domenica 14 giugno 2015

"Discesa in discarica" di Emilio SMUNTI (2015)

"Lo Smunti si finge colto, nel tentativo -vano- di darsi un tono." (double L)



DISCESA IN DISCARICA

Varcato
-tu solo-
l’antro segreto del rigurgito urbano
affondi le suole di melma bruna
desto;
le selve scure di materia a indicarti il cammino.

Biogas candidi molli a mezz’aria, gli oggetti ora neri del giorno che fu:
le vette e i crinali di scarti accatastati
pneumatici patogeni
carcasse di scoria
vapori tossici come spuma
a corrompere l’aria  -la gola fatica
(occluso il respiro, le corde vocali, contratte di acre, non sanno vibrare)
il cielo al carbonio a frustare le tempie
le lacrime acide di occhi appannati:
hai paura.
Sed nunc animis opus, nunc pectore firmo: ricorda.

Le suole d’un tratto sul ciglio putrido
d’acqua torbida di palude castana.
Le masse gassose che gonfie ti avvolgono
occludono gli occhi nascondono sponde
insistenti ti intronano
d’un lamento di morte.
Poi gli occhi fiammeggianti di rom imberbe
-chino sul gorgo in cerca di materia:
meglio se plastica, meglio se rame-
a indicarti con un cenno la via.
Latrati rintronanti oltre riva: hai paura.
Sed nunc animis opus, nunc pectore firmo, procedi...

Lande oscure di onde brune senza fine:
tre fauci sanguigne di cane randagio
il liquame che stilla
la terra digrada…
i germi ti insinuano
le blatte ti attorniano
le suole svaniscono inghiottite di fumi
che paiono ombre di sagome umane
(il cranio che preme)
d’un tratto ti pare
di vedere tuo padre.
Non hai paura:
e mentre gli ossidi ormai dolci ti cullano a sopore
mentre i sensi annichiliscono sfiancati dal fetore
vedi i cumuli gassosi comporsi
combinarsi dipanarsi
poi disporsi
in immagini di corpi futuri.

Uomini altri armonici
di ritrovati dispersi equilibri
di suoli di acque di terra
di tregua
d’identità di me con natura;
di nuovo insinuarsi nell’ecosistema
di percorsi digestivi emancipati d’acido
di arterie depurate
di energia che riemerge risorge si trasmuta
si accresce si propaga si moltiplica a orbitale.
Vedi
(huc geminas nunc flecte acies):
l’antico spaccio di Porte di Roma piegarsi gravido di rigoglio
gli acri a coltura entro il Raccordo
Vedi
daini placidi solcare in sciami
le terre floride di fu Prenestina
-Tor Sapienza troneggiare sui rami.
Ora volgi qui gli occhi e riconosci
a stento
i ponti arcaici di Laurentino 38
le prische segrete di Centocelle
i vichi deserti d’Alessandrino
la Flaminia fluire infinita
le acque ora chiare un tempo putride d’Aniene.

Abrupte -raschiare di ruspe di lontano:
d’un tratto di nuovo non vedi null’altro

che le suole pesanti di mota.

(©emiliosmunti2015)