lunedì 11 maggio 2015

SANTI, BALORDI E POVERI CRISTI di nuovo in scena

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PROSSIMI APPUNTAMENTI- ESTATE 2015- SANTI,BALORDI E POVERI CRISTI


IT FESTIVAL, SALA FARINI, FABBRICA DEL VAPORE, MILANO
15 MAGGIO 2015 ORE 21 E 23.


 APULIA FRINGE SELEZIONE UFFICIALE 1^ EDIZIONE- 18/24 MAGGIO, ANDRIA

PERSEPOLIS- libri e caffè
Via G. Bovio, 81
LUNEDI 18 : ORE 21
MARTEDI 19: ORE 22.30
MERCOLEDI 20: ORE 19.30
GIOVEDI 21: ORE 21
VENERDI 22: ORE 22.30
SABATO 23:ORE 19.30

INGRESSO 8 EURO.

ROMA FRINGE SELEZIONE UFFICIALE 9-11-12 GIUGNO, ROMA

PALCO A , CASTEL SANT'ANGELO
9 GIUGNO ORE 22
11 GIUGNO ORE 20,30
12 GIUGNO ORE 23,30

INGRESSO 5 EURO.

OVUNQUE SIATE, VENITE, OVUNQUE NON SIATE, MANDATECI I PARENTI E GLI AMICI. CONSIGLIATE I VOSTRI CONOSCENTI, SAN PIETRO VE NE RENDERA' CONTO A TEMPO DOVUTO.

SANTE SEMPRE
VOSTRE



 
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martedì 5 maggio 2015

FIRMATE LA PETIZIONE! CONTRO L'AMIANTO, la fibra che uccide.

L'Italia è primo consumatore di amianto in Europa, secondo produttore dopo l'URSS. Chiedi trasparenza su dati, processi di controllo ambientale, sanitario e di smaltimento per i 30 milioni di tonnellate di amianto.

 
CONTRO LA FIBRA CHE UCCIDE


Quel lavoro in banca Angelo Manzoni lo aveva desiderato per tanto tempo. Non lontano da casa, in uno dei luoghi più belli d'Italia, affacciato sul lungolago di Lecco.
Eppure è proprio lì che Angelo, tenore dilettante, ha respirato la polvere che lo ha fatto ammalare di mesotelioma, il tumore maligno che colpisce chi inala le micidiali fibre d'amianto. Senza saperlo è stato esposto per anni, nel suo quotidiano giro di ronda da custode tra la soffitta e i sotterranei della centralissima Banca Popolare di Lecco. A provarlo un'ispezione dell'Asl, intervenuta solo dieci anni dopo la chiusura della banca per la denuncia dei familiari: ha rivelato come l'amianto in matrice friabile fosse onnipresente in quei locali. Angelo non potrà leggerla perché è scomparso il 20 gennaio, ma questa petizione è dedicata a lui e alle decine di migliaia di italiani che, a loro insaputa, sono esposti alla fibra killer e pagano carissimo questa forzata ignoranza.
Secondo l'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) ogni anno almeno 3000 italiani muoiono di mesotelioma pleurico e malattie asbesto-correlate, e più di mezzo milione di lavoratori dichiara di essere stato a contatto con la fibra. 
Il Ministero dell'ambiente, in collaborazione con Inail e Regioni, ha censito 38mila siti contaminati, di cui 35.521 ancora da bonificare. Mancano del tutto i dati della Calabria e quasi del tutto quelli siciliani, perché le due regioni si sono date un piano regionale amianto che ha permesso di avviare il censimento solo l'anno scorso. 
C'è bisogno di trasparenza sui dati e sui processi di controllo ambientale, sanitario e di smaltimento degli oltre 30 milioni di tonnellate di amianto nelle sue varie forme. 
Wired via Change.org

mercoledì 22 aprile 2015

"326 poesie dal mondo per una storia d'amore" di M.G. Bruni e I.Nicchiarelli



Maria Gabriella Bruni e Isabella Nicchiarelli

326 poesie dal mondo per una storia d'amore 
su  www.onyxebook.com/store Euro 3,00






martedì 21 aprile 2015

SALAMBO' di G.Flaubert o la Storia immaginata


SALAMBO’(1863) di  G. Flaubert


A proposito di discorso narrativo, durante uno degli incontri di scrittura creativa, Fausto Venturoli ci ricordava l’importanza di alcune strategie usate dagli autori, quali scegliere il registro o la tonalità, o anche optare per un adeguamento lessicale (purché non esagerato e eccessivamente falso). Per esempio, quali strategie ha usato Flaubert sul piano del discorso per Madame Bovary e quali per Salambò? Sicuramente una scelta di registri diversi. Nell’ opera in cui doveva narrare di gente di provincia, persone ordinarie,  la lingua scelta fu per l’appunto una lingua semplice, ordinaria; nell’altra, invece, dove la narrazione utilizzava testi storici, cronache antiche e opere classiche,  ed era piena di riferimenti a miti, religioni del passato e rituali, l’Autore scelse di usare una lingua ricca e colorata, con una puntigliosa nomenclatura di pietre preziose, armi, profumi, vesti. Una lingua, dunque, evocativa di un ambiente che si deve creare perché lontano dall’esperienza diretta del lettore, non il quotidiano di una storia contemporanea.
  Nel rileggere Salambò, ho trovato la potenza, quasi incantatoria, della lista e la grandiosità di sapore classico nel racconto delle battaglie e degli scontri. Non sono riuscita a riconoscere - ho letto il testo naturalmente in traduzione- una delle caratteristiche stilistiche di Flaubert segnalata da Fausto, ovvero il suo particolare uso dell’imperfetto per raccontare un’azione che si svolge sotto i nostri occhi o per sottolineare particolari momenti psicologici dei personaggi.
Pare che lo stesso Flaubert, stanco della volgarità della Bovary e dei costumi borghesi del suo tempo che la signora rappresentava, confidò a un’amica di voler cominciare un’opera completamente diversa e probabilmente votata all’insuccesso, ma importante per lui. In realtà Salambò fu un gran successo sia di estimatori che di denigratori. Nell’introduzione alla edizione digitale BUR (2013), Carlo Bo ipotizza che il cambio di registro fosse un desiderio dell’Autore già ai tempi della faticosa composizione della Bovary, il desiderio cioè di lavorare sul lontanissimo passato con la possibilità di poterlo reinventare. Lunghe e puntigliose furono le ricerche sull’argomento, le verifiche e le riscritture. C’era parecchio da manipolare poiché le fonti erano piuttosto limitate e si trovò a colmare i vuoti della Storia integrando per induzione e ricordi personali e sensazioni (soggiorno a Tunisi e escursione alle rovine di Cartagine),  o aggiungendo informazioni di archeologia, storia e filosofia. Un’enorme attenzione al particolare a discapito della psicologia dei personaggi. Una storia quasi senza personaggi, in realtà, e senza vero dramma interiore. Piuttosto un gusto per il particolare, la decorazione, l’uso abile di luci e sonorità che tanto piacerà ai simbolisti. Un racconto fantastico e visionario, un accumulo di informazioni pieni di suggestione,  incurante della verosimiglianza e della verità storica, e che conquisterà per questo anche i surrealisti. I personaggi rimangono come specchi che riflettono e rifrangono gli oggetti di arredo, i colori, i costumi, le armi, gli animali, gli strumenti di guerra e di culto religioso, in un mondo di stoffe, gioielli, profumi, pettinature, calzari, unguenti, frutti, vini, etc etc. Sono simulacri, zombi meravigliosamente fatti rivivere per il tempo del racconto, che subiscono sentimenti e passioni quasi fossero di altri. Tutto è violento, esagerato, ciò che davvero interessa Flaubert è lo stravolgimento della realtà, far lavorare senza freno la sua immaginazione amplificando mostruosamente le informazioni, rendendo la realtà soprattutto spettacolare: come dimenticare il banchetto dei barbari all’inizio del romanzo e la prima apparizione di Salambò, la vergine- sacerdotessa; oppure, il mercenario Mathos che ruba il velo-nuvola della dea dopo un rocambolesco arrivo a Cartagine attraverso l’acquedotto – quasi un bagno purificatore blasfemo-   e ne vorrebbe fare dono a Salambò languidamente addormentata tra sete e cuscini nella sua camera fiabesca, quasi come quella della Morte di Sardanapalo di Delacroix (sia pure meno affollata) . Ma le citazioni potrebbero continuare ancora a lungo. Sono così poderose le immagini che per parecchio tempo, dopo aver finito la lettura, rimangono in testa urla, clamori e cozzi di metalli, l’odore acre dei roghi e dei sacrifici a Moloch insieme ai profumi e agli incensi delle stanze, lo sfavillio di cupole di bronzo e collari di diamanti, etc etc.
La morte di Sardanapalo (1827) di Eugène Delacroix,
 olio su tela,  Musée du Louvre di Parigi.
Flaubert avrebbe voluto ricostruire la storia di un mondo perduto, invece ne ha ricreato un’ altro, assolutamente nuovo nel suo essere mai esistito. Ha raccontato l’ignoto, ha preferito alla realtà la capacità creativa della parola, giungendo alla calma appagante e forte della poesia che non ha bisogno di essere credibile.

(isabnic2015)




Salambò con Matho, Ti amo! ti amo
(1895) di Théodore Rivière
in bronzo, avorio, oro e turchesi
Grand Palais (Musée d'Orsay) Parigi





Gustave Flaubert, SALAMBO’, introduzione di Carlo Bo; traduzione di Ezio Fischetti; appendice e note a cura di Giovan Battista Angioletti. BUR, prima edizione digitale, 2013.

sabato 18 aprile 2015

RAMIRO OVIEDO E LA TERRA-DONNA A CUI NON SI PUO’ FAR MALE di isabnic2015

RAMIRO OVIEDO E LA TERRA-DONNA A CUI NON SI PUO’ FAR MALE

 La tierra es mujer, a veces
[...]
Para que diga 
Hay que amarla. y mucho
Y cada vez más
Sin que nada en ella se consuma.


La terra è donna, a volte
[…]
Perché dica sì,
devi amarla e molto
e ogni volta di più
senza che nulla si rovini in lei.


  
Questi versi di Ramiro Oviedo sono tratti da “Los poemas del Coronel Buendìa”(2007). La raccolta  è un esplicito omaggio a Garcìa Màrquez e alla sua narrazione della miseria umana, alla sua capacità di rendere universale la vita di una piccola porzione di mondo, mentre critica il potere e racconta l’amore e la morte. La raccolta di Oviedo è un misto di poesia, narrazione e  cronaca. Le sue poesie sono chiaramente ispirate al personaggio di Aureliano Buendìa di “Cento anni di Solitudine”, l’eroe delle 32 sconfitte che sceglie la lotta rivoluzionaria dopo esser stato testimone di una frode elettorale. Sono proprio queste sconfitte che hanno sedotto il poeta ecuadoriano che le vuole ricordare  attraverso le sue 33 poesie. Talvolta falsando il testo d’ispirazione, per pura simpatia nei confronti del Colonnello Buendìa, eterno perdente, per il quale questo libro di poesie diventa l’ unica possibile vittoria. 

Ramiro Oviedo
è nato nel 1952, a Chambo, in Ecuador. Ha dapprima vissuto e lavorato a Quito, “un mago en travestì/[…]/ città Miss Mondo/ turista di sé stessa”,  per poi trasferirsi in Francia dove vive dal 1987. È professore di Letteratura Ispano-Americana  presso l’Université du Litoral, a Boulogne Sur Mer, e alterna la scrittura di poesie all’organizzazione di conferenze e incontri di scrittori ispanofoni e francofoni. Ha pubblicato molte raccolte di poesie e racconti, tra cui Serpencicleta (1995); Esquitofrenia (2000); Escanner (2005).
In  francese: Hiéroglyphe (1997); Semaine Sainte (1998); Fanesca (1999); La nature se méfie de la vitesse (2001); Les poèmes du Colonel (2002), Premio  Trouvères 2002  e  Claude Sernet  2004, pubblicato da CCE ( Quito), con il titolo di « Los poemas del coronel Buendía » (2007). Alcune sue opere appaiono nell’antologia virtuale degli scrittori ispano-americani nel sito
 www.palabra virtual.com   

In un incontro a Madrid, nella Casa de America nel 2009, insieme ad altri scrittori migranti  si era a lungo parlato di quanto ciascuno di loro era ancora ossessionato dai fantasmi del passato e dalla difficoltà  di prender coscienza dei propri sentimenti contraddittori rispetto al proprio paese d’origine. Ramiro Oviedo parlò, allora, dell’amore-odio legato all’atto dell’andarsene. Il suo punto di riferimento, Quito, diventa in Esquitofrenia 1 “… un’imperfetta geometria/con i debiti pendenti./Passa un taxi contromano/ con l’autista ubriaco fino al midollo/[…]”.
Con ironia, Oviedo guarda con distacco l’ Apocalisse del mondo  come se fosse  “ un incontro heavy metal, un Woodstock 2008, made in China, pieno di carne gotica”. L’occhio che diventa parola scruta il mondo, ne elenca i mali, coglie le perversioni del capitale nel rapporto tra la natura e la cultura. In  Gli effetti della Borsa sulla poesia, da “ Frammenti di Maleta de Mano”, il poeta dichiara:

Non ho niente in Borsa né alla Banca Centrale
 […]
Quando non si hanno azioni in Borsa né
         Nella Banca di Londra
Non si ha voce né voto nel rialzo del dollaro
E si è più portati al ribasso del testosterone.
[…]
mai mi interessò sapere a quanto stava il dollaro
né il barile di petrolio.
Ho preferito fermarmi a contemplare un bel culo
La scheggia delle stelle in frantumi
[…]



(isabnic2015)

BUCK, TS ELIOT AND THEIR CATS, per una letteratura felina :-)

https://www.youtube.com/watch?v=bwjZ-kayIDI

 * didn't know Buck was so fond of cats!

** and now a Giant with strong feline understanding:


The Naming of Cats
.
The Naming of Cats is a difficult matter,
It isn’t just one of your holiday games;
You may think at first I’m as mad as a hatter
When I tell you, a cat must have THREE DIFFERENT NAMES.
First of all, there’s the name that the family use daily,
Such as Peter, Augustus, Alonzo or James,
Such as Victor or Jonathan, George or Bill Bailey -
All of them sensible everyday names.
There are fancier names if you think they sound sweeter,
Some for the gentlemen, some for the dames:
Such as Plato, Admetus, Electra, Demeter -
But all of them sensible everyday names.
But I tell you, a cat needs a name that’s particular,
A name that’s peculiar, and more dignified,
Else how can he keep his tail perpendicular,
Or spread out his whiskers, or cherish his pride?
Of names of this kind, I can give you a quorum,
Such as Munkustrap, Quaxo, or Coricopat,
Such as Bombalurina, or else Jellylorum -
Names that never belong to more than one cat.
But above and beyond there’s still one name left over,
And that is the name that you never will guess;
The name that no human research can discover -
But THE CAT HIMSELF KNOWS, and will never confess.
When you notice a cat in profound meditation,
The reason, I tell you, is always the same:
His mind is engaged in a rapt contemplation
Of the thought, of the thought, of the thought of his name:
His ineffable effable
Effanineffable
Deep and inscrutable singular Name.
T.S. Eliot

(from “Old Possum’s Book of Practical Cats”)

Il nome dei gatti.

E’ una faccenda difficile mettere il nome ai gatti;
niente che abbia a che vedere, infatti,
con i soliti giochi di fine settimana.
Potete anche pensare a prima vista,
che io sia matto come un cappellaio,
eppure, a conti fatti,
vi assicuro che un gatto deve avere in lista,
TRE NOMI DIFFERENTI. Prima di tutto quello che in
famiglia
potrà essere usato quotidianamente,
un nome come Pietro, Augusto, o come
Alonzo, Clemente;
come Vittorio o Gionata, oppure Giorgio o Giacomo
Vaniglia -
tutti nomi sensati per ogni esigenza corrente.
Ma se pensate che abbiano un suono più ameno,
nomi più fantasiosi si possono consigliare:
qualcuno pertinente ai gentiluomini,
altri più adatti invece alle signore:
nomi come Platone o Admeto, Elettra o
Filodemo -
tutti nomi sensati a scopo familiare.
Ma io vi dico che un gatto ha bisogno di un nome
che sia particolare, e peculiare, più dignitoso;
come potrebbe, altrimenti, mantenere la coda
perpendicolare,
mettere in mostra i baffi o sentirsi orgoglioso?
Nomi di questo genere posso fornirvene un quorum,
nomi come Mustràppola, Tisquàss o Ciprincolta,
nome Babalurina o Mostradorum,
nomi che vanno bene soltanto a un gatto per volta.
Comunque gira e rigira manca ancora un nome:
quello che non potete nemmeno indovinare,
né la ricerca umana è in grado di scovare;
ma IL GATTO LO CONOSCE, anche se ma lo confessa.
Quando vedete un gatto in profonda meditazione,
la ragione, credetemi, è sempre la stessa:
ha la mente perduta in rapimento ed in contemplazione
del pensiero, del pensiero, del pensiero del suo nome:
del suo ineffabile effabile
effineffabile
profondo e inscrutabile unico NOME.
T.S. Eliot
(Traduzione di Roberto Sanesi)