mercoledì 8 luglio 2015

WITI IHIMAERA e i frammenti di isabnic

Witi Ihimaera (1944), il pluripremiato scrittore, librettista, drammaturgo e critico neozelandese, è conosciuto soprattutto come esperto di letteratura, cinema, politica e società Maori. Nel 2009 fu accusato di plagio per il suo romanzo  The Trowenna Sea, pieno di citazioni, frammenti di opere più meno conosciute senza che mai ne avesse citato le fonti. Si aprì in un grande dibattito pubblico sull’uso dei frammenti in letteratura, si mise in dubbio, in questo caso, la validità di tale scelta e si parlò addirittura di gratuità dell’operazione. Tanto che le pubblicazioni del libro furono prima rimandate e poi annullate e lo stesso scrittore ricomprò tutte  le copie del libro ancora in circolazione.
Non ho naturalmente letto il romanzo incriminato, ma non si è già detto che tutto è stato scritto e che c’è poco da aggiungere? che invece di ridirlo in altri modi basta semplicemente tornare alle fonti,  addirittura copiare?   Dunque non appropriazione indebita ma riappropriazione assolutamente naturale, sembrerebbe. Chissà se Ihimaera aveva in mente questo?
  “327. Il romanzo è morto. Lunga vita all’antiromanzo, che si nutre di scarti!” scrive David Shields  in Fame di realtà   (cap. L. Collage),  e la sua opera è dichiaratamente opera di saccheggio e remix, non solo letterario, perché  tutto è narrazione. Forse bisognerebbe essere muti, per non farsi sommergere dalla realtà e la lettura dovrebbe diventare l’unico mezzo di sopravvivenza e vera arte della  fuga.
Ecco, dunque, “Cena con il Cannibale”, del 1992. Fu scritta da Witi Ihimaera in occasione delle celebrazioni del 150° anniversario della firma del Trattato di Waitangi tra Regno Unito e  Maori. Qui le citazioni e i riferimenti sono assolutamente legittimi e stranoti per chi conosca un po’ di letteratura inglese. La cannibalizzazione della cultura e del potere maori, infatti, viene resa attraverso la descrizione del rappresentante della Corona, ospite squisito che negli atti ci  ricorda  il mostro Grendel, violento e ingordo, mentre assale i cavalieri al banchetto nel Beowulf ( “balzò al di là del tavolo per staccarmi con un morso le gambe” v.13) e, per eleganza e buone maniere, la Badessa di Geoffrey Chaucer, dai modi perfetti ma falsa, corrotta e razzista.

Cena col cannibale

Certo avrei dovuto capire che a cena
sarebbe stato un uomo dai gusti particolari
il suo spirito mordace e l’intelligenza lo indicavano come un bon vivant
Credo di essere stato abbagliato da tutto quanto
il candeliere, le rose rosse come stigmate
Troppo gratificato dall’invito
per notare che il tavolo era imbandito di soli antipasti

Si dava per scontato che era un privilegio essere lì
con lui in giacca da sera e papillon
Il fatto che bevesse claret avrebbe dovuto farmi  capire
che gli piaceva anche la carne poco cotta, eppure
rimasi basito quando, all’improvviso
balzò al di là del tavolo per staccarmi con un morso le gambe
come se fossi un uomo–pane Maori scuro e croccante
dicendomi, “Non ti servono queste, vero?”

Lo schiocco e lo strappo di ossa dalla cavità
risuonarono più forte di quanto mi aspettassi, ma la sofferenza fu lieve
(ho sempre avuto un’alta soglia del dolore)
Mi allarmò di più che i miei pantaloni di seta fossero ormai fuori uso
“ Dopo tutto, disse, un uomo senza terra può essere anche senza gambe”
“ E a proposito, aggiunse, spezzandomi le braccia,
“ questo impedirà altri lanci di magliette nere intrise di sudore
Contro Sua Maestà[1]”.

Che avrei potuto fare? Lo guardavo
mentre succhiava il midollo dalle mie ossa e strappava la carne
che un tempo mi rendevano autonomo
Mi piacevano i suoi modi impeccabili
neanche un pezzettino di me gli cadde
dalle labbra[2] – Mi piaceva la maniera
in cui spezzava uno a uno le mie dita dei piedi con i denti
per gustare ben bene la cartilagine

Era un impeccabile e sofisticato gourmet
“È stato molto meglio di un Aborigeno o di un Pellirossa,
disse, “ e non mi sono mai piaciuti né gli Indù né i Pakistani
il troppo curry nella loro dieta rovina la carne
Tu sei un bocconcino delizioso
quasi come un Samoano, e meno grasso di uno del Tonga”
Così dicendo, passò alla seconda portata –

Che era il mio stomaco, il cuore e le costole,
anche se non in quest’ordine, visto che non riuscii a vedere
quello che mangiò per primo mentre si piegava
con forchetta e coltello d’argento
a tagliare e aprire il mio petto
come un pollo croccante e dorato
intanto che mi divertivo a ricordare
la battuta su Salote di Noel Coward
durante l’incoronazione della Regina nel 1953[3]-
il signor Coward fu così intelligente da non andare mai in Tonga-
“  Ah, ecco!, disse, infilzando il mio cuore con la forchetta
Estraendolo dalla sua gabbia protettiva
Io piansi davanti a quello splendore pulsante
Ma pensai – Non ci si può aspettare altro
Da gente che mangia e beve il corpo e il sangue
di Cristo ogni giorno
“Meglio liberarti di questo, vecchio mio, aggiunse,
le tue ambizioni Maori sono esagerate, non credi?”

Mi chiesi se avesse ragione, dopo tutto perché struggersi
Per la  lingua e la cultura già depredate, perché combattere?
Che c’entra Maoritanga[4] in questo mondo di mutanti tartarughe Ninja adolescenti?
Eppure ho protestato e lottato mentre mi tagliava il cuore
A metà e, vedendo quel sangue pastoso e rosso scorrere come un fiume
Mi sono chiesto se ci fosse stato tempo per sfuggire a questa cena

“Oh no, non puoi, disse, al momento del dessert
Sistemando su un piatto di cristallo i dolcetti del mio corpo
Il fegato, i rognoni e la lingua[5]
E alla fine, gli occhi
Guarniti di fragole e panna
Ormai, senza occhi, non potevo vedere
l’appagamento del suo piacere
e, crudele, lasciò intatto il cervello a chiedersi
perché avevo accettato questo invito a cena
150 anni fa… [6]







[1] Il riferimento è alle proteste durante l’ultima visita della Regina Elisabetta II a Waitangi.
[2] Vedi  la descrizione della Badessa nel Prologo de I Racconti di Canterbury di G. Chaucer:  “She leet no morsel from hir lippes falle” (v. 127), ovvero: “Non lasciava cadere neanche una briciola dalle labbra”.
[3] In questa occasione la Regina del Tonga, Salote, piuttosto abbondante di peso, era accompagnata da un ometto che stava sempre al suo fianco.  Quando la Principessa Marina chiese chi fosse quel signore accanto alla Regina Salote, pare che il famoso commediografo Noel Coward abbia risposto: “È il suo pranzo!”.
[4] Le tradizioni, gli ideali e la cultura del popolo Maori.
[5] Il riferimento è alla proibizione di insegnare la lingua Maori a scuola.
[6] Il Trattato di Waitangi fu firmato nel 1840. “. Per porre fine al conflitto tra Māori e coloni e per tutelare la popolazione dei Māori venne stipulato il Trattato di Waitangi, in base al quale la Nuova Zelanda divenne colonia inglese. Nella sua stesura originale il Trattato di Waitangi proteggeva notevolmente gli interessi e le proprietà dei Māori, ma le violazioni (proseguite fino agli anni 1990) furono tali e tante che i Māori persero gradualmente quasi tutte le loro proprietà e moltissimi dei diritti loro riconosciuti” (Wikipedia).