sabato 9 aprile 2016

LA VERA STORIA DELL'ASSASSINO di isabnic (2016) (incipit)















LA VERA STORIA DELL’ASSASSINO


 “Hai chiuso il portone?
” Sì, tre mandate.”
Irene tirò su verso di sè la sovraccoperta che aveva aggiunto al lenzuolo e pensò che lo spiffero che veniva dal cassone in alto della serranda aveva perso quell’aura di romanticismo che glielo aveva fatto sopportare fino ad allora.“ Stasera ho freddo e non ho voglia di leggere… Ti racconto una cosa. Vuoi?”
Antonio aveva chiuso il libro. In fondo anche lui si sentiva piuttosto stanco e immusonito. Le si avvicinò: "Dai!” disse senza resistenza.
Si erano poi addormentati. Quasi nello stesso momento. Spossati.
 Alle prime luci dell’alba dormivano ancora profondamente.  Ognuno arrotolato sui propri sogni e su se stesso, ai lati opposti del letto. Fu forse per questo che non si accorsero di niente. Non  sentirono neppure quando cominciarono a urlare le sirene dei pompieri, né avvertirono quel  fumo acre che dopo un po’ raggiunse le finestre degli appartamenti che si affacciavano a sud del Palazzo sul viale.
Per qualcuno, però, non c’era stato bisogno di quell’improvviso e violento incendio per trovarsi già sul posto poco dopo le quattro del mattino. L’Assassino ormai da anni dormiva poco e si svegliava molto presto. La stazione giù in fondo al viale  era la sua meta quotidiana, quasi obbligata  da quando erano cominciati i lavori di ristrutturazione. Di solito, l’Assassino attraversava davanti casa e poi proseguiva tagliando per Sant’***, là dove un tempo –ormai ne era passato  tanto! - c’erano stati i prati dei suoi giochi da bambinetto. Quelle villette dallo stile composito e i loro verdi cortili - quasi una porta bidimensionale verso il mondo meccanico della stazione-  gli erano sempre sembrati un prolungamento fantastico del salottino di casa sua.  Quante volte c’era passato accanto, mandato in missione  con il porta-pranzo per il padre!
Quando superò l’ultimo pezzo di strada e girò l’angolo, gli apparve, sormontata dal cavalcavia, la facciata ovest della stazione, avvolta da una nuvola di fumo grigio scuro.  Dietro le griglie metalliche che ricoprivano le pareti esterne guizzavano alte  fiamme da cui salivano volute di fumo nero e denso.   Pensò che il fuoco si doveva essere sviluppato nella sala apparati del vecchio edificio.  Conosceva troppo bene quei locali e, anche dopo tanti anni, si ricordava benissimo  di come erano organizzati.
Continuò a guardare, schiacciato alla parete del palazzo dall’altra parte del piazzale che era ingombro di volanti azzurre e di vigili del fuoco che smanettavano rapidi tra tubi e attacchi da avvitare. Comparvero all’improvviso le prime telecamere, quasi in agguato, mentre si aggiravano sempre più numerosi i reporter con le mascherine per respirare e le fotocamere dai potenti zoom. Due getti d’acqua poderosi bombardavano senza requie le fiamme facendole torcere come in preda a un dolore intollerabile. Da subito, fortunatamente, si seppe che l’incidente non aveva causato ferite o vittime, ma l’intera stazione era bloccata. Come dire l’intero paese era bloccato, considerata la posizione strategica di quella stazione.  I treni dal Sud si sarebbero fermati prima di raggiungerla e quelli del Nord non avrebbero potuto proseguire, e chissà quanto tempo ci sarebbe voluto per tornare alla normalità.
 Gli occhi cominciarono a bruciargli.
 “ Che disastro, eh?!”
‘ Un altro che non può dormire, come me’. L’Assassino squadrò l’uomo che aveva parlato. Si era staccato dal gruppetto di osservatori, viaggiatori in partenza con il loro trolley al fianco, gli occhi ancora pesti  e la tossetta di chi a quell’ora di solito ancora dorme. Una donna più giovane si lamentava a voce alta della sua sfortuna e di come le cose andassero sempre peggio nel nostro paese. Degli uomini di colore, con delle enormi buste di plastica pieni di mercanzia, confabulavano mesti tra loro. Nel frattempo, si era aggiunta anche altra gente dalla vicina stazione delle corriere. ‘Doveva essere pronta a giugno di quest’anno… Sono vent'anni che va avanti così: questa  stazione ha sfamato intere generazioni e continuerà a farlo’, l’Assassino pensò.
 “Ora sarà tutto un susseguirsi di cancellazioni, ritardi e deviazioni. – continuò l’uomo avvicinandosi  a lui ancora di più e con un tono di complicità. - Bloccheranno anche la metro.  Meno male che il fuoco è lontano dalla parte  ancora in costruzione… Stavo dicendo alla signora che sono quasi sicuro che le centraline sono andate in  corto circuito. Non hanno scaricato a terra la massa… dato che i cavi che danno a terra sono di rame e se li saranno rubati di notte... Ecco deve essere andata proprio così.”
Non ci fu conversazione. Furono allontanati  dai poliziotti in quel  momento. La zona fu transennata e il fumo, complice il vento,  cominciò a dare ancora più fastidio. L’Assassino si avviò  verso casa riparandosi il naso con il foulard che portava stretto al collo. 
Ci vollero quindici ore per domare il rogo e lui, seduto nel salottino davanti alla TV, quel giorno non perse un notiziario.
[...]
(isabnic2016)