giovedì 28 maggio 2015
lunedì 11 maggio 2015
SANTI, BALORDI E POVERI CRISTI di nuovo in scena
| |||||||||
| |||||||||
|
martedì 5 maggio 2015
FIRMATE LA PETIZIONE! CONTRO L'AMIANTO, la fibra che uccide.
| |||||||||||
mercoledì 22 aprile 2015
"326 poesie dal mondo per una storia d'amore" di M.G. Bruni e I.Nicchiarelli
Maria Gabriella Bruni e Isabella Nicchiarelli
326 poesie dal mondo per una storia d'amore
su www.onyxebook.com/store Euro 3,00
martedì 21 aprile 2015
SALAMBO' di G.Flaubert o la Storia immaginata
![]() |
SALAMBO’(1863) di G. Flaubert
A proposito di discorso narrativo, durante uno degli incontri di scrittura
creativa, Fausto Venturoli ci ricordava l’importanza di alcune strategie usate dagli autori, quali scegliere il registro o la tonalità, o anche optare
per un adeguamento lessicale (purché non esagerato e eccessivamente falso). Per esempio, quali strategie ha usato Flaubert sul piano del discorso per Madame Bovary e quali per Salambò? Sicuramente una scelta di
registri diversi. Nell’ opera in cui doveva narrare di gente di provincia,
persone ordinarie, la lingua scelta fu
per l’appunto una lingua semplice, ordinaria; nell’altra, invece, dove la
narrazione utilizzava testi storici, cronache antiche e opere classiche, ed era piena di riferimenti a miti, religioni
del passato e rituali, l’Autore scelse di usare una lingua ricca e colorata,
con una puntigliosa nomenclatura di pietre preziose, armi, profumi, vesti. Una
lingua, dunque, evocativa di un ambiente che si deve creare perché lontano
dall’esperienza diretta del lettore, non il quotidiano di una storia
contemporanea.
Nel rileggere Salambò, ho
trovato la potenza, quasi incantatoria, della lista e la grandiosità di sapore
classico nel racconto delle battaglie e degli scontri. Non sono riuscita a
riconoscere - ho letto il testo naturalmente in traduzione- una delle caratteristiche
stilistiche di Flaubert segnalata da Fausto, ovvero il suo particolare uso
dell’imperfetto per raccontare un’azione che si svolge sotto i nostri occhi o
per sottolineare particolari momenti psicologici dei personaggi.
Pare che lo stesso Flaubert,
stanco della volgarità della Bovary e dei costumi borghesi del suo tempo che la
signora rappresentava, confidò a un’amica di voler cominciare un’opera
completamente diversa e probabilmente votata all’insuccesso, ma importante per
lui. In realtà Salambò fu un gran
successo sia di estimatori che di denigratori. Nell’introduzione alla edizione
digitale BUR (2013), Carlo Bo ipotizza che il cambio di registro fosse un
desiderio dell’Autore già ai tempi della faticosa composizione della Bovary, il desiderio cioè di lavorare
sul lontanissimo passato con la possibilità di poterlo reinventare. Lunghe e
puntigliose furono le ricerche sull’argomento, le verifiche e le riscritture. C’era
parecchio da manipolare poiché le fonti erano piuttosto limitate e si trovò a
colmare i vuoti della Storia integrando per induzione e ricordi personali e
sensazioni (soggiorno a Tunisi e escursione alle rovine di Cartagine), o aggiungendo informazioni di archeologia,
storia e filosofia. Un’enorme attenzione al particolare a discapito della
psicologia dei personaggi. Una storia quasi senza personaggi, in realtà, e senza
vero dramma interiore. Piuttosto un gusto per il particolare, la decorazione,
l’uso abile di luci e sonorità che tanto piacerà ai simbolisti. Un racconto
fantastico e visionario, un accumulo di informazioni pieni di suggestione, incurante della verosimiglianza e della
verità storica, e che conquisterà per questo anche i surrealisti. I personaggi
rimangono come specchi che riflettono e rifrangono gli oggetti di arredo, i
colori, i costumi, le armi, gli animali, gli strumenti di guerra e di culto
religioso, in un mondo di stoffe, gioielli, profumi, pettinature, calzari,
unguenti, frutti, vini, etc etc. Sono simulacri, zombi meravigliosamente fatti
rivivere per il tempo del racconto, che subiscono sentimenti e passioni quasi
fossero di altri. Tutto è violento, esagerato, ciò che davvero interessa
Flaubert è lo stravolgimento della realtà, far lavorare senza freno la sua
immaginazione amplificando mostruosamente le informazioni, rendendo la realtà
soprattutto spettacolare: come dimenticare il banchetto dei barbari all’inizio
del romanzo e la prima apparizione di Salambò, la vergine- sacerdotessa; oppure,
il mercenario Mathos che ruba il velo-nuvola della dea dopo un rocambolesco
arrivo a Cartagine attraverso l’acquedotto – quasi un bagno purificatore blasfemo-
e ne vorrebbe fare dono a Salambò languidamente
addormentata tra sete e cuscini nella sua camera fiabesca, quasi come quella
della Morte di Sardanapalo di Delacroix
(sia pure meno affollata) . Ma le citazioni potrebbero continuare ancora a
lungo. Sono così poderose le immagini che per parecchio tempo, dopo aver finito
la lettura, rimangono in testa urla, clamori e cozzi di metalli, l’odore acre
dei roghi e dei sacrifici a Moloch insieme ai profumi e agli incensi delle
stanze, lo sfavillio di cupole di bronzo e collari di diamanti, etc etc.
![]() |
olio su tela, Musée du Louvre di Parigi. |
Flaubert avrebbe voluto
ricostruire la storia di un mondo perduto, invece ne ha ricreato un’ altro,
assolutamente nuovo nel suo essere mai esistito. Ha raccontato l’ignoto, ha
preferito alla realtà la capacità creativa della parola, giungendo alla calma
appagante e forte della poesia che non ha bisogno di essere credibile.
(isabnic2015)
![]() |
Salambò con Matho, Ti
amo! ti amo
Grand
Palais (Musée d'Orsay) Parigi(1895) di Théodore Rivière in bronzo, avorio, oro e turchesi |
sabato 18 aprile 2015
RAMIRO OVIEDO E LA TERRA-DONNA A CUI NON SI PUO’ FAR MALE di isabnic2015
RAMIRO
OVIEDO E LA TERRA-DONNA A CUI NON SI PUO’ FAR MALE
La tierra es mujer, a veces
[...]
Para
que diga sí.
Hay
que amarla. y mucho
Y cada vez más
Sin que nada en ella se consuma.
Y cada vez más
Sin que nada en ella se consuma.
La
terra è donna, a volte
[…]
Perché
dica sì,
devi
amarla e molto
e
ogni volta di più
senza
che nulla si rovini in lei.
Questi versi di Ramiro
Oviedo sono tratti da “Los poemas del Coronel Buendìa”(2007). La raccolta è un esplicito omaggio a Garcìa Màrquez e alla
sua narrazione della miseria umana, alla sua capacità di rendere universale la
vita di una piccola porzione di mondo, mentre critica il potere e racconta
l’amore e la morte. La raccolta di Oviedo è un misto di poesia, narrazione e cronaca. Le sue poesie sono chiaramente
ispirate al personaggio di Aureliano Buendìa di “Cento anni di Solitudine”, l’eroe
delle 32 sconfitte che sceglie la lotta rivoluzionaria dopo esser stato
testimone di una frode elettorale. Sono proprio queste sconfitte che hanno
sedotto il poeta ecuadoriano che le vuole ricordare attraverso le sue 33 poesie. Talvolta falsando
il testo d’ispirazione, per pura simpatia nei confronti del Colonnello Buendìa,
eterno perdente, per il quale questo libro di poesie diventa l’ unica possibile
vittoria.
Ramiro Oviedo è nato nel 1952, a Chambo, in Ecuador. Ha dapprima vissuto e lavorato a Quito, “un mago en travestì/[…]/ città Miss Mondo/ turista di sé stessa”, per poi trasferirsi in Francia dove vive dal 1987. È professore di Letteratura Ispano-Americana presso l’Université du Litoral, a Boulogne Sur Mer, e alterna la scrittura di poesie all’organizzazione di conferenze e incontri di scrittori ispanofoni e francofoni. Ha pubblicato molte raccolte di poesie e racconti, tra cui Serpencicleta (1995); Esquitofrenia (2000); Escanner (2005).
In francese: Hiéroglyphe (1997); Semaine Sainte (1998); Fanesca (1999); La nature se méfie de la vitesse
(2001); Les poèmes du Colonel (2002),
Premio Trouvères 2002 e Claude Sernet 2004, pubblicato
da CCE ( Quito), con il titolo di « Los
poemas del coronel Buendía » (2007). Alcune sue opere appaiono
nell’antologia virtuale degli scrittori ispano-americani nel sito
www.palabra
virtual.com
In un incontro a Madrid, nella Casa de America nel 2009,
insieme ad altri scrittori migranti si
era a lungo parlato di quanto ciascuno di loro era ancora ossessionato dai
fantasmi del passato e dalla difficoltà
di prender coscienza dei propri sentimenti contraddittori rispetto al
proprio paese d’origine. Ramiro Oviedo parlò, allora, dell’amore-odio legato
all’atto dell’andarsene. Il suo punto di riferimento, Quito, diventa in Esquitofrenia 1 “… un’imperfetta
geometria/con i debiti pendenti./Passa un taxi contromano/ con l’autista
ubriaco fino al midollo/[…]”.
Con ironia, Oviedo
guarda con distacco l’ Apocalisse del mondo
come se fosse “ un incontro heavy
metal, un Woodstock 2008, made in China, pieno di carne gotica”. L’occhio che
diventa parola scruta il mondo, ne elenca i mali, coglie le perversioni del
capitale nel rapporto tra la natura e la cultura. In Gli effetti della Borsa sulla
poesia, da “ Frammenti di Maleta de Mano”, il
poeta dichiara:
Non
ho niente in Borsa né alla Banca Centrale
[…]
Quando
non si hanno azioni in Borsa né
Nella Banca di Londra
Non
si ha voce né voto nel rialzo del dollaro
E
si è più portati al ribasso del testosterone.
[…]
mai mi
interessò sapere a quanto stava il dollaro
né il barile
di petrolio.
Ho preferito
fermarmi a contemplare un bel culo
La scheggia
delle stelle in frantumi
[…]
(isabnic2015)
BUCK, TS ELIOT AND THEIR CATS, per una letteratura felina :-)
https://www.youtube.com/watch?v=bwjZ-kayIDI
The Naming of Cats
.
The Naming of Cats is a difficult matter,
It isn’t just one of your holiday games;
You may think at first I’m as mad as a hatter
When I tell you, a cat must have THREE DIFFERENT NAMES.
First of all, there’s the name that the family use daily,
Such as Peter, Augustus, Alonzo or James,
Such as Victor or Jonathan, George or Bill Bailey -
All of them sensible everyday names.
There are fancier names if you think they sound sweeter,
Some for the gentlemen, some for the dames:
Such as Plato, Admetus, Electra, Demeter -
But all of them sensible everyday names.
But I tell you, a cat needs a name that’s particular,
A name that’s peculiar, and more dignified,
Else how can he keep his tail perpendicular,
Or spread out his whiskers, or cherish his pride?
Of names of this kind, I can give you a quorum,
Such as Munkustrap, Quaxo, or Coricopat,
Such as Bombalurina, or else Jellylorum -
Names that never belong to more than one cat.
But above and beyond there’s still one name left over,
And that is the name that you never will guess;
The name that no human research can discover -
But THE CAT HIMSELF KNOWS, and will never confess.
When you notice a cat in profound meditation,
The reason, I tell you, is always the same:
His mind is engaged in a rapt contemplation
Of the thought, of the thought, of the thought of his name:
His ineffable effable
Effanineffable
Deep and inscrutable singular Name.
You may think at first I’m as mad as a hatter
When I tell you, a cat must have THREE DIFFERENT NAMES.
First of all, there’s the name that the family use daily,
Such as Peter, Augustus, Alonzo or James,
Such as Victor or Jonathan, George or Bill Bailey -
All of them sensible everyday names.
There are fancier names if you think they sound sweeter,
Some for the gentlemen, some for the dames:
Such as Plato, Admetus, Electra, Demeter -
But all of them sensible everyday names.
But I tell you, a cat needs a name that’s particular,
A name that’s peculiar, and more dignified,
Else how can he keep his tail perpendicular,
Or spread out his whiskers, or cherish his pride?
Of names of this kind, I can give you a quorum,
Such as Munkustrap, Quaxo, or Coricopat,
Such as Bombalurina, or else Jellylorum -
Names that never belong to more than one cat.
But above and beyond there’s still one name left over,
And that is the name that you never will guess;
The name that no human research can discover -
But THE CAT HIMSELF KNOWS, and will never confess.
When you notice a cat in profound meditation,
The reason, I tell you, is always the same:
His mind is engaged in a rapt contemplation
Of the thought, of the thought, of the thought of his name:
His ineffable effable
Effanineffable
Deep and inscrutable singular Name.
T.S. Eliot
(from “Old Possum’s Book of Practical Cats”)
Il nome dei gatti.
E’ una faccenda difficile mettere il nome ai gatti;
niente che abbia a che vedere, infatti,
con i soliti giochi di fine settimana.
Potete anche pensare a prima vista,
che io sia matto come un cappellaio,
eppure, a conti fatti,
vi assicuro che un gatto deve avere in lista,
TRE NOMI DIFFERENTI. Prima di tutto quello che in
famiglia
potrà essere usato quotidianamente,
un nome come Pietro, Augusto, o come
Alonzo, Clemente;
come Vittorio o Gionata, oppure Giorgio o Giacomo
Vaniglia -
tutti nomi sensati per ogni esigenza corrente.
Ma se pensate che abbiano un suono più ameno,
nomi più fantasiosi si possono consigliare:
qualcuno pertinente ai gentiluomini,
altri più adatti invece alle signore:
nomi come Platone o Admeto, Elettra o
Filodemo -
tutti nomi sensati a scopo familiare.
Ma io vi dico che un gatto ha bisogno di un nome
che sia particolare, e peculiare, più dignitoso;
come potrebbe, altrimenti, mantenere la coda
perpendicolare,
mettere in mostra i baffi o sentirsi orgoglioso?
Nomi di questo genere posso fornirvene un quorum,
nomi come Mustràppola, Tisquàss o Ciprincolta,
nome Babalurina o Mostradorum,
nomi che vanno bene soltanto a un gatto per volta.
Comunque gira e rigira manca ancora un nome:
quello che non potete nemmeno indovinare,
né la ricerca umana è in grado di scovare;
ma IL GATTO LO CONOSCE, anche se ma lo confessa.
Quando vedete un gatto in profonda meditazione,
la ragione, credetemi, è sempre la stessa:
ha la mente perduta in rapimento ed in contemplazione
del pensiero, del pensiero, del pensiero del suo nome:
del suo ineffabile effabile
effineffabile
profondo e inscrutabile unico NOME.
T.S. Eliot
(Traduzione di Roberto Sanesi)
(Traduzione di Roberto Sanesi)
—
Iscriviti a:
Post (Atom)






