mercoledì 23 gennaio 2013

ARTISTI IN STAZIONE/ Latina Scalo (a un'ora da Roma!)



di isabnic Se una sera d'inverno un viaggiatore scendesse alla Stazione Ferroviaria di Latina, potrebbe vedere, alzando gli occhi, lunghe tettoie di graniglia e frammenti di vetro che rifrangono la luce elettrica puntata addosso, cancellando il cielo. I marmi e le linee razionaliste della  Stazione di Latina-ex Littoria di Angiolo Mazzoni (1894-1979), l'architetto-ingegnere razional-futurista delle Poste e delle Stazioni, potrebbero accoglierlo severi, tra annunci, stridii di freni e chiusure di porte. Stranieri incerti sulla direzione dei due binari lo fermerebbero per chiedere conferme, giovani coppie allacciate in abbracci da cartolina si offrirebbero al suo sguardo strafottenti.  Non c'è fretta, magari fa freddo. Allora potrebbe entrare nel bar e vi troverebbe affettuosi cappuccini caldi e l'invito marziano delle tante macchinette di video giochi scintillanti timorose delle vetrate quadrettate d'annata. Ma è davanti alla fermata dei taxi, sul piazzale deturpato di questo piccolo gioiello architettonico che troverebbe la vecchia Sala per l'accoglienza delle Autorità restaurata e aperta a nuovi progetti. Gliene parlerebbero con amore, con rispetto del luogo e del suo valore, con  competenza e determinazione gli addetti dell'associazione DLF 2.0 . Di sicuro quel viaggiatore noterebbe quei marmi preziosi delle pareti, le lampade a soffitto di alluminio e vetro, il calorifero in marmo  ferito da un inefficace radiatore in metallo appiccicatogli addosso da un qualche incompetente freddoloso in tempi più recenti. Nessun gerarca con signora perlata e impellicciata al seguito e in attesa del convoglio riservato per Roma o per Napoli, ma persone raccolte intorno alla bella istallazione site specific dell'artista-architetto Massimo Palumbo (almeno fino al 10 febbraio):  un atto d'amore verso l'architettura e verso il vecchio architetto Mazzoni, di cui si può anche leggere una lettera piena di riflessioni sullo stato dell'arte alla fine degli anni Settanta, insieme alle immagini di un filmato che documenta la mostra a lui dedicata qualche anno dopo.