venerdì 12 ottobre 2012

CHI E' EMILIO SMUNTI? un' inedita intervista al Nostro.



·         Continua la pubblicazione di Manipolo di  Emilio Smunti.Mancano tre puntate alla fine e qualcuno ha già espresso qualche curiosità sull’autore del testo, ma finora non ho saputo o potuto dir molto. 
Di Emilio ignoro l’età e l’aspetto, perché la nostra conoscenza è cominciata e continua a svilupparsi esclusivamente on-line. Grazie alle chat e alla e-mail possiamo comunicare su tutto e scambiare i nostri punti di vista spesso antitetici. Ma la passione ossessiva di cui tutti e due soffriamo nei confronti della scrittura accomuna la gestione del nostro tempo, pur non condividendo forse gli stessi spazi.
 Emilio è stato uno dei primi e più fedeli follower di questo blog. Quella che segue è stata la nostra più recente conversazione/ intervista. Rigorosamente on-line.

·       GOGO:- Buongiorno, Emilio. Vorrei chiederti qualcosa su te stesso e "Manipolo".Posso?
·        EM:- Ok! Stasera posso rimanere collegato senza problemi di tempo.
      GOGO:- Intanto perché tanto mistero? Chi sei? Perché non mi hai mai permesso di chattare con te con la webcam in funzione?
EM: -Bè, ciò che posso dire è che non si tratta di un mistero orchestrato, magari elaborato, per qualche fine, a tavolino: no; semplicemente, odio la mia faccia. Non la sopporto, odio doverla trascinare con me nel mondo empirico e non ho alcuna voglia di lasciarla entrare a far parte anche del mondo parallelo dell’on the net; preferisco esprimermi con altri mezzi.
·       GOGO: -  Puoi darci qualche info di massima su di te e i tuoi interessi? Per esempio, se vivi nella nostra città?
EM: -Vivo nella Cittadona, chiaro, e ci sono anche nato. Di Roma amo l’aspetto retrogrado e paludoso, piacevolmente stagnante nel passato. Mi piace frequentarne gli angoli più oscuri e torbidi, le piccole Babilonie urbane disseminate spesso non troppo fuori le mura. Prediligo fabbriche dismesse e terreni fangosi, anche se per certe cose –lo ammetto- non ho più l’età. Della città apprezzo anche il giro nutrito delle biblioteche gratuite: ce ne sono ovunque, a ben guardare, e puoi tornartene a casa con quattro volumi alla volta, così da poter alimentare con metodo, a ritmo sostenuto, il mio amato registro –ormai biblico- dei libri letti. Nelle biblioteche però non sosto mai, non mi conosce nessuno.
GOGO:- Manipolo è stato il tuo primo lavoro in prosa?
-         EM:- Tutt’altro: è il penultimo.
        GOGO:- Quali sono state le motivazioni contingenti alla base del tuo racconto?
      EM: -Motivazioni razionali poche. Rabbia spasmodica per certi fenomeni del mondo contemporaneo, piuttosto. Sai, di quei sentori a pelle, d’indignatio cutanea.
     GOGO:- Manipolo sembra avere il sapore e il ritmo di una storia apocalittica, con atmosfere cupe da fine del mondo alla “Blade Runner” , ambientata in claustrofobici spazi metropolitani, spesso marginali, e popolata da figure e figuri disumanizzati o post-umani... In che modo gli obiettivi del manipolo del racconto si avvicinano ai recenti attentati talebani ai negozi di parrucchieri in alcune aree del mondo di stretta osservanza islamica?
-         EM:- Ringrazio per la sintesi descrittiva: è proprio il genere di atmosfera che intendevo mettere in campo. Ad ogni modo…sì, ho saputo di tali particolari manifestazioni di resistenza anti-occidentale (verificatisi dopo la stesura del mio racconto) e ne sono rimasto –strano ammetterlo- piacevolmente colpito. Ma al di là della pura estrinsecazione gestuale –questa sì, coincidente- si tratta di fenomeni radicalmente diversi. Per gli integralisti musulmani si tratta di atti simbolici, da collocarsi in un più ampio attacco trasversale –politico!- ad un mondo esterno che sta inghiottendo e inglobando ormai da decenni il loro, di mondo. Nella realtà da collasso d’Impero dei protagonisti di “Manipolo” la politica non esiste, ogni ideologia è sepolta da ere e non vive che rabbia sanguigna nei confronti di un mondo –il proprio, stavolta- che ha deluso, e sopravvive soltanto ingannando. Gli atti violenti, poi, sono tutt’altro che simbolici: è anzi in quegli atti che può riemergere quella sostanza –quel senso- di cui la realtà contemporanea difetta.
      GOGO: - So attraverso i nostri precedenti scambi che presti una grande attenzione alle scelte linguistiche. Alcune parole in Manipolo, infatti,  sembrano particolarmente ‘sensuali’, voglio dire appetibili dai sensi, cioè hanno una bella forma, sembrano aver un odore e una consistenza particolare; sembra quasi che tu ce le voglia far gustare. Tutto questo, però, non rallenta la lettura del testo. Il lettore è voracemente preso dal ritmo della narrazione, come se quella scelta di parole provocasse in lui un’ansia bulimica. Cosa ne pensi?
EM: -Vero, la lingua è forse il mio principale dominio d’impegno. Le parole le seleziono con cura, e il principio di selezione –ci sei vicina- è quello del piacere: piacere fonetico (pratico l’allitterazione,  benché l’espressivismo sia ampiamente passato di moda). Il mio di piacere, però. Ai lettori non penso mai.
GOGO:-  Parlaci, per favore, del linguaggio usato dalla voce narrante. E’ una prima persona generazionale?
EM: -Devo ammettere che il quesito non mi è chiaro. Se si tratta di definire se il linguaggio della protagonista sia mimeticamente modellato su quello dell’attuale generazione definibile ‘giovane’, la risposta è in parte sì. Se si tratta di definire se tale linguaggio è modellato su un’attuale generazione ‘giovane’ identificabile con la mia generazione –e questa è un abile mossa per carpirmi di bocca la mia fascia d’età- la risposta è  sì (ma considerate che la iuventus è lunga). L’abuso di incisi –notabile anche qui- è solo mio, però.
GOGO: - Come sono nati i personaggi di Mana e Gustav? In queste prime puntate, compaiono personaggi giovani, ma di età imprecisata, e vecchi, più o meno saggi, di 60 anni. E’ questa un’età barriera per te?
-          EM:- I personaggi di Mana e Gustav sono inventati di sana pianta, ma simili a decine di giovani, giovinotti e meno-giovani che ho e ho avuto modo di incrociare di sguincio negli angoli cupi del Cittadone. Hanno un’età imprecisata, è vero, perché in questi ambienti liminali la gioventù ha una durata incredibile, a volte eterna (vale anche per la domanda precedente). La saggia Mesiota ha 60 anni, è vero…è semplicemente il tetto massimo per l’età genitoriale dei Mana-Gustav; dopo c’è l’ignoto.
      GOGO:- Per quali lettori hai scritto?
EM: -Ripeto: ai lettori non penso mai.
GOGO:- Ci darai il permesso di pubblicare le ultime tre puntate del tuo Manipolo?
-       EM:- Certamente! E ti ringrazio ancora. (E spero di avere molti nuovi adepti nel Manipolo; che è roba inventata se ci limitiamo al passato, ma del tutto reale se ci spingiamo al futuro: esisterà).
     GOGO:- Mi fai un po' paura...Comunque, grazie Emilio! grazie del tuo tempo e delle tue parole!

Queste le mie domande. Avete qualche altra curiosità o quesito da porre al Nostro? Magari delle richieste di chiarimenti sul racconto?
      Scrivetele in area commenti o indirizzatele a Gogo all’indirizzo di posta elettronica isabnic@gmail.com  , sarò felice di mettervi in contatto con Emilio o di comunicarvi le sue risposte.
      (isabnic 2012)