sabato 18 aprile 2015

RAMIRO OVIEDO E LA TERRA-DONNA A CUI NON SI PUO’ FAR MALE di isabnic2015

RAMIRO OVIEDO E LA TERRA-DONNA A CUI NON SI PUO’ FAR MALE

 La tierra es mujer, a veces
[...]
Para que diga 
Hay que amarla. y mucho
Y cada vez más
Sin que nada en ella se consuma.


La terra è donna, a volte
[…]
Perché dica sì,
devi amarla e molto
e ogni volta di più
senza che nulla si rovini in lei.


  
Questi versi di Ramiro Oviedo sono tratti da “Los poemas del Coronel Buendìa”(2007). La raccolta  è un esplicito omaggio a Garcìa Màrquez e alla sua narrazione della miseria umana, alla sua capacità di rendere universale la vita di una piccola porzione di mondo, mentre critica il potere e racconta l’amore e la morte. La raccolta di Oviedo è un misto di poesia, narrazione e  cronaca. Le sue poesie sono chiaramente ispirate al personaggio di Aureliano Buendìa di “Cento anni di Solitudine”, l’eroe delle 32 sconfitte che sceglie la lotta rivoluzionaria dopo esser stato testimone di una frode elettorale. Sono proprio queste sconfitte che hanno sedotto il poeta ecuadoriano che le vuole ricordare  attraverso le sue 33 poesie. Talvolta falsando il testo d’ispirazione, per pura simpatia nei confronti del Colonnello Buendìa, eterno perdente, per il quale questo libro di poesie diventa l’ unica possibile vittoria. 

Ramiro Oviedo
è nato nel 1952, a Chambo, in Ecuador. Ha dapprima vissuto e lavorato a Quito, “un mago en travestì/[…]/ città Miss Mondo/ turista di sé stessa”,  per poi trasferirsi in Francia dove vive dal 1987. È professore di Letteratura Ispano-Americana  presso l’Université du Litoral, a Boulogne Sur Mer, e alterna la scrittura di poesie all’organizzazione di conferenze e incontri di scrittori ispanofoni e francofoni. Ha pubblicato molte raccolte di poesie e racconti, tra cui Serpencicleta (1995); Esquitofrenia (2000); Escanner (2005).
In  francese: Hiéroglyphe (1997); Semaine Sainte (1998); Fanesca (1999); La nature se méfie de la vitesse (2001); Les poèmes du Colonel (2002), Premio  Trouvères 2002  e  Claude Sernet  2004, pubblicato da CCE ( Quito), con il titolo di « Los poemas del coronel Buendía » (2007). Alcune sue opere appaiono nell’antologia virtuale degli scrittori ispano-americani nel sito
 www.palabra virtual.com   

In un incontro a Madrid, nella Casa de America nel 2009, insieme ad altri scrittori migranti  si era a lungo parlato di quanto ciascuno di loro era ancora ossessionato dai fantasmi del passato e dalla difficoltà  di prender coscienza dei propri sentimenti contraddittori rispetto al proprio paese d’origine. Ramiro Oviedo parlò, allora, dell’amore-odio legato all’atto dell’andarsene. Il suo punto di riferimento, Quito, diventa in Esquitofrenia 1 “… un’imperfetta geometria/con i debiti pendenti./Passa un taxi contromano/ con l’autista ubriaco fino al midollo/[…]”.
Con ironia, Oviedo guarda con distacco l’ Apocalisse del mondo  come se fosse  “ un incontro heavy metal, un Woodstock 2008, made in China, pieno di carne gotica”. L’occhio che diventa parola scruta il mondo, ne elenca i mali, coglie le perversioni del capitale nel rapporto tra la natura e la cultura. In  Gli effetti della Borsa sulla poesia, da “ Frammenti di Maleta de Mano”, il poeta dichiara:

Non ho niente in Borsa né alla Banca Centrale
 […]
Quando non si hanno azioni in Borsa né
         Nella Banca di Londra
Non si ha voce né voto nel rialzo del dollaro
E si è più portati al ribasso del testosterone.
[…]
mai mi interessò sapere a quanto stava il dollaro
né il barile di petrolio.
Ho preferito fermarmi a contemplare un bel culo
La scheggia delle stelle in frantumi
[…]



(isabnic2015)