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martedì 7 marzo 2017
mercoledì 7 dicembre 2016
TRANSFUSIONI di Luca Maria Patella/Federica Di Carlo e Marco Palladini
Il link per leggere, vedere e ascoltare l' omaggio a Filiberto Menna di Luca Maria Patella/Federica Di Carlo e Marco Palladini (a cura di Anna D'Elia), da Malacoda - webzine di lotta.
> http://www.malacoda.eu/2016/ 11/27/transfusionidi-marco- palladini/
> http://www.malacoda.eu/2016/
mercoledì 8 giugno 2016
IL FANTASMINO DI LAC68 e ALTRE 'CAMERAE PICTAE' AL NOMENTANO di gogo
Sabato mattina, ore 12, la Stazione Nomentana è quasi deserta. Oggi molti non lavorano, forse di treni ne passano anche meno del solito( pre-festivo o pre-elettorale?), e i pochi che attraversano il sottopasso pedonale sembrano accorgersi per la prima volta di tutte le pareti dipinte o piene di parole che accompagnano i loro passi lungo il tunnel e i corridoi. Un trionfo di murales e colori, anche nelle scale, tra le banchine e forse sui binari (confesso: non li ho visti).
Anche la Stazione Nomentana rientra nella iniziativa Arte in stazione e Città a colori, promossa da NSA Roma Nord e organizzata da Franco Galvano, con il supporto di RFI, per riqualificare 120 stazioni ferroviarie a Roma (un video, di appena due anni fa, ci racconta lo stato di degrado di questi luoghi http://www.bastacartelloni.it/2013/10/trovare-la-stazione-nomentana-e.html ). Ora poeti,artisti conosciuti, insieme ai Pittori Anonimi del Trullo (PAT) e a chiunque ne abbia -o ne abbia avuta- voglia hanno ricoperto e continuano a ricoprire le pareti esterne e interne della stazione trasformando un luogo grigio, sporco, buio e triste in un tripudio di colori dove cominciar meglio la giornata.

Anche la Stazione Nomentana rientra nella iniziativa Arte in stazione e Città a colori, promossa da NSA Roma Nord e organizzata da Franco Galvano, con il supporto di RFI, per riqualificare 120 stazioni ferroviarie a Roma (un video, di appena due anni fa, ci racconta lo stato di degrado di questi luoghi http://www.bastacartelloni.it/2013/10/trovare-la-stazione-nomentana-e.html ). Ora poeti,artisti conosciuti, insieme ai Pittori Anonimi del Trullo (PAT) e a chiunque ne abbia -o ne abbia avuta- voglia hanno ricoperto e continuano a ricoprire le pareti esterne e interne della stazione trasformando un luogo grigio, sporco, buio e triste in un tripudio di colori dove cominciar meglio la giornata.

Ha partecipato al progetto anche LAC68 (Luigi Ambrosetti Cardascia), che affianca da anni alla sua produzione pittorica su tela quella di street artist. Con una lunga striscia su una parete del tunnel centrale, ha raccontato la storia surreal-pop del suo Fantasmino con carrello da supermarket, che dall'Italia giunge fino al Moma di New York, tra amori, corse in moto, e lenti assaporamenti di biscotti alla carota. :-)
PS del Fantasmino esiste anche una deliziosa scultura (h.40cm c.a) che ho avuto la fortuna di vedere in una collettiva alla galleria VARCO de L'Aquila l'anno scorso.
“
Potrebbe interessarti:http://montesacro.romatoday.it/conca-d-oro/stazione-nomentana-street-art.html
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Per saperne di più, c'è un'interessante intervista a Luigi Ambrosetti (LAC68) e il video Roma Street Art sull'iniziativa a Roma.
PS del Fantasmino esiste anche una deliziosa scultura (h.40cm c.a) che ho avuto la fortuna di vedere in una collettiva alla galleria VARCO de L'Aquila l'anno scorso.
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| murale al sottopasso della Stazione Nomentana |
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| murale al sottopasso della Stazione Nomentana |
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| tela di Luigi Ambrosetti |
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Per saperne di più, c'è un'interessante intervista a Luigi Ambrosetti (LAC68) e il video Roma Street Art sull'iniziativa a Roma.
mercoledì 20 aprile 2016
ARCHITETTURE DEL SOTTOSUOLO di Andrea Lanini (5-14 maggio 2016)
Hotel Julia 5 Maggio
2016
Via Rasella
25-29 Roma ore 18.00
Andrea
Lanini
ARCHITETTURE DEL
SOTTOSUOLO
All’inizio c’era l’idea
di una mostra sull’architettura interrotta, ma era così interrotta che alla
fine non si è fatta proprio. Forse era destino. Che l’architettura sia stata
per me una sorta di progetto incompiuto è un fatto, e per la verità anche un
fatto traumatico, legato fatalmente alla giovinezza, al fluire della vita e
quindi al passato. Oggi, grazie alla affettuosa ospitalità degli amici Gora e
Riccardo Tossini , posso raccogliere il materiale che avevo preparato per
quell’evento mancato e ricomporlo in una riflessione forse un po’ tardiva sui
dintorni dell’architettura, con l’aiuto degli strumenti dell’arte.
Mi auguro di averne ricavato
qualcosa di buono ripensando alla mia esperienza, soprattutto in relazione a tutto quello che
c’è dietro, o meglio : a tutto quello
che c’è sotto e che per questo, ma non solo per questo, ho chiamato “architetture del sottosuolo”.
E’ il caso di dire, grazie
all’arte ritrovata, agli amici che mi hanno accolto e anche al luogo nel quale
ho rimesso insieme i frammenti dei miei ricordi architettonici e non, che sono
finalmente tornato a casa.
lunedì 11 aprile 2016
"DEGAS" di Roy Cameron
![]() |
| Degas, La Tinozza(1886), Musée d'Orsay, Parigi. |
DEGAS by Roy Cameron
Every night he
wanders through
his beloved rain-polished
Paris,
its dim-lit
streets dangling
like strings of
smoky pearls
before his
tired old eyes.
People go about
their business,
unheeding, as
he shuffles past,
lost in his
labyrinth of despair,
unnoticed by a
world he once held
poised between
his fingertips.
Fingers that
could portray,
in pastel
shades,
a light that
could shimmer
and slide down
the soft moist backs
of his ladies
as they crouched
demurely,
obediently naked
before him.
But now his
hands no longer know them,
his light has
dimmed to where
no touch can
comfort him
and so he
chooses the ultimate
empty canvas of
annihilation.
Every night out
walking.
Tutte le notti
a vagare
nella sua amata Parigi lustra di pioggia,
con le strade scure che attraggono
come fili di perle di fumo
i suoi vecchi
occhi stanchi.
La gente in giro per i propri affari,
indifferente,
mentre lui rimescola il passato,
perso nel
suo labirinto di disperazione,
ignorato da un mondo
che un tempo
teneva appeso tra
le dita.
Dita che sapevano ritrarre,
con lumeggiature a pastello,
una luce che
vibrava
e scivolava lungo le morbide spalle umide
delle sue donne
mentre si accovacciavano contegnose
docilmente
nude davanti a lui.
Ma ora le sue mani
non le riconoscono,
la sua luce si
è oscurata fino al punto
che nessun
contatto può confortarlo
e così
sceglie l' ultima
tela vuota dell’ annientamento.
Tutte le notti in giro.
(trad dall'inglese di isabnic, 2016)
![]() |
| Degas, Donna al bagno, 1886 |
lunedì 28 dicembre 2015
CODICE QUADRARO di A.Lanini, alla galleria Spazio Y- Roma (5 dicembre 2015- 6 gennaio 2016)
Oggi, 28 dicembre, ho riconsegnato il libro preso in prestito a Codice Quadraro, la temporary Library di Andrea Lanini. Ho perfino avuto in cambio una regolare ricevuta del suo e mio volume (è il numero 50) che potrà così tornare a posto tra gli altri negli scaffali.
Sono intervenuta in modo discreto, anche se c'era piena libertà di manipolare l'opera a piacimento. Sono stata -come al solito- così timida, che alla fine ho dimenticato di metterci la dedica pomposa che il libro mi aveva ispirato. Eccola:
DEDICA al volume n°50
A Perec, padre creatore di condominio logico,
a Borges, visiobibliotecario del mondo
e a Walter, animatore di condomini diversi,
scombinati, violenti e di periferia,
dedico il mio.
L’α e l’Ω, tra le pagine del
generoso A.L. , anfitrione.
mercoledì 30 luglio 2014
COME PORCI NEL CONTESTO di Andrea Lanini a San Felice Circeo (LT) dal 18 luglio al 14 settembre

COME PORCI NEL CONTESTO*
L’idea nasce dal luogo, che è un piccolo spazio all’ interno della Torre dei Templari, adibito in passato ad ufficio o deposito, e accessibile da una scala piuttosto stretta che conduce all’ ultimo livello e alla terrazza . Da una piccola finestra si vede la costa e il mare, quel bellissimo mare che per Ulisse e i suoi compagni doveva circondare l’isola mitica di Eéa. Si tratta di un ambiente alquanto appartato e basso di soffitto che, in tal caso, si trasforma in una sorta di
studio di artista o di strano ufficio dell’arte, posto sotto la sorveglianza, non si sa quanto benigna, di Circe. Rifugiatosi qui dopo un lunghissimo viaggio, incantato dalle lusinghe ingannatrici della maga, l’artista rischia di essere trasformato, secondo la stessa procedura riportata da Omero, in un maiale e sembra quasi affannarsi fra i suoi strumenti, i suoi dubbi e le sue fantasie, alla ricerca di un punto di arrivo, al quale però non giungerà mai. Può salvarsi e salvare i suoi compagni ma è molto probabile che debba rinunciare per questo alle lenzuola di seta e alle anfore d’argento e d’oro. D’altra parte, sebbene Omero abbia concesso al suo eroe la consolazione di un ritorno in patria, si è molto favoleggiato, soprattutto durante il medioevo, sul mistero della vera morte di Ulisse.
Nell’ Inferno, Dante la racconta come epilogo fatale dell’ultimo viaggio, a conferma del fatto che un eccesso di ingegno, non guidato dalla saggezza, impedisce all’uomo e dunque anche all’artista, di ottenere una volta per tutte la pace dell’anima.
*Il titolo dell'istallazione è stato ispirato dalla poesia "Come porci nella storia" di Tomaso Binga.
*Il titolo dell'istallazione è stato ispirato dalla poesia "Come porci nella storia" di Tomaso Binga.
"Odissea" alla Torre dei Templari a San Felice Circeo (LT) h.19-21
dal 18 luglio al 14 settembre 2014
Etichette:
ARTE
Ubicazione:Roma, Italy
Roma, Italia
mercoledì 16 luglio 2014
martedì 6 maggio 2014
sabato 7 dicembre 2013
UNA CATTEDRALE DA VEDERE A ROMA
Sono stata qualche giorno fa all'inaugurazione di Cattedrale, una mostra dal titolo di 'carveriana'
memoria. Nel racconto dello scrittore statunitense, il protagonista si ritrovava a dover descrivere una cattedrale medievale a un cieco, con risultati assai mediocri. L' unico modo per per ottenere quell'obbiettivo - questa la risposta che alla fine veniva suggerita- è quello di lasciarsi sorprendere dall'imprevedibilità della condivisione. Una rivelazione poetica che ci faceva dimenticare - a noi lettori e al protagonista- tutte le banalità e prosaicità della realtà fino allora narrata. Il cieco e il vedente insieme, in sintonia, riuscivano a rispondere alla domanda, così come nel Medioevo il lavoro degli operai, degli artigiani, degli architetti, dei pittori, degli scultori e di tutti gli altri, impegnati nella costruzione di una cattedrale, si fondeva in un unico meraviglioso prodotto finale.
Devo confessare, però, che non sono riuscita a cogliere dietro alla mostra che ho visto il lavoro collettivo di scambio degli artisti. Le opere mi sono sembrate l'una isolata dall'altra pur nella vicinanza e nella condivisione di uno stesso spazio, a differenza dei graffiti della scorsa edizione del Congresso dei Disegnatori che tenevano lo stesso spazio in un babelico abbraccio. Il progetto del lavoro non si percepisce, al di là di qualche "incontro fortuito di una macchina da cucire e di un ombrello su un tavolo operatorio".
Leggo sul comunicato stampa: " Cattedrale è un’opera, commissionata dall’Istituto Svizzero di Roma, costruita durante tre incontri di lavoro e di discussione, tra il giugno e il novembre 2013, da: Sunah Choi, Enzo Cucchi, Michele Di Menna, Paolo Do, Daniel Knorr, Salvatore Lacagnina, Victor Man, Lorenzo Micheli Gigotti, Dan Perjovschi, Fabio Marco Pirovino, Thomas Sauter, Julien Tavelli, Maximilian Zentz Zlomovitz, Valentina Vetturi, Jakub Julian Ziolkowski. Gli autori sono stati invitati da Enzo Cucchi, Salvatore Lacagnina e Victor Man.
Cattedrale nasce all’interno del Congresso dei Disegnatori dalla necessità di un confronto sul valore della pittura oggi, sul potere dell’immagine e dell’immaginazione, sulla capacità dell’arte di trasformare la realtà riassumendo un senso e un ruolo preminente nella società contemporanea.
Un’arte capace di essere volgare, cioè di parlare una lingua storica e collettiva – al di fuori della nicchia protetta e protettiva del cosiddetto mondo dell’arte, delle sue fiere e delle sue mostre.
Un incontro dove il lavoro di un artista dialoga e viene selezionato a contatto con quello di un altro artista. Un lavoro collettivo in cui l’autorialità e le gerarchie si riconfigurano e dove, come nel cantiere di un’antica cattedrale, ciascuno spinge il segno e l’immagine verso l’edificazione di un progetto comune. [...] Cattedrale rende visibile, immediatamente, gli effetti dell’arte, il destino di un segno e di un’immagine che prescindono dalla volontà del singolo autore."
Merita, comunque, una visita. (gogo2013)
ROMA
LUOGO: Istituto Svizzero
CURATORI: Enzo Cucchi, Salvatore Lacagnina, Victor Man
TELEFONO PER INFORMAZIONI:
+39 06 420421
+39 06 420421
E-MAIL INFO: roma@istitutosvizzero.it
martedì 3 dicembre 2013
Il te' di Laure Prouvost, Turner Prize 2013
Penelope Curtis, direttore alla Tate Britain e presidente della Giuria, ha dichiarato vincitrice del Turner Prize 2013 l'artista francese Laure Prouvost con Wantee, una video installazione che dura 30 minuti per un pubblico di 15- 20 persone a volta. L' opera, grazie alla quale Laure Prouvost ha battuto l'artista beat David Shrigley, la pittrice Lynette Yiadom-Boakye e il pluripremiato artista performerTino Sehgal, è stata considerata "notevole per la sua ricca e coraggiosa combinazione di immagini e oggetti in uno spazio profondamente suggestivo". Ispirandosi al lavoro dell'artista Kurt Schwitters, precursore delle moderne istallazioni e degli assemblaggi di materiali di recupero, Laure Prouvost ha immaginato un nonno fittizio, artista concettuale e amico di Schwitters, che decide di scavare un tunnel per arrivare in Africa attraverso il pavimento del salotto, non facendo più ritorno. La storia è raccontata attraverso brevi clips lampeggianti proiettati in una stanza cupa allestita per un tè pomeridiano. Un incontro-scontro tra pezzi di realtà e fantasia i( il titolo Wantee allude al soprannome dato alla compagna di Schwitters, Edith Thomas, che soleva chiedere agli amici "Want tea?".Costruita su memorie personali, l'opera fonde insieme realtà, fantasia, storia dell'arte e l'uso delle moderne tecnologie.
Laure Prouvost, classe 1978, è stata anche vincitrice della quarta edizione del Max Mara Art Prize for Women in collaborazione con la Whitechapel Gallery e ha partecipato
alla mostra Farfromwords alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia. In una recente intervista su Marie Claire, alla domanda del perchè sia ricorrente per lei l'immagine del tunnel, così rispondeva:
alla mostra Farfromwords alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia. In una recente intervista su Marie Claire, alla domanda del perchè sia ricorrente per lei l'immagine del tunnel, così rispondeva:
"Da bambina facevo s empre dei sogni sulla guerra e sulle persone che si nascondevano nei tunnel, non so perché. Mi piace l'idea che i tunnel siano protettivi ma allo stesso tempo bui. Più in generale, mi capita di lavorare spesso con l'idea di ambienti claustrofobici, e di luoghi da cui non si può più tornare indietro. Lo spettatore deve provare a dare un significato a questi ambienti, che siano specchi e corridoi che disorientano, tunnel da percorrere, lampi di buio tra un respiro e l'altro.[...] L'artista deve offrire delle possibilità, ma in realtà è lo spettatore a “costruire” il 50% dell’opera. Osservando un quadro ne sviluppiamo una visione personale. Non necessariamente noi due ci leggiamo le stesse cose. Questo è il bello dell’interpretazione, che può aprire anche al fraintendimento. In un’equazione di questo tipo sono tante le variabili: attitudine mentale, background, contesto. Per questo è impossibile avere il controllo sull’ interpretazione del pubblico. E la cosa non mi dispiace affatto." (gogo2013)
sabato 20 aprile 2013
Canzone all'Italia
(selezionato da gogo)
Etichette:
ARTE
Ubicazione:Roma, Italy
Roma, Italia
mercoledì 23 gennaio 2013
ARTISTI IN STAZIONE/ Latina Scalo (a un'ora da Roma!)

Se una sera d'inverno un viaggiatore scendesse alla Stazione Ferroviaria di Latina, potrebbe vedere, alzando gli occhi, lunghe tettoie di graniglia e frammenti di vetro che rifrangono la luce elettrica puntata addosso, cancellando il cielo. I marmi e le linee razionaliste della Stazione di Latina-ex Littoria di Angiolo Mazzoni (1894-1979), l'architetto-ingegnere razional-futurista delle Poste e delle Stazioni, potrebbero accoglierlo severi, tra annunci, stridii di freni e chiusure di porte. Stranieri incerti sulla direzione dei due binari lo fermerebbero per chiedere conferme, giovani coppie allacciate in abbracci da cartolina si offrirebbero al suo sguardo strafottenti. Non c'è fretta, magari fa freddo. Allora potrebbe entrare nel bar e vi troverebbe affettuosi cappuccini caldi e l'invito marziano delle tante macchinette di video giochi scintillanti timorose delle vetrate quadrettate d'annata. Ma è davanti alla fermata dei taxi, sul piazzale deturpato di questo piccolo gioiello architettonico che troverebbe la vecchia Sala per l'accoglienza delle Autorità restaurata e aperta a nuovi progetti. Gliene parlerebbero con amore, con rispetto del luogo e del suo valore, con competenza e determinazione gli addetti dell'associazione DLF 2.0 . Di sicuro quel viaggiatore noterebbe quei marmi preziosi delle pareti, le lampade a soffitto di alluminio e vetro, il calorifero in marmo ferito da un inefficace radiatore in metallo appiccicatogli addosso da un qualche incompetente freddoloso in tempi più recenti. Nessun gerarca con signora perlata e impellicciata al seguito e in attesa del convoglio riservato per Roma o per Napoli, ma persone raccolte intorno alla bella istallazione site specific dell'artista-architetto Massimo Palumbo (almeno fino al 10 febbraio): un atto d'amore verso l'architettura e verso il vecchio architetto Mazzoni, di cui si può anche leggere una lettera piena di riflessioni sullo stato dell'arte alla fine degli anni Settanta, insieme alle immagini di un filmato che documenta la mostra a lui dedicata qualche anno dopo.domenica 16 dicembre 2012
METROPOLIZ_città meticcia, Museo dell'Altro e dell'Altrove
Presentazione del n°3 di ARIA, rivista di artisti al MAAM , Museo dell'Altro e dell'Altrove di Metropoliz.
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