sabato 6 aprile 2013

ALDO PIROMALLI o la generosità dell'artista.

24 Marzo 2013
Bella Torpignattara! Tarda mattinata di una domenica di sole d'inizio primavera.
 La Casa del Popolo è animata di famiglie e bambini, al bancone del bar si beve birra e da qualche parte ci si diverte a parlare di filosofia. Le pareti della grande sala delle riunioni, ancora impregnate di vecchie discussioni e progetti, sono oggi tappezzate di manifesti e disegni, e i banchetti accostati lì sono coperti di libri allineati. Odore di carta e stampa. Si chiama "Liberiamoci" questa rassegna dell'editoria indipendente, una fiera della piccolissima editoria, un segnale contro la concentrazione dei "grandi" e per la condivisione dei saperi.
Nel pomeriggio ci sarà la presentazione di "Se io sono la lingua" a cura di Giulia Girardello e Mattia Pellegrini, su Aldo Piromalli e la scrittura ( ir- ritata) in esilio.Peccato! non potrò rimanere, ma a casa ho già il libro e al banchetto della Cooperativa Edizioni SENSIBILI ALLE FOGLIE, che ha pubblicato il libro su Piromalli, prendiamo, incuriositi da quello che ci racconta uno degli autori, "Nel bosco di Bistorco"  di Renato Curcio, Stefano Petrelli e Nicola Valentino, alla sua quarta ristampa dal 1990. Gli autori sono anche soci fondatori della Cooperativa e nel libro, un intreccio di riflessioni e materiale documentario in frammenti, si interrogano sull'esperienza dell'internamento, sulla capacità del recluso a sopravvivere e a immaginare un altrove. 

6 Aprile 2013
"Se io sono la lingua", a cura di Giulia Girardengo e Mattia Pellegrini, è un libro nato in collaborazione con il Museo dell'Arte Contemporanea in Esilio (www.museoinesilio.blogspot.com/) e contiene un testo dell'artista spagnola Dora Garcìa, responsabile del progetto di performance e archivio "The Inadequate/Lo Inadecuado" alla 54ma Biennale di Venezia (2011) presso il Padiglione spagnolo. Con il suo progetto L'artista "voleva esplorare l'idea di inadeguatezza (esistenziale , sociale e storica) come una posizione artistica archetipica" e il Museo in Esilio è stato l'ospite naturale dello spazio a lei affidato. 
Aldo Piromalli, artista romano di origine, in esilio per scelta, con esperienze di carcere e manicomio, è uno degli artisti del Museo (nomade) in esilio e anche uno degli Inadecuados del Padiglione Spagnolo a Venezia, anzi -a detta di Dora Garcia- il più singolare tra questi perché ha unito nella sua vita e nelle sue opere i due progetti dell'Esilio e della Inadeguatezza. 
Dagli anni '70, Piromalli ha scrittoe inviato continuamente  -a un museo del Veneto- lettere da Amsterdam, chiuse in  buste di varie misure, sigillate con il nastro adesivo e piene di informazioni sul contenuto (disegni, dipinti su legno, poemi e altri scritti in lingue diverse, collages, lettere). Inizialmente, queste buste venivano aperte, poi sono rimaste chiuse e lasciate da una parte. D'altronde si è poi capito che Aldo Piromalli non ha mai aspettato risposte. Il suo gesto compulsivo era un dono, una voce che non aspetta echi di ritorno, soltanto un modo continuare a narrare la nuova realtà fluttuante del suo altrove. Non vuole risposte o contatti. Non vuol farsi trovare. Per questo si è chiamato fuori.  
                                   (A.P.-24/03/12)
                                  "Devi poter uscire
                                   per poter entrare
                                   se non esci mai
                                   non entri più"

(isabnic2013)