Visualizzazione post con etichetta ARTE. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ARTE. Mostra tutti i post

mercoledì 7 dicembre 2016

TRANSFUSIONI di Luca Maria Patella/Federica Di Carlo e Marco Palladini

Il link per leggere, vedere e ascoltare l' omaggio a Filiberto Menna di Luca Maria Patella/Federica Di Carlo e Marco Palladini (a cura di Anna D'Elia), da Malacoda - webzine di lotta.

>  http://www.malacoda.eu/2016/11/27/transfusionidi-marco-palladini/


 

mercoledì 8 giugno 2016

IL FANTASMINO DI LAC68 e ALTRE 'CAMERAE PICTAE' AL NOMENTANO di gogo

Sabato mattina, ore 12, la Stazione Nomentana è quasi deserta. Oggi molti non lavorano, forse di treni ne passano anche meno del solito( pre-festivo o pre-elettorale?), e i pochi che attraversano il sottopasso pedonale sembrano accorgersi per la prima volta di tutte le pareti dipinte o piene di parole che accompagnano i loro passi lungo il tunnel e i corridoi. Un trionfo di murales e colori, anche nelle scale, tra le banchine e forse sui binari (confesso: non li ho visti).
 Anche la Stazione Nomentana rientra nella iniziativa Arte in stazione e Città a colori, promossa da NSA Roma Nord e organizzata da Franco Galvano, con il supporto di RFI, per riqualificare 120 stazioni ferroviarie a Roma (un video, di appena due anni fa, ci racconta lo stato di degrado di questi luoghi http://www.bastacartelloni.it/2013/10/trovare-la-stazione-nomentana-e.html ). Ora poeti,artisti conosciuti, insieme ai Pittori Anonimi del Trullo (PAT) e a chiunque ne abbia -o ne abbia avuta- voglia hanno ricoperto e continuano a ricoprire le pareti esterne e interne della stazione trasformando un luogo grigio, sporco, buio e triste in un tripudio di colori dove cominciar meglio la giornata.

Ha partecipato al progetto anche LAC68 (Luigi Ambrosetti Cardascia), che affianca da anni alla sua produzione pittorica su tela quella di street artist. Con una lunga striscia su una parete del tunnel centrale, ha raccontato la storia surreal-pop del suo Fantasmino con carrello da supermarket, che dall'Italia giunge fino al Moma di New York, tra amori, corse in moto, e lenti assaporamenti di biscotti alla carota. :-) 

PS del Fantasmino esiste anche una deliziosa scultura (h.40cm c.a) che ho avuto la fortuna di vedere in una collettiva alla galleria VARCO de L'Aquila l'anno scorso. 

murale al sottopasso della Stazione Nomentana
murale al sottopasso della Stazione Nomentana

tela di Luigi Ambrosetti 



Potrebbe interessarti:http://montesacro.romatoday.it/conca-d-oro/stazione-nomentana-street-art.html
Seguici su Facebook:http://www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809

Potrebbe interessarti:http://montesacro.romatoday.it/conca-d-oro/stazione-nomentana-street-art.html
Seguici su Facebook:http://www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809

Potrebbe interessarti:http://montesacro.romatoday.it/conca-d-oro/stazione-nomentana-street-art.html
Seguici su Facebook:http://www.facebook.com/pages/RomaToday/41916963809



Per saperne di più, c'è un'interessante intervista a Luigi Ambrosetti (LAC68)  e il video Roma Street Art sull'iniziativa a Roma.

mercoledì 20 aprile 2016

ARCHITETTURE DEL SOTTOSUOLO di Andrea Lanini (5-14 maggio 2016)



Hotel Julia                                                                                      5  Maggio  2016
Via  Rasella  25-29   Roma                                                                ore 18.00

                                                                   

                                                              Andrea Lanini                         



                                       ARCHITETTURE  DEL  SOTTOSUOLO


All’inizio c’era l’idea di una mostra sull’architettura interrotta, ma era così interrotta che alla fine non si è fatta proprio. Forse era destino. Che l’architettura sia stata per me una sorta di progetto incompiuto è un fatto, e per la verità anche un fatto traumatico, legato fatalmente alla giovinezza, al fluire della vita e quindi al passato. Oggi, grazie alla affettuosa ospitalità degli amici Gora e Riccardo Tossini , posso raccogliere il materiale che avevo preparato per quell’evento mancato e ricomporlo in una riflessione forse un po’ tardiva sui dintorni dell’architettura, con l’aiuto degli strumenti dell’arte.
Mi auguro di averne ricavato qualcosa di buono ripensando alla mia esperienza,  soprattutto in relazione a tutto quello che c’è dietro, o meglio : a tutto quello  che c’è sotto e che per questo, ma non solo per questo,  ho chiamato “architetture del sottosuolo”.
E’ il caso di dire, grazie all’arte ritrovata, agli amici che mi hanno accolto e anche al luogo nel quale ho rimesso insieme i frammenti dei miei ricordi architettonici e non, che sono finalmente tornato a casa.

 

                     

                         

lunedì 11 aprile 2016

"DEGAS" di Roy Cameron

Degas, La Tinozza(1886), Musée d'Orsay, Parigi.
Un vecchio Degas (1834-19179, quasi cieco, per le strade di Parigi. E' ancora l' ansioso personaggio diviso con sè stesso di cui parlava Paul Valery nel 1936:

DEGAS by Roy Cameron

Every night he wanders through  
his beloved rain-polished Paris,     
its dim-lit streets dangling              
like strings of smoky pearls          
before his tired old eyes.               

People go about their business,   
unheeding, as he shuffles past,     
lost in his labyrinth of despair,       
unnoticed by a world he once held
poised between his fingertips.        

Fingers that could portray,               
in pastel shades,                                 
a light that could shimmer                
and slide down the soft moist backs
of his ladies                                             
as they crouched demurely,               
obediently naked before him.          

But now his hands no longer know  them,
his light has dimmed to where         
no touch can comfort him                  
and so he chooses the ultimate          
empty canvas of annihilation.            


Every night out walking. 

                              
"DEGAS" di Roy Cameron


Tutte le notti a vagare
 nella sua amata Parigi lustra di pioggia,
 con le strade scure che attraggono
 come fili di perle di fumo
 i suoi vecchi occhi stanchi.

La gente in giro per i propri affari,
indifferente, mentre lui rimescola il passato,
perso nel suo labirinto di disperazione,
ignorato da un  mondo che un tempo
teneva appeso tra le dita.

Dita che sapevano ritrarre,
con lumeggiature a pastello,                               
una luce che vibrava
e scivolava lungo le morbide spalle umide
delle sue donne
mentre si accovacciavano contegnose
docilmente nude davanti a lui.

Ma ora le sue mani non le riconoscono,
la sua luce si è oscurata fino al punto
che nessun contatto può confortarlo
e così sceglie l' ultima
tela vuota dell’ annientamento.

Tutte le notti in giro.


 (trad dall'inglese di isabnic, 2016)

Degas, Donna al bagno, 1886

lunedì 28 dicembre 2015

CODICE QUADRARO di A.Lanini, alla galleria Spazio Y- Roma (5 dicembre 2015- 6 gennaio 2016)










Oggi, 28 dicembre, ho riconsegnato il libro preso in prestito a Codice Quadraro, la temporary Library di Andrea Lanini. Ho perfino avuto in cambio una regolare ricevuta del suo e mio volume (è il numero 50) che potrà così tornare a posto tra gli altri negli scaffali.
Sono intervenuta in modo discreto, anche se c'era piena libertà di manipolare l'opera a piacimento. Sono stata  -come al solito- così timida, che alla fine ho dimenticato di metterci la dedica pomposa che il libro mi aveva ispirato. Eccola:

DEDICA al volume n°50

A Perec, padre creatore di condominio logico,
a Borges, visiobibliotecario del mondo
e a Walter, animatore di condomini diversi,
scombinati, violenti e di periferia,
dedico il mio.
L’α e l’, tra le pagine del

generoso A.L. , anfitrione.

... e queste sono le immagini del libro:

1) definizione di resistenza
2) incipit
(isabnic2015)

mercoledì 30 luglio 2014

COME PORCI NEL CONTESTO di Andrea Lanini a San Felice Circeo (LT) dal 18 luglio al 14 settembre



COME PORCI NEL CONTESTO*

L’idea nasce dal luogo, che è un piccolo spazio all’ interno della Torre dei Templari, adibito in passato ad ufficio o deposito, e accessibile da una scala piuttosto stretta che conduce all’ ultimo livello e alla terrazza . Da una piccola finestra si vede la costa e il mare, quel bellissimo mare che per Ulisse e i suoi compagni doveva circondare l’isola mitica di Eéa. Si tratta di un ambiente alquanto appartato e basso di soffitto che, in tal caso, si trasforma in una sorta di


studio di artista o di strano ufficio dell’arte, posto sotto la sorveglianza, non si sa quanto benigna, di Circe. Rifugiatosi qui dopo un lunghissimo viaggio, incantato dalle lusinghe ingannatrici della maga, l’artista rischia di essere trasformato, secondo la stessa procedura riportata da Omero, in un maiale e sembra quasi affannarsi fra i suoi strumenti, i suoi dubbi e le sue fantasie, alla ricerca di un punto di arrivo, al quale però non giungerà mai. Può salvarsi e salvare i suoi compagni ma è molto probabile che debba rinunciare per questo alle lenzuola di seta e alle anfore d’argento e d’oro. D’altra parte, sebbene Omero abbia concesso al suo eroe la consolazione di un ritorno in patria, si è molto favoleggiato, soprattutto durante il medioevo, sul mistero della vera morte di Ulisse.

Nell’ Inferno, Dante  la racconta come epilogo fatale dell’ultimo viaggio, a conferma del fatto che un eccesso di ingegno, non guidato dalla saggezza, impedisce all’uomo e dunque anche all’artista, di ottenere una volta per tutte la pace dell’anima.

*Il titolo dell'istallazione è stato ispirato dalla poesia "Come porci nella storia" di Tomaso Binga.


"Odissea" alla Torre dei Templari a San Felice Circeo (LT)  h.19-21
dal 18 luglio al 14 settembre 2014



mercoledì 16 luglio 2014

ESSERE, NON ESSERE

Essere, non essere

Essere, non essere.
                                                                 



sabato 7 dicembre 2013

UNA CATTEDRALE DA VEDERE A ROMA



Sono stata qualche giorno fa all'inaugurazione di Cattedrale, una mostra dal titolo di 'carveriana'
memoria. Nel racconto dello scrittore statunitense, il protagonista si ritrovava a dover descrivere una cattedrale medievale a un cieco, con risultati assai mediocri. L' unico modo per per ottenere quell'obbiettivo - questa la risposta che alla fine veniva suggerita-   è quello di lasciarsi sorprendere dall'imprevedibilità della condivisione. Una rivelazione poetica che ci faceva dimenticare - a noi lettori e al protagonista- tutte le banalità e prosaicità della realtà fino allora narrata. Il cieco e il vedente insieme, in sintonia, riuscivano a rispondere alla domanda, così come nel Medioevo il lavoro degli operai, degli artigiani, degli architetti, dei pittori, degli scultori e di tutti gli altri, impegnati nella costruzione di una cattedrale, si fondeva in un unico meraviglioso prodotto finale. 
 Devo confessare, però, che  non sono riuscita a cogliere dietro alla mostra che ho visto il lavoro collettivo di scambio  degli artisti. Le opere mi sono sembrate l'una isolata dall'altra pur nella vicinanza e nella condivisione di uno stesso spazio, a differenza dei graffiti della scorsa edizione del Congresso dei Disegnatori che tenevano lo stesso spazio in un babelico abbraccio. Il progetto del lavoro non si percepisce, al di là di qualche "incontro fortuito di una macchina da cucire e di un ombrello su un tavolo operatorio".
Leggo sul comunicato stampa: " Cattedrale è un’opera, commissionata dall’Istituto Svizzero di Roma, costruita durante tre incontri di lavoro e di discussione, tra il giugno e il novembre 2013, da: Sunah Choi, Enzo Cucchi, Michele Di Menna, Paolo Do, Daniel Knorr, Salvatore Lacagnina, Victor Man, Lorenzo Micheli Gigotti, Dan Perjovschi, Fabio Marco Pirovino, Thomas Sauter, Julien Tavelli, Maximilian Zentz Zlomovitz, Valentina Vetturi, Jakub Julian Ziolkowski. Gli autori sono stati invitati da Enzo Cucchi, Salvatore Lacagnina e Victor Man.
Cattedrale nasce all’interno del Congresso dei Disegnatori dalla necessità di un confronto sul valore della pittura oggi, sul potere dell’immagine e dell’immaginazione, sulla capacità dell’arte di trasformare la realtà riassumendo un senso e un ruolo preminente nella società contemporanea.
Un’arte capace di essere volgare, cioè di parlare una lingua storica e collettiva – al di fuori della nicchia protetta e protettiva del cosiddetto mondo dell’arte, delle sue fiere e delle sue mostre.
Un incontro dove il lavoro di un artista dialoga e viene selezionato a contatto con quello di un altro artista. Un lavoro collettivo in cui l’autorialità e le gerarchie si riconfigurano e dove, come nel cantiere di un’antica cattedrale, ciascuno spinge il segno e l’immagine verso l’edificazione di un progetto comune. [...] Cattedrale rende visibile, immediatamente, gli effetti dell’arte, il destino di un segno e di un’immagine che prescindono dalla volontà del singolo autore." 
Merita, comunque, una visita. (gogo2013)

Dal 01 Dicembre 2013 al 07 Febbraio 2014
ROMA
LUOGO: Istituto Svizzero
CURATORI: Enzo Cucchi, Salvatore Lacagnina, Victor Man
TELEFONO PER INFORMAZIONI:  +39 06 420421

martedì 3 dicembre 2013

Il te' di Laure Prouvost, Turner Prize 2013

Penelope Curtis, direttore alla Tate Britain e presidente della Giuria, ha dichiarato vincitrice del Turner Prize 2013 l'artista francese Laure Prouvost con Wanteeuna video installazione che dura 30 minuti per un pubblico di 15- 20 persone a volta.  L' opera, grazie alla quale Laure Prouvost ha battuto l'artista beat David Shrigley, la pittrice Lynette Yiadom-Boakye e il pluripremiato artista performerTino Sehgal, è stata considerata "notevole per la sua ricca e coraggiosa combinazione di immagini e oggetti in uno spazio profondamente suggestivo". Ispirandosi al lavoro dell'artista Kurt Schwitters, precursore delle moderne istallazioni e degli assemblaggi di materiali di recupero, Laure Prouvost ha immaginato un nonno fittizio, artista concettuale e amico di Schwitters, che decide di scavare un tunnel per arrivare in Africa attraverso il pavimento del salotto, non facendo più ritorno. La storia è raccontata attraverso brevi clips lampeggianti proiettati in una stanza cupa allestita per un tè pomeridiano. Un incontro-scontro tra pezzi di realtà e fantasia i( il titolo Wantee allude al soprannome dato alla compagna di Schwitters, Edith Thomas,  che soleva chiedere agli amici "Want tea?".Costruita su memorie personali, l'opera fonde insieme realtà, fantasia, storia dell'arte e l'uso delle moderne tecnologie.
 Laure Prouvost, classe 1978, è stata anche vincitrice della quarta edizione del Max Mara Art Prize for Women in collaborazione con la Whitechapel Gallery e ha partecipato
alla mostra Farfromwords alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia. In una recente intervista su Marie Claire, alla domanda del perchè sia ricorrente per lei  l'immagine del tunnel, così rispondeva: 

"Da bambina facevo s empre dei sogni sulla guerra e sulle persone che si nascondevano nei tunnel, non so perché. Mi piace l'idea che i tunnel siano protettivi ma allo stesso tempo bui. Più in generale, mi capita di lavorare spesso con l'idea di ambienti claustrofobici, e di luoghi da cui non si può più tornare indietro. Lo spettatore deve provare a dare un significato a questi ambienti, che siano specchi e corridoi che disorientano, tunnel da percorrere, lampi di buio tra un respiro e l'altro.[...] L'artista deve offrire delle possibilità, ma  in realtà è lo spettatore a “costruire” il 50% dell’opera. Osservando un quadro ne sviluppiamo una visione personale. Non necessariamente noi due ci leggiamo le stesse cose. Questo è il bello dell’interpretazione, che può aprire anche al fraintendimento. In un’equazione di questo tipo sono tante le variabili: attitudine mentale, background, contesto. Per questo è impossibile avere il controllo sull’ interpretazione del pubblico. E la cosa non mi dispiace affatto." (gogo2013)

mercoledì 23 gennaio 2013

ARTISTI IN STAZIONE/ Latina Scalo (a un'ora da Roma!)



di isabnic Se una sera d'inverno un viaggiatore scendesse alla Stazione Ferroviaria di Latina, potrebbe vedere, alzando gli occhi, lunghe tettoie di graniglia e frammenti di vetro che rifrangono la luce elettrica puntata addosso, cancellando il cielo. I marmi e le linee razionaliste della  Stazione di Latina-ex Littoria di Angiolo Mazzoni (1894-1979), l'architetto-ingegnere razional-futurista delle Poste e delle Stazioni, potrebbero accoglierlo severi, tra annunci, stridii di freni e chiusure di porte. Stranieri incerti sulla direzione dei due binari lo fermerebbero per chiedere conferme, giovani coppie allacciate in abbracci da cartolina si offrirebbero al suo sguardo strafottenti.  Non c'è fretta, magari fa freddo. Allora potrebbe entrare nel bar e vi troverebbe affettuosi cappuccini caldi e l'invito marziano delle tante macchinette di video giochi scintillanti timorose delle vetrate quadrettate d'annata. Ma è davanti alla fermata dei taxi, sul piazzale deturpato di questo piccolo gioiello architettonico che troverebbe la vecchia Sala per l'accoglienza delle Autorità restaurata e aperta a nuovi progetti. Gliene parlerebbero con amore, con rispetto del luogo e del suo valore, con  competenza e determinazione gli addetti dell'associazione DLF 2.0 . Di sicuro quel viaggiatore noterebbe quei marmi preziosi delle pareti, le lampade a soffitto di alluminio e vetro, il calorifero in marmo  ferito da un inefficace radiatore in metallo appiccicatogli addosso da un qualche incompetente freddoloso in tempi più recenti. Nessun gerarca con signora perlata e impellicciata al seguito e in attesa del convoglio riservato per Roma o per Napoli, ma persone raccolte intorno alla bella istallazione site specific dell'artista-architetto Massimo Palumbo (almeno fino al 10 febbraio):  un atto d'amore verso l'architettura e verso il vecchio architetto Mazzoni, di cui si può anche leggere una lettera piena di riflessioni sullo stato dell'arte alla fine degli anni Settanta, insieme alle immagini di un filmato che documenta la mostra a lui dedicata qualche anno dopo.