 maggio h. 18

Male  detto  Céline

di Stefano Lanuzza

Adattamento e lettura scenica di

Marco Palladini

Louis Ferdinand Auguste Destouches in arte Céline è uno dei più grandi scrittori del XX secolo. Basterebbe a decretare la sua imperitura fama il libro d’esordio:Voyage au bout de la nuit del 1932. Ma Céline è anche uno degli autori più malfamati dello scorso secolo a causa di un paio di libelli di intonazione antisemita scritti prima della seconda guerra mondiale. Caso, dunque, esemplare di enorme artista, nutrito però (anche) di sentimenti riprovevoli.
Stefano Lanuzza ha dedicato allo scrittore francese un articolato ed acuto libro critico “Maledetto Céline – un manuale del caos” (Stampa Alternativa, 2010) che si apre con un racconto autobiografico, come una confessione recitata in prima persona dall’autore diMorte a credito. La naturale teatralità di questo testo mi ha sedotto e indotto a adattarlo e a farmene interprete, laddove qui Céline si difende e attacca, spiega e sproloquia, si abbatte e si esalta, mescolando lampi fulgidi della sua arte e i tanti tornanti dolorosi e, anche, miseri della sua esistenza. Gli scrittori della ‘contraddizione’ mi attirano irresistibilmente, così dopo aver inscenato de Sade e Artaud, con Céline intendo chiudere un’ideale trilogia di grandi maudits d’oltralpe, autori al fuoco della controversia, i quali anche attraverso le loro cadute e ‘infamie’ hanno saputo allargare il nostro immaginario e portarlo a dialetticamente confrontarsi con il fondo oscuro, digrignante, melmoso, insanabile dell’essere dell’uomo.   (m.p.)