domenica 4 maggio 2014

JO SHAPCOTT o della malattia (2)


Si può parlare della morte con un linguaggio comune  e arrogante? Sì, se si nega la sua unicità e la si rende umana, come fa Jo Shapcott  in Deaths(Morti), sempre da Of mutability, dove ne immagina due di morti mentre  camminano a braccetto come due ubriachi. E anche della  malattia si può  scriverne in modo scanzonato, come  in Hairless (Senza capelli) dove si chiede: “Possono mentire i calvi?” per  poi descrivere una donna che ha perso i capelli durante le terapie.
Senza capelli
Possono mentire I calvi? La natura della cute dice di no:
È pallida come quella dei neonati, roba tenera che sta su
Ogni pensiero visibile – pura conoscenza
Mente in atto- che traspare attraverso il cranio.
Ho visto una donna, completamente senza capelli, che puliva.
Lavava il pavimento verde, spolverava gli scaffali,
Tutto straccio e concentrazione, la Regina della luna.
Si può dire, con i calvi, che l’aria
parla loro in modo diverso, tocca le loro teste
con espressioni squisite. Mentre danzava
il ballo della sguattera con la polvere, tutto
quello che sapeva svolazzava sotto lo scalpo.
Si capiva dalla conformazione della testa
che stava per alzare le braccia al cielo;
mi tappai le orecchie perchè si preparava a cantare, a ruggire.

(Un ectoplasma in una allegra e prosaica danza della morte.  Esposto agli occhi altrui, senza più vita privata, spazi personali, fragile e trasparente come la sua testa glabra.)
In un’intervista Shapcott  dichiarò che se osservare la realtà per il moribondo diventa, come si dice, fonte di gioia e di ansia, altrettanto lo è per i sopravvissuti al cancro, che sperimentano una sorta di euforia durante i trattamenti e le cure. “Tutto è incerto, ma nuovo in un certo senso, e un poeta si chiede: - Come scriverò ora dopo la malattia, come ne parlerò?”.
In Of Mutability molti sono anche i riferimenti alla guerra in Iraq o alla natura modificata dal clima, perchè anche questi fenomeni sono o provocano mutamenti. Dunque la malattia come la morte, o la guerra, o gli sconvolgimenti naturali, o la vita in generale trasformano inesorabilmente.(Lo stesso  lettore di questi versi sperimenta il cambiamento, come sempre quando si legge.)
Jo Shapcott insegna scrittura creative al Royal Holloway College dell’Università di Londra ed è visiting professor all’Università di Newcastle e alla University of the Arts a Londra. Attualmente è anche presidente di The Poetry Society.  

Lo scorso anno le è stato chiesto di partecipare a una serie di incontri di scrittori sul tema degli animali a rischio di estinzione nello Zoo di Londra. Il suo lavoro, che si può vedere e ascoltare  su http://www.theguardian.com/profile/jo-shapcott , è un’audioproiezione di diapositive intitolata The lovable slender Loris (L’adorabile loris gracile) dove spiega in prosa e poesia la particolarità di questo piccolo mammifero notturno[1] scelto dalla poetessa come oggetto del suo intervento[2].
Nella stessa pagina del Guardian on-line, troviamo della Shapcott, Nightlife (Vita notturna), poesia del sabato (7 giugno 2013). Provo a tradurre questa esperienza sensoriale notturna nella foresta equatoriale:
Nightlife
Si fa buio, ascolto. Non riesco a sentire
i toni ultrasonori e acuti,
ma afferro urli e fischi,
schiocchi, ticchettii e crepitii (?),
i richiami notturni di madri in cerca di cibo
per i loro cuccioli, lasciati su un ramo in alto;
le sillabe chiare della passione, che schioccano
a una frequenza tale da sollecitare il toccarsi, lo stringersi
e lisciarsi il pelo. Se avessi l’olfatto adatto
capirei il significato del muschio,
di quei ritmici segni profumati strusciati contro
il ramo, lo sfarzoso oro dell’urina per
bagnarsi, innaffiare il territorio,
per gridare alla foresta Io Sono Io.

(isabnic2014)



[1]  Il Lori gracile, Loris tardigradus (Linnaeus, 1758)) è un primate appartenente alla famiglia Lorisidae, endemico dello Sri Lanka. È fra i primati notturni più sociali: vive infatti in piccoli gruppi formati da individui e giovani di ambedue i sessi, i quali trascorrono le ore diurne a riposare appallottolati in rifugi sicuri, a praticare il grooming o giocare alla lotta, mentre di notte gli adulti cacciano ognuno per proprio conto.
Le femmine hanno atteggiamenti di dominanza rispetto ai maschi.  È pratica diffusa - secondo Wikipedia- fra le popolazioni dello Sri Lanka catturare questi animali (che si chiamano anche bradipi di Ceylon) per estrarre le loro lacrime o i loro occhi, per farne filtri d'amore. A questo fine, spesso i poveri animali vengono arrostiti vivi fino a quando i loro occhi bruciano. (Aspettiamo conferme o smentite da qualche cittadino dello Sri Lanka!!)
[2] La Zoological Society of London, in base a criteri di unicità evolutiva e di esiguità della popolazione, considera il  Loris Tardigradus una delle 100 specie di mammiferi a maggiore rischio di estinzione. Secondo l'ultima stima, ne esisterebbero meno di 60 esemplari, e l'ultimo avvistamento risale al luglio 2010.