Gli ingredienti non sono male: ‘storia di integrazione e di
conflitti domestici tra il Massachusetts e Londra, il mito del successo e il
demone del fallimento’, egoismi e ricerca di felicità di un fratello e di una
sorella bengalesi. Ma la storia procede in modo un po’ legnoso, e il finale è
come un palloncino che sfugge a zig-zag per il cielo. Ti fa rabbia e non ti
rimane nulla. La narrazione è rigida e trattenuta. Fredda come chi ha paura di
sbagliare le nuove regole.
La vita -è il solo modo
per coprirsi di foglie,
prendere fiato sulla sabbia,
sollevarsi sulle ali;
essere un cane,
o carezzarlo sul suo pelo caldo;
distinguere il dolore
da tutto ciò che dolore non è;
star dentro gli eventi,
dileguarsi nelle vedute,
cercare il più piccolo errore.
un'occasione eccezionale
per ricordare per un attimo
di che si è parlato
a luce spenta;
e almeno per una volta
inciampare in una pietra,
bagnarsi in qualche pioggia,
perdere le chiavi tra l'erba;
e seguire con gli occhi una scintilla nel vento;
e persistere nel non sapere
qualcosa d'importante.
( da Wistawa Szymborska, La gioia di scrivere, Adelphi 2009)
All'Opificio di Via dei Magazzini Generali la mostra " Il Tempo danzato" con le foto di Piero Tauro.
Bellissime immagini delle esperienze più significative dei grandi danzatori contemporanei o di performers lungo le pareti all'ingresso, al piano inferiore e in una lunga sala dell'Opificio.Luci taglienti, o avvolgenti su corpi che sembrano narrare storie, ritrarsi nel silenzio, congelare attimi, comprimere forze misteriose, scambiarsi distanze o intersecarsi. Danza italiana di ricerca, i grandi americani, Akram Khan e gli altri meticci. In una saletta nascosta, poi, una cappella votiva dedicata alla Madonna Marina Abramovic, nuda e divina nella grande foto in b/n, con due Santi ai lati, Jan Fabre e William Forsythe.
Sabato 14 gennaio 2012
Galleria Wunderkammern via Serbelloni
Roma
Chiusura della mostra BACK TO THE FUTURE, con le opere di Tomaso Binga e Guglielmo Achille Cavellini, e tavola rotonda con critici letterari e artistici.
Ho fatto anche un filmato con il cellulare e ho registrato Tomaso Binga mentre recitava-declamava- diceva un paio di sue poesie.
Peccato! non riesco a scaricarlo. E'-pare-un file GP.
Boh? Come si fa?
Alle sei del pomeriggio d'inverno diventano quasi un' urgenza quelle uscite senza meta che mi vengono
proposte senza impegno - e che di solito accetto subito, pur concordando qualche
minuto di perdita di tempo. Durante l'ultima, sono capitata al vernissage
del più conosciuto artista del mondo nella galleria più internazionale
della mia città.WOW!! It
sounds great!!!
Capitata per caso... In realtà,
volevo proprio vedere quella mostra, ma -honestly- pensavo che fosse stata
inaugurata già da un po' di tempo! Tanta gente e gran brusio all'esterno.
-Oddio! E' il vernissage! ci faranno entrare?-
Peccato, ero uscita con il mio solito
triste piumino nero e i capelli, lavati maldestramente la sera prima, per
l'umidità si erano gonfiati modello-pagliaio.E l'età non aiuta più. Ma
tant'è.
Molta gente all'ingresso davanti alle
graziose e gentili hostess che distribuivano comunicati stampa e presentazioni
in italiano e in inglese.In fondo alle scale dell'elegante galleria colonnata,
alcuni volgari, ma gentili anche loro, omoni in nero, aitanti buttafuori con sorrisi a tutto-dente che bloccavano decisi ogni tentativo di ripresa-video o fotografica. Sembravano i
guardaspalla di qualche politico molto telegenico, e non ci giurerei che non
avessero un paio di occhiali neri a specchio e avvolgenti per riparare gli occhi dalla forte
illuminazione.
Finalmente saliamo. Il grande spazio al
piano superiore era strapieno di gente.Non particolarmente eleganti, ma tanti,
giovani, vecchi e perfino bambini. I più fortunati erano in coppia; potevano
così sciogliere l'imbarazzo di non sapere cosa guardare e cosa dire
scambiandosi sorrisi, o tenendosi per mano. Qualche signora solitaria si
soffermava davanti ad ogni opera e, scorrendo diligentemente il foglietto della
presentazione, cercava il titolo, la data e il nome dei cortesi collezionisti, o
di qualche galleria, proprietari del quadro.
Il fatto è che quei quadri di diverse
dimensioni erano variazioni cromatiche di serie di ordinati pois (più o meno
grandi ma uguali all'interno della stessa opera) e dopo un po' ( poco, però)
non si sapeva proprio che fare. Noi, grazie a una brillante intuizione del mio
accompagnatore- più abituato di me al modo dell'Arte- abbiamo tentato anche di
contarli per trovarne il ritmo segreto, ma al terzo tentativo abbiamo capito che
non c'era regola dietro a quel profluvio di palle e palline colorate. Blù,
rosse, verdi, viola le mille palle blù, rosse, viola...
Allora ci siamo guardati intorno e abbiamo
capito. Abbiamo capito quanto Lui si deve essere divertito, quanto il grande
Artista deve aver sghignazzato a vederci o a immaginarci lì.