martedì 19 gennaio 2016

SOLE NERO (seconda parte) di isabnic



SOLE NERO (prima parte): http://gogosafecrash.blogspot.com/2016/01/sole-nero-prima-parte-di-isabnic-2015.html


                                    SOLE NERO (seconda parte)


[...]
Ripresi a suonare. Le note di Mara no more che stavo improvvisando si allungavano piene di dolore. Mi sentivo solo, ero solo. Chissà Mara ormai dov’era. Scomparsa con tutte le sue parole. Ora però il silenzio era troppo e mi pareva di sentire perfino l’eco dei miei pensieri. Mara no more… dark loneliness vibrating… ‘long my baaackbone.  Mi sarebbe piaciuto se quella creatura tremante, lì dietro al divano, si fosse fermata, se soltanto mi avesse risposto. Chissà chi mai poteva essere e perché era tanto spaventata. Mara no more… staring and staring downthere/ blacKberry lips ‘mid rotten leaves… Forse avrei dovuto imporre il mio aiuto, ma non me ne aveva dato il tempo. Comunque, basta! Sarei tornato in città prima del previsto. Era inutile rimanere ancora. Neanche la solitudine aveva funzionato. Non avevo più idee, avevo perso le parole, le immagini e  i suoni che avrei voluto narrare stavano lì ammutoliti come sotto una colata di cemento.  Tutto inutile. Avrei restituito le chiavi alla padrona di casa. Per un po’ avevo creduto che in quello spazio avrei potuto riprendere a scrivere, ma tutto inutile, ormai. Una fontana asciutta. Avrei cominciato subito i preparativi per il rientro. Dove? L’avrei deciso l’indomani.
Sentii un grido venire dalla parte del bosco. No, forse doveva trattarsi di un richiamo, un verso d’uccello, uno dei tanti che mi sarebbe piaciuto riconoscere, avevo pensato. Poi delle voci, dei latrati ancora lontani… Forse cacciatori poco mattutini, al ritorno da una spedizione.
Stavolta, però, smisi di suonare perché subito dopo dei colpi secchi alla porta tra un abbaiare di cani che si era fatto sempre più vicino sembravano richiedere una risposta immediata. Aprii e davanti a me si materializzarono tre guardie forestali tra un cinque-sei cani che saltavano, e abbaiando quasi all’unisono tendevano caparbi i guinzagli che li tenevano legati agli uomini.
-          - Buongiorno! … (buoni!) Mi scusi, parliamo con il signor Frassi? (Giù, Rocky!) Abbiamo visto il suo nome al cancello.
-         - Mi dispiace, sono solo l’inquilino. Credo che il signor.. anzi la signora Frassi viva in città. Ho affittato lo chalet per questo mese.
-         -  Lei è il signor…?
-         -  Ubaldi. Mirko Ubaldi. Ma… ?

Mi guardai le mani. Rosse. Dovevano essere state le more. Avevano lasciato tracce anche sul metallo lucido del sax. Si, le more avevano macchiato tutto. Mi accorsi che i forestali  posarono -nello stesso momento- lo sguardo sulle mie mani, sulla camicia, le scarpe, e infine mi fissarono in volto quasi ammutoliti. Dovevano anche aver visto qualcosa dentro casa. Uno dei tre scandendo le parole disse: - Signor Ubaldi, c’è un corpo di donna tra la siepe di bordura e la rete di recinzione del suo giardino. Un corpo senza vita, graffiato dai rovi.  L’hanno trovato i cani. È in... Abbiamo già allertato la polizia che sta arrivando. Magari un paio di noi possono entrare a parlare un po’ con lei… Possiamo anche rimanere qui all’ingresso. Non si preoccupi.

Non so cosa sia successo dopo, signor Giudice. Devo essere svenuto e mi sono ritrovato dopo un po’ di tempo altrove, tra gente sconosciuta e vestita di bianco. Ora eccomi qui. Crede che mi permetteranno di riavere il mio sax?

(isabnic2015)