lunedì 25 novembre 2013

25 NOVEMBRE DA LEONESSE: una risata vi sommergerà!


25 NOVEMBRE

Nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne SE NON ORA QUANDO FACTORY ha organizzato una festa. Sì, proprio una festa.

Saranno con noi: 
LUNETTA SAVINO, VIRGINIA RAFFAELE, SABINA GUZZANTI, FRANCA VALERI, EMANUELA GRIMALDA, FRANCESCA REGGIANI, PILAR, LOOP LOONA, DIANA TEJERA, THE SESSION VOICES, LIDIA RAVERA, ASHAI LOMBARDO AROP, NADIA FUSINI, LOREDANA LIPPERINI  
...e tante altre artiste!
Per combattere la violenza servono tante cose, ma una è decisiva: che le donne, a tutte le età, non si sentano insignificanti, deboli, vittime. Che nutrano abbastanza fiducia in se stesse per avere il coraggio di sottrarsi a relazioni che potrebbero metterle in pericolo, e la forza di scegliere la vita che desiderano. Che la loro vita, la loro cultura e il loro immaginario siano pieni di storie di donne da cui prendere slancio, di Leonesse, di figure femminili su cui arrampicarsi allegramente per crescere nella stima di sé.Il 25 novembre vogliamo celebrare il coraggio delle donne, lo vogliamo testimoniare, il coraggio grande, quello che ha salvato il mondo tante volte, quello che anche dopo i grandi dolori, le grandi catastrofi della storia ha sempre ricominciato. Chi ricomincia la vita sono le donne. Noi vogliamo celebrare la loro forza con una festa, per ridere insieme, ballare e cantare. Abbiamo un grande bisogno di ridere. 

Al pianto delle donne il mondo è abituato, è assuefatto. 
Il pianto delle donne non cambia il mondo, ma il loro ridere può farlo
Il ridere delle donne sarà una sorpresa, sarà un terremoto, sarà il cambiamento.


Il 25 novembre dalle ore 21.30, Spazio Factory della Pelanda (Macro Testaccio) 



domenica 24 novembre 2013

25 NOVEMBRE CONTRO LA VIOLENZA a Roma


Scegliamo il ROSSO per protestare e impadroniamoci del 25 Novembre!
Ecco l'appuntamento per domani:

ROMA (PIAZZA DEL CAMPIDOGLIO)
25 novembre 2013
Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne
PIAZZA DEL CAMPIDOGLIO
dalle ore 17.00 alle ore 19.00
e
CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE
dalle ore 20.00
DONNE IN PIAZZA
La violenza ci costa...la vita
partecipano
Anarkikka, Assolei, Be Free, Casa Internazionale delle Donne di Roma, CGIL Roma e Lazio, Fondazione Pangea, Freedom for Birth Rome Action Group, Sciopero delle donne, Punto D, UDI La Goccia, UDI Monteverde, UDI Nazionale
e le studentesse e gli studenti dell'Istituto Tecnico Statale “V. D’ALESSANDRO” di Lagonegro (PZ)
Presenta e conduce Betta Cianchini,
con la collaborazione di Adriana Terzo e Barbara Romagnoli
In ogni angolo della piazza le associazioni saranno libere di esprimersi, fare allestimenti, organizzare le proprie manifestazioni, esporre striscioni, distribuire volantini e materiale informativo su servizi e sportelli.
I Guanti Rossi: a tutte le donne che vorranno partecipare chiediamo di indossare guanti rossi, e comunque una maglia o un foulard o un nastro rosso...
Le scarpe rosse della Cgil: saranno lasciate a terra scarpe rosse in memoria delle donne che quelle scarpe, purtroppo, non le indossano più.
Leghiamo le città di Punto D: le Trampoliere inizieranno a “legare la piazza” del Campidoglio con dei fili rossi, nell’ambito dell’iniziativa “Leghiamo le città”: un filo rosso continuo, simbolico, per intessere una rete sinergica tra la società civile, le operatrici e gli operatori, le istituzioni.
Un filo rosso di pensieri: chi vorrà, potrà attaccare sui fili rossi che legheranno la piazza, un biglietto con una propria riflessione, un messaggio, un nome, per dire la propria rabbia, per ricordare, per riflettere… quando con la voce non si riesce a farlo.
Poco prima delle 17.00, le Trampoliere inizieranno a legare la piazza del Campidoglio con fili rossi e il coro del circolo Bosio diretto da Sara Modigliani canterà “Se otto ore vi sembran poche…”, con distribuzione del testo in piazza per poter cantare tutte insieme. Dopo il coro, le studentesse e gli studenti della scuola di Lagonegro indosseranno una maschera bianca e un cartello al collo, sul quale è scritto il nome di ogni donna uccisa... Non sveliamo tutti i dettagli del pomeriggio del 25 novembre perché saranno oggetto di una conferenza stampa che si terrà a Roma la prossima settimana. Vi anticipiamo ancora che fino alle 19 ci saranno performance, lettura di testi, testimonianze, brevi flashmob teatrali, i disegni di Anarkikka a far da cornice. La serata proseguirà alla Casa internazionale delle donne.

martedì 19 novembre 2013

25 NOVEMBRE ROSSO CONTRO LA VIOLENZA



La catena delle Donne di Carta 

donne di carta
L’associazione Donne di carta, presente sul territorio nazionale in 15 città, aderisce allo Sciopero: nei 15 minuti le persone libro, ovunque essere saranno, diranno a catena, collegandoci da una città all’altra tramite skype, un testo a memoria che stiamo scegliendo insieme. A Nome di tutte le socie, la presidente, Sandra Giuliani.

Aderisco perché sia una battaglia di tutte e di tutti


Aderisco allo sciopero delle donne del prossimo 25 novembre perché questo gesto, individuale e collettivo al tempo stesso, rappresenta e restituisce al Paese il coraggio, la sofferenza, la dignità e la forza con cui le donne hanno contribuito, in maniera determinante, a tenere in piedi l’Italia.
Aderisco perché in questo gesto e in questa iniziativa c’è tutto il nostro rifiuto per la sottocultura che vorrebbe le donne subalterne in ogni ruolo della società.
Soprattutto, aderisco perché la lotta al femminicidio, divenuto ormai una vera e propria piaga sociale, diventi la lotta di tutte e di tutti, delle persone e delle istituzioni e dunque la lotta al femminicidio, e le leggi necessarie a punirlo, che ancora attendiamo, siano il denominatore comune da cui ripensare i rapporti fra esseri umani, i rapporti fra generi, i rapporti fra gli individui e la collettività, ponendo alla base di questa riflessione la valorizzazione delle differenze, di genere e nei generi, di religione, etnia e culturali, patrimoni di ricchezza ed occasione di evoluzione positiva del nostro Paese.
Maria Gemma Azuni – Vice presidente della Commissione delle Elette del Comune di Roma

**** il nuovo sito dove trovare il programma della giornata per Roma è:
**** IMPORTANTE! il nuovo indirizzo web è 

DIRITTI UMANI IN IRAN // Assemblea Generale ONU 18-19 Nov 2013



UN General Assembly #IranVote is Today!  
Show your support on Twitter and Facebook by reposting and retweeting United for Iran's messages on Monday, November 18th and Tuesday the 19th. Use the hashtag #IranVote.
As the United Nations General Assembly Third Committee prepares to vote on the resolution on the promotion and protection of human rights in Iran on November 19, 25 human rights organizations have joined together to urge member states to vote in favor of the resolution.
In a letter sent to UN member states, the organizations note that by passing the resolution, “the UN General Assembly will send a strong signal to the government and all Iranians that the world is invested in lasting human rights changes in their country.”
Some specific issues the letter highlights include the continued house arrest—now over 1,000 days—of three opposition leaders without charge or trial; the ongoing persecution of religious minorities; the exceptionally high rate of executions per capita, the highest in the world; and the deprivation of Iranians’ access to information and freedom of expression in the country.
Show your support on Twitter and Facebook by reposting and retweeting United for Iran's messages on Monday, November 18th and Tuesday the 19th. Use the hashtag #IranVote.

In part, the letter reads as follows:
We, the undersigned human rights and civil society organizations, write to urge your government to vote in favor of resolution A/C.3/68/L.57 on the promotion and protection of human rights in the Islamic Republic of Iran during the 68th session of the United Nations General Assembly, scheduled to take place this Tuesday, 19 November 2013.
This year provides a crucial opportunity to highlight ongoing human rights concerns identified by the international community and Iranian civil society. The new administration of President Hassan Rouhani has pledged to tackle a range of human rights issues in Iran, by eliminating discrimination against women and ethnic and religious minorities, and ensuring respect for the right to freedom of expression, among other measures. Despite these welcome signals, human rights abuses are deeply rooted in Iran’s laws and policies, many of which pose a serious barrier to the executive branch’s ability to push through much needed rights reforms. As a result, the human rights situation in Iran continues to be marked by routine violations of civil and political rights as well as economic, social, and cultural rights.


Forward to a Friend | Subscribe | Contact Us | Privacy Policy © 2013 United4Iran

sabato 16 novembre 2013

MISTERO BUFFO E ALTRE STORIE a Roma

Ci sono stata ieri sera e qualche pezzo l’avevo già sentito l’anno scorso durante la tournée a Roma dei giovani attori e delle giovani attrici del Teatro Scuola Paolo Grassi di Milano e della Civica Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe di Udine, reduci dal successo ottenuto al Festival d’Avignon Off 2012.  Successo replicato quest’anno con la loro rappresentazione per le strade della città provenzale. Bravi, davvero bravi a reinventare giocosamente alcune giullarate dell’irriverente e gioioso Mistero Buffo e altre storie di Dario Fò e Franca Rame. Lo spettacolo, nato originariamente con l'intento di dimostrare l'esistenza storica di un grande teatro popolare da opporre al teatro erudito e borghese,  offriva monologhi della tradizione popolare, tratti da giullarate e fabliaux del medioevo di tutta Europa. Ebbene, ancora oggi in un contesto storico-sociale completamente differente, noi spettatori siamo stati immediatamente afferrati attraverso “altre storie” diverse e attuali, proprio come accadde a chi vide Mistero Buffo in scena nei primi anni ’70. L’obiettivo della reinterpretazione, infatti, non è di copiarne la forma, ma piuttosto, secondo Dario Fò, di comprenderne i meccanismi per restituirne il senso. Rischiare, essere consapevoli, coinvolgere gioiosamente e saper improvvisare in mezzo al pubblico: questo l’obiettivo dei giovani attori. Perfettamente raggiunto. (gogo2013)

Mistero Buffo e altre storie, in scena dal 5 al 24 novembre al Teatro Due di Vicolo dei Due Macelli, Roma.


con la regia  di Michele Bottini e Claudio De Maglio, direttore dell’accademia udinese;  con il coordinamento artistico di Massimo Navone, direttore dell’accademia milanese  Paolo Grassi


venerdì 15 novembre 2013

MICHELE ARCANGELI, primo piano, primo portone a sinistra. (4)

. L'ultimo incontro con l'Amministratore


Gli incontri con Giacinti, però, anche se a distanza, da quella sera in cui l’avevo riconosciuto, parvero intensificarsi e cominciarono a sembrarmi per nulla casuali. Ricominciai a sentire nei suoi confronti lo stesso odio di un tempo, quasi un sapore acido di vendetta, un grumo scuro che mi premeva alle tempie. Quell’uomo che mi aveva  separato da un amico, indebolito la povera gamba sinistra per sempre, segnato dolorosamente un periodo del passato, ora avrebbe potuto cancellarmi anche il futuro. Lui conosceva il mio vero nome, sapeva della mia amicizia con Sandro, forse avrebbe potuto intuire dell’altro e denunciarmi. Mancavano solo pochi mesi e sarei potuto tornare da Marìa Concepciòn e da mio figlio. Fino ad allora avevo immaginato che nessuno avrebbe potuto sospettare nulla, che avrei potuto mettere a tacere per sempre tutti i fantasmi che continuavano ancora a tormentarmi. Avevo pensato a tutto, così che noi avremmo avuto di che vivere e allo stesso tempo avrei potuto aiutare, in forma anonima, anche il figlio di Sandro. Se solo… Desiderai profondamente la morte di Giacinti, la sua scomparsa definitiva dalla mia vita, così che, alla fine, decisi di recuperare e tener pronta la mia vecchia pistola. Quella Walther P38 che da tempo non avevo più impugnato e che, da quando mi ero trasferito lì, tenevo nascosta in balcone. Mi ero illuso da tempo che avrei potuto non toccarla più per tutto il resto della vita. Ma pareva che non potesse andare così.
  Era sicuramente un fine settimana di gennaio, dunque appena un paio di settimane prima che il cadavere di Giacinti sarebbe stato ritrovato vicino all’archivio. Ricordo che le piante in balcone erano ancora coperte dai teli di protezione, quando decisi di recuperare quel pacchetto di plastica, ingrigito e rinforzato dal nastro adesivo. La mia memoria dolorosa, il mio senso di colpa straziante. Potevo stringerlo ancora tra le mani. No, non si era disciolto e non era nemmeno defluito via con l’acqua di innaffiatura. Era ancora lì dove l’avevo nascosto, sotto strati di carta, stoffa e plastica sporca del terriccio, sotto il quale avevo sepolto anche i tuberi di tulipano, in attesa della loro fioritura primaverile. Risistemai velocemente il vaso e posai sul tavolo del soggiorno quel lugubre pacchetto per aprirlo. Lo stesso odore di terra, come allora. Sotto gli strati di copertura che da anni lo avvolgevano, riapparve quel fusto in acciaio brunito. Estate del ’77. Non portavo ancora questi occhiali falsi, mi chiamavo ancora Mauro Lenzi,  nome di battaglia “Angelo”. Prime ore dell’alba, luce incerta. Insieme ad altri tre, a volto scoperto e a bordo di un auto rubata, in quella strada ancora poco frequentata tra l’autostrada e il litorale, come avrei potuto mai dimenticare?
     La Walther P38 era arrivata alla fine dell’addestramento, quando io e Sandro, ormai “compagno Michele”,  ci ritrovammo, dopo anni in cui ci eravamo persi di vista, militanti in clandestinità nella stessa organizzazione e poi, infine, in un paio di azioni di autofinanziamento. Qualcosa andò male, però, l’ultima volta. Non ci doveva essere quella pattuglia di carabinieri in attesa, a quell’ora, a quell’incrocio. Io sarei diventato, sui giornali del giorno dopo, il famoso quarto uomo del commando, famoso perché non identificato, sfuggito alle forze dell’ordine; una sagoma bianca, senza nome e, dopo più di trent’anni, ancora latitante nel condominio di via Gianturco. Se Manlio Giacinti mi aveva davvero riconosciuto, come sospettavo ogni giorno di più, sarebbe stato facile per lui ricostruire tutto il resto, tenermi in pugno, denunciarmi, ma –devo confessare- non avrei mai immaginato di vedere così presto il suo corpo riverso a terra senza vita.
  Erano le sette e un quarto di quel mercoledì di metà febbraio quando capii che non avrebbe potuto più farmi male. Tra breve Franco, il portiere, ne avrebbe scoperto il cadavere. Maledetto! Proprio qui dovevo rincontrarti!   Presto - mi dissi- prima che arrivi qualcuno e forse in archivio non c’è nessuno. Devo salire in macchina e andarmene subito al lavoro, come sempre, come se nulla fosse successo.                
 Mi chiedo ancora come riuscii a guidare fino a lì. La pioggia leggera che avevo incontrato uscendo dal garage era diventata man mano che lasciavo la città uno scroscio insistente e senza speranza, che cancellava il mondo al di là del nastro d’asfalto che percorrevo e la linea bianca, al centro della carreggiata, a tratti scompariva in apnea, prima che il braccetto del tergicristalli riuscisse a compiere il proprio lavoro di pulitura. Anche i pensieri si accumulavano a ondate alternandosi a momenti di vuoto. Mi venne in mente che l’avevo incontrato la sera prima mentre stava parlando con l’avvocato del quarto piano. Sembrava che avessi interrotto una conversazione di una certa importanza e ancora una volta mi ero sentito addosso il suo sguardo, anche più determinato del solito, quasi che dicesse: - Adesso non ho tempo. La prossima volta penserò anche a te.-
Non poteva che finire così.[...]

(isabnic 2013)

mercoledì 6 novembre 2013

MICHELE ARCANGELI, primo piano, primo portone a sinistra (3) di isabnic

Riprende il racconto di Michele Arcangeli, condomino del primo piano del palazzo in Via Gianturco.

3 . Michele ricorda e ha paura               

 - Ciao! Buonasera! Come va? Mi scusi tanto… Ehm, Manlio, devo parlarti. Ti chiamo più tardi…
Il tono era forse meno cordiale dei modi e più pressante, ma non ci feci tanto caso allora. Il fatto è che quel nome, quel nome pronunciato da Pratesi, mi aveva colpito come una staffilata e aveva cancellato tutto il resto. Alla fine lo avevo recuperato nella mia memoria.
‘Manlio! Manlio Giacinti. Ora ci sono. Ecco, dunque. - Un lampo infinitesimale lacerò il velo che mi impediva di vedere, ma cercai in tutti i modi di tenerlo nascosto, mentre frammenti di pensieri, ansie e ricordi mi affollarono la mente. 
‘ Mi ha riconosciuto, ne sono sicuro. Ancora non ricorda il mio nome, ma tra un po’ ricorderà anche il tempo e il luogo dove ci siamo incontrati. Manlio Giacinti! Fetente! io sì, invece, che so chi sei. Anche sotto tutto questo profumo e vestiti di buon taglio sei sempre la solita merda. Fascio e non solo. Spia, che godevi a far male. Chissà anche adesso in che giri ti trovi. Ti toglierei con piacere quel sorrisetto da stronzo. Sempre lo stesso. Come ho fatto a non incontrarlo finora?
Approfittai del momento per allontanarmi, seguito subito dopo da Pratesi, che continuò, meno vigoroso del solito, su per le scale verso casa sua, dopo un laconico buona sera e finalmente rientrai a casa.
Come al  solito mi bastò un solo sguardo per controllare che tutto fosse a posto come l’avevo lasciato al mattino. Sì, la casa era quella di sempre, almeno quella degli ultimi due anni. Tutto era come al solito. Anche quella sera. Nel grande soggiorno studio, su cui si affacciava la porta per la camera da letto e il bagno,  c’era il  tavolo piuttosto grande, e sempre un po’ disordinato, davanti ai finestroni che davano sul lungo balcone, pieno di piante, che curavo personalmente, quasi un balsamo per i miei affanni. L’ angolo cottura, forse spartano, ma adatto alle mie esigenze, e con qualche piatto da lavare nell’acquaio, rimaneva in penombra al lato della finestra, mentre dall’altra parte del tavolo troneggiava il trespolo-gabbia di Guaco.
 - Hola, Guaco, mi compañero!- lo salutai e mi lasciai cadere su una delle due poltrone chiare, lì dietro, semplici nella loro intelaiatura in legno e poco abituate a ricevere ospiti. Erano sistemate davanti alla piccola libreria bianca, dove i pochi libri che continuavo a portarmi dietro nelle mie peregrinazioni erano ora in casuale compagnia di soprammobili anonimi in dotazione della casa. Eppure quella sera mi sembrò che ci fosse qualcosa di malato alle solite pareti, dietro ai pochi soliti mobili, come ombre piene di rimproveri, mentre l’aria secca, a causa dei caloriferi in funzione, mi asciugava la bocca. Un sapore amaro che da lì sembrava impregnarmi tutto. La mia povera gamba sinistra mi doleva  per la stanchezza e la tensione. Mi affrettai a chiudere le serrande e le tende e non cenai nemmeno, perché la testa continuava a pulsarmi. Avrei forse fatto meglio a infilarmi sotto le coperte, ma l’ aver riconosciuto Giacinti e la paura che lui potesse avermi riconosciuto a sua volta mi avevano messo in uno stato di assoluta agitazione. Ansie e preoccupazioni mi si stringevano addosso mentre pensavo e ripensavo che avrei dovuto cambiare i miei piani, forse traslocare, forse cambiare casa prima possibile. O anticipare la partenza, rinunciare alla pensione che avrei maturato alla fine della primavera e poi scomparire. Lasciare l’Italia, stavolta per sempre. Intanto, da subito, avrei cercato di evitare in tutti i  modi di incontrarlo e contemporaneamente avrei accelerato i preparativi per una nuova vita.  Seduto al tavolo, sotto la lampada accesa che pendeva dal soffitto e davanti allo schermo del portatile, con la pagina lattiginosa di un nuovo file che sarebbe rimasto vuoto, mi scorreva il film di quegli anni lontani a cui da tempo non avevo più pensato. Quando avevo digitato il nome di Manlio Giacinti + amministratore condominio e lanciato la ricerca in rete erano subito comparsi un paio di articoli improbabili di giornali, almeno allora così mi sembrò, su un’operazione congiunta, appena conclusa, di Squadra Mobile, DIA e Commissariato di San….  Tredici arresti per organizzazione di un “megacondominio illegale”, tra quelli un certo M.Giacinti. Sicuramente un omonimo.  L’ altro articolo raccontava della denuncia sporta da una giovane donna a proposito di fatture false, bollette truccate e sottrazione indebita di immobile ai danni di una pensionata (forse una lontana parente), un procedimento ancora in corso in cui compariva come socio d’affari di M. Giacinti anche un notaio. ‘ Questo potrebbe anche essere lui -mi dissi- Un prepotente che si fa forte grazie a un gruppo di amici fidati, come allora.’ Su un sito che si occupava di “Consulenze del Lavoro”, compariva il suo nome, completo di indirizzi, recapiti telefonici, e preceduto dal doppio titolo Dott. Avv. Seguiva un invito: “ESPRIMI LA TUA OPINIONE, IL TUO COMMENTO”. Questo davvero no, meglio di no. Non avrei potuto farlo. Magari non era lui quell’amministratore disonesto dell’articolo, ma i ricordi riportavano in vita una persona decisamente poco limpida, un assoluto mascalzone.
 La mia conoscenza con Manlio Giacinti risaliva ai tempi delle scuole superiori. Frequentavamo lo stesso  liceo di Monteverde. Giacinti era più piccolo di me, almeno un anno, se non sbaglio,  ma oltre alla corsa campestre, in cui eravamo bravi tutti e due e dunque storici avversari nelle gare provinciali in cui rappresentavamo la scuola, non avevamo altre cose  in comune,  perché per il resto - famiglia, frequentazioni, gusti e scelte politiche- eravamo agli opposti.  
Non potei fare a meno di ripensare a quel giorno in cui era toccato a me il volantinaggio all’ingresso dei ginnasiali. Quasi quarant’anni prima. Un mattino rigido d’inverno davanti a scuola, mentre distribuivo volantini per una qualche assemblea non autorizzata. Ero appoggiato al cancello di metallo dell’istituto e i ragazzini del ginnasio mi passavano sotto il naso afferrando distrattamente i fogli ciclostilati, mentre si affrettavano a entrare tra richiami, saluti, ultimi tiri di sigaretta condivisa. Qualche ragazza, che forse mi aveva visto all’ultima Assemblea di Istituto sul palco dei rappresentanti di sezione o a presentare il nuovo gruppo di studio,  mi sorrideva timidamente. Da qualche tempo l’atmosfera nelle scuole era mutata e tutto sembrava anticipare altri e più grandi cambiamenti. Non mi accorsi nemmeno di quel  gruppo di quattro che, con Giacinti in mezzo, si avvicinavano minacciosi con le mazze di legno in mano. Riconobbi  soltanto dopo quel suo sorrisetto che risaltava sul solito montgomery  scuro.  Mi si misero intorno, mi strapparono i volantini dalle mani e cominciarono a spintonarmi via, gridandomi addosso. Mi ritrovai improvvisamente solo, il muro alle spalle e fu allora che presero a colpirmi sulle gambe. Ripetutamente. Con quelle mazze che sembravano cento. Quasi non riuscivo a urlare. Ero caduto come un sacco. Mi sembrò che mi avessero spezzato tutte e due le gambe e il dolore lancinante mi saliva a ondate mischiandosi alla paura e a un assoluto senso d’impotenza. Pensai che forse stavo per morire, che fosse finita per sempre. Se non fossero arrivati Sandro Micheli e gli altri compagni dell’ultimo anno, sarei davvero rimasto a terra. Loro riuscirono a ricacciarli e Giacinti perse anche qualche dente, prima che i bidelli avvertiti dai ginnasiali dessero l’allarme. La mia gamba sinistra da quel giorno non fu più la stessa, non  rappresentai più il mio liceo nelle gare e da allora a vincere fu soltanto Giacinti. Lui si assentò per qualche giorno, dopo i fatti, poi venimmo a sapere che la famiglia aveva denunciato Sandro, il quale fu espulso da scuola, e tutte le nostre manifestazioni di solidarietà furono vane. Persi un compagno, un amico- sia pure più grande di me- e il mio eroe personale nello stesso momento, perché Sandro mi aveva svelato un  mondo e con lui avevo condiviso in quegli anni letture, musica, pomeriggi al cinema e ideali, e in più, in quell’occasione, mi aveva anche salvato la vita. Sandro era già stato minacciato di espulsione perché si era sempre esposto in prima persona in tutte le lotte e le rivendicazioni, ma dopo questo episodio fu costretto a cambiare scuola o forse città e ci perdemmo di vista per un po’. Giacinti e io, invece, rimanemmo, continuammo a incontrarci e a odiarci per tutta la durata della scuola prima dell’ esame di maturità. Poi non ne seppi più nulla, né volli saperne. Ora, dopo tanti anni, temevo che di nuovo potesse farmi male. Se si fosse ricordato il mio nome, quello vero, intendo, avrebbe potuto denunciarmi o ricattarmi per sempre in cambio del suo silenzio.
 ‘Devo evitare di incontrarlo. Mancano solo tre mesi alla pensione, mancano solo tre mesi. Tre mesi e potrei sentirmi finalmente libero, libero da tutto’, continuavo a ripetermi. Poi tolsi il collegamento Internet, spensi il pc, controllai doverosamente le finestre e, prima di coprirlo per la notte, cercai di trovare un po’ di conforto con Guaco che nervosamente si muoveva su e giù per il trespolo sul quale era poggiato, e da cui aveva continuato a osservarmi per tutta la sera.   
- Vero, Guaco?- mi volsi verso di lui- Y tu también vuoi tornare a casa? Con migo y mi mujer. Y Juan… 
- JUAAN…Acooo! Yo soy yooooo
- Ssst! Silencio! Sì, anche tu Guaco. Buenas noches, amigo! Hasta mañana!
[...]

(isabnic2013)