domenica 3 aprile 2016

LEONARD COHEN e i nostri ricordi, da "326 poesie dal mondo per una storia d'amore" (2014)




        Quando Gordon sente il nome di Leonard Cohen[1], il poeta cantautore del Québec, accenna ad un veloce sorriso, che non sfugge a Zoé, e quasi senza accorgersene lui le stringe teneramente la mano. Ricorda se stesso adolescente, mentre in un pomeriggio estivo, come tanti, era  tornato a casa assetato, dopo la partita a pallavolo con gli amici, e aveva trovato sua madre che toccava appena le corde di una chitarra cantando con la sua voce dolce e chiara la canzone di Suzanne … Ha ancora negli occhi la sua immagine in controluce, capelli sciolti e vestito indiano lungo alla caviglia, accovacciata a terra tra i cuscini, nel bovindo del soggiorno semivuoto. Si era fermato in silenzio e, prima che lei smettesse di suonare,  aveva sentito una stretta al cuore: come se avesse temuto di perderla.
Intanto, sullo schermo, comincia a scorrere una poesia di Leonard Cohen e Gordon continua a ricordare. Ripensa a quando, parecchi anni dopo, aveva accompagnato una sua amica giornalista a casa del poeta-compositore per una intervista. Li aveva accolti in cucina e, seduti al tavolino, aveva chiacchierato di tante cose tra crostini di paté e gorgonzola, vino rosso e caffè forte, prima di una seduta in sala registrazioni. La faccia da ebreo, i modi educati, aveva continuamente fumato mentre parlava delle inquietudini del passato che è sempre presente, della sua vita girovaga, i suoi tanti amori e nessun matrimonio (“ For cowardice!”[2], aveva aggiunto), della sua scoperta della poesia quando, giovanissimo, aveva letto i versi di Garcia Lorca: “ Sotto l’arco di Elvira/ voglio vederti passare//Per sentire le tue cosce/ e mettermi a piangere”[3] e da allora aveva passato una vita a cercare di scriverne di così belli.[4]
      Poi, aveva letto loro una delle  poesie dell’ultima raccolta che stava per pubblicare:

 La mia ragazza non c’era[5]

La mia ragazza non c’era
Quando sono andato a mettere il Suo amore alla prova
Oggi però Lei ci sarà
Di questo prego D-o[6]

Lancerò un paio di sguardi
E se vedrò che lei si scioglie
Saprò che era vero
Il sentimento che provavo

Il mio cuore è come una spina
Il Suo è come un albero
Il mio cuore è secco e sradicato
Il Suo una chioma frondosa

Tutta la notte sono stato sveglio
Ed ecco quello che ho capito
Lo so che non è giusto
Ma niente in realtà lo è 

Lei è lì alla Sua Macchina
Io m i avvicinerò in punta di piedi
E se è così che deve essere
Mi accoglierà con un Sorriso

Allora io sarò così contento
Che vivrò un giorno di più
La ringrazierò per la Sua Carità
Poi me ne andrò zoppicando.

       “L’antologia- aveva detto loro - era composta di liriche d’amore, lunghe ballate, memorie e meditazioni spirituali, accompagnate da disegni.  Cohen ci aveva lavorato durante la sua permanenza in un monastero zen in California e la sua esperienza in India. Era una specie di taccuino di viaggio dove raccontare una sorta di ricerca spirituale da ebreo errante.  D’altronde, cosa è per lui la poesia? "Nella sua forma più pura, la poesia è come il polline delle api. – aveva detto - Ecco la mia idea di poesia. Il miele della poesia è dappertutto. È negli scritti del National Geographic, quando un concetto è assolutamente chiaro e bello; è nei film; è dappertutto, perché quello che noi chiamiamo poesia  ha un significato universale. Poesia è quando qualcosa suona in maniera particolare. Forse non sempre possiamo definirla poesia, ma quel che sperimentiamo in determinati momenti  è  poesia. È qualcosa che ha a che fare con la verità e il ritmo e la fede e la musica».[7]
       Quando Gordon si riscuote dal suo ricordo, i relatori sul palco stanno concludendo.

da MG Bruni e INicchiarelli, 326 poesie dal mondo per una storia d'amore, Onyxebook, 2014.


[1]Leonard Cohen nasce a Montréal, Québec, Canada, nel 1934.
[2] ‘Per mancanza di coraggio!’
[3] Federico Garcìa Lorca,  “Gazzella del mercato mattutino” (vv. 19-22), da Divano del Tamarit(1936), Tutte le poesie e tutto il teatro, a cura di Cludio Rendina e Elena Clementelli, Newton Compton, 2011. Il titolo dell’ultima raccolta di F.G. Lorca, pubblicata dopo la sua morte, Divano del Tamarit,  ha origine dalla parola Dwan che in antico arabo vuol dire ‘canzoniere di un unico autore’ e da ‘Tamarit’ che era il nome di un frutteto che la famiglia Lorca possedeva nei dintorni di Granada. E’ un richiamo al passato storico della città che si intreccia al potente romanticismo dei suoi versi.
[4] Cfr. Peter Patti, articolo pubblicato sul Foglio Clandestino, n°46, www.ilfoglioclandestino.it
[5] L. Cohen, “La mia ragazza non c’era”, da Il libro del desiderio,  Mondadori, 2007; trad. Livia Brambilla e Umberto Fiori.
[6] Secondo l’uso ebraico, non scrive per esteso il nome della divinità.
[7] Da un’intervista rilasciata a Arthur Kurzweil per The Jewish Boook News Interview, in occasione dell’uscita del libro Stranger Music: selected poems and songs, 1993.