venerdì 2 gennaio 2015

KIKUO TAKANO e la poesia 'come un albero'

Kikuo Takano e la poesia ‘come un albero’


Paolo Lagazzi, uno dei traduttori di Kikuo Takano, afferma in una intervista[1] che la parola di Takano: “è radicata nelle cose: il mondo la abita e la percorre nelle sue forme, nei suoi doni, nella sua luce, nei suoi spazi. Ma, attraverso le cose, la parola di Takano aspira all’altrove, come un albero (...)”:

A TE (IV)[2] di Kikuo Takano

Mai ci siamo abbracciati, perché
eravamo per noi stessi un labirinto:
io non sapevo che fare accanto a te,
tu pure accanto a me eri smarrita
e non potevi andare avanti o indietro, 
piangevi sommessa e io
ero più scontento di prima.
Da allora son passati dieci anni.
Resistendo a ogni cosa che passa
- al sogno, al tempo e all'ira - mi trovo
ancora dove mi son perso allora.

( Si sa: voler bene succede o non succede. Qualche volta, invece,  sembra che sia così.)

 E’ una poesia quella di Takano, dunque, fortemente radicata nel quotidiano, ma struggente,  capace di toccare emozioni e  trattare temi centrali dell'esistere nello stesso tempo. Espressa con una lingua naturale e limpida, riesce a essere piena di tensione nella sua leggerezza.

In me[3]

In me c'è qualcosa di rotto.
Sono come l'orologio che si ferma
poco dopo averlo caricato,
come il piatto incrinato che non torna
nuovo se anche
lo incolli con cura.
In me c'è qualcosa di schiacciato.
Sono come il tubetto di dentifricio
quando nulla ne esce
se anche lo premi,
come la pallina da ping-pong ammaccata
che non può tenere più in gioco
nemmeno un buon giocatore.
Ci sono oggetti distrutti e schiacciati
dal principio, senza motivo, in me:
l'ombrello che non sta aperto, il violino
fuori uso e i sandali coi cinturini rotti,
il rubinetto intasato, il flauto
sfiatato, la lampada consumata.
Eppure non mi perdo di morale,
l'ira non mi trascina, né mi tormento
come una volta, anzi mi auguro
di potermi riempire
di quelle cose inutili,
restando distrutto e schiacciato,
in questo trovando il mio orgoglio.
                
Un misto di severità e dolcezza, l’umiltà di perdersi tra le cose:

 IL VENTO E LA DUNA
In una notte bianca cerca il vento,
intenso, il concavo e il convesso
di una soffice duna, sognando
una carezza lieve in cui tentare
quello che ha perso.
La duna tormentata torce il suo corpo
e chiama la stella.


Nella notte bianca, abbracciando
l'arpa turbata, il vento rende un fresco
risveglio alla duna placata,
mutata di forma, come avesse
ricevuto la grazia di Dio
sotto il bagliore mattutino

 Kikuo Takano (1927- 2006) è stato un grande poeta del Novecento giapponese, insegnante e matematico noto per le sue ricerche sul pi greco. Un costante intreccio tra poesia e matematica percorre gran parte della sua vita e della carriera. I suoi primi versi risalgono alla fine della seconda guerra mondiale, ma si laurea in ingegneria e comincia subito dopo a insegnare matematica.
Quando entra a far parte del gruppo “Vou” nel 1950, le sue poesie  sono fortemente surrealiste. Ma ben presto si stacca dal gruppo le cui posizioni gli appaiono troppo d’avanguardia. Pieno di dubbi rispetto alla propria produzione poetica, abbandona per un po’ la poesia e si dedica allo studio di Heidegger e Jaspers. Nel 1953, però, lo troviamo tra i poeti del gruppo “Arechi”. I suoi nuovi componimenti vengono pubblicati in scelte antologiche del gruppo e più tardi inseriti da lui nelle proprie raccolte, quali La trottola, L’esistenza, Tenebre come tenebre, e la Raccolta di poesie di Kikuo Takano, per la maggior parte pubblicate da Shincõ - sha, la più importante casa editrice di poesia moderna nel Giappone del dopoguerra. Negli anni successivi, Takano cura, come critico, la trasmissione radiofonica  “La letteratura e la poesia alla radio”, presso la sede di Niigata della radio nazionale giapponese (NHK) e dal 1958 al 1962 fa parte di una commissione formata dal Ministero della pubblica istruzione per curare la messa a punto di testi scolastici. Nei primi anni sessanta collabora con il musicista Saburo Tarata alla realizzazione di opere cantate che diverranno molto popolari in Giappone, ma nel frattempo continua a insegnare matematica in un liceo e collabora come critico letterario in riviste importanti quali “Shingaku” e “Gendai shi techo”. Continua anche nel decennio che segue a collaborare con vari compositori,  scrivendo testi per composizioni corali e liederistiche, ma si rifiuta di pubblicare poesia. Approfondisce intanto le sue ricerche in campo matematico, e scopre le cosiddette “formule Takano”, utilizzate dai matematici. Nel 1988, però, si ritira dall’insegnamento.
Anche se non ci sei[4]
Anche se non ci sei,
c’è una brocca rotta
sulla tua testa.
Anche se non ci sei,
i tuoi capelli emanano un profumo
di frutta
che viene da un paese sconosciuto.
Anche se non ci sei,
sempre il tuo volto
si specchia nei miei occhi
mentre guardo il vento,
supino, tra i giacinti.
Tanto meglio se non c’è
nulla né di me né di te,
meglio ci sia qualcosa
fra noi due, un confine
da cui andrò e verrò
come un mendicante scaltro
e qualche volta
come un cane scarno
mordendo sia te che me stesso.
Poi, quando sarò stanco di tutto,
morirò colpito da soldato imbecille,
o morirò credendomi colpito.
Anche se non ci sei,
in quel momento verrò
da dove sei.

 Fu soltanto negli anni novanta del secolo scorso che comincia a farsi conoscere in Italia: nel 1994, presenta a Roma con successo i testi di Anima dell’acqua, suite lirica musicata da Saburo Tarata e tradotta in italiano da Yasuko Matsumoto,   e nel 1996 alcuni suoi testi, tradotti da Yasuko Matsumoto e Massimo Giannotta,  sono pubblicati  in Italia da Empiria (L’anima dell’acqua).  Nell 1998, presentato da Paolo Lagazzi , da Yasuko Matsumoto e da Massimo Giannotta, il poeta incontra personalmente il pubblico italiano al Festival Moto Perpetuo di Pescocostanzo (L’Aquila). Era la prima volta che Takano si allontava dal Giappone. L’anno dopo un’ampia scelta delle sue opere , Secchio senza fondo, sarà pubblicata dalla Fondazione Piazzola, a cura  di Paolo Lagazzi e Yasuko Matsumoto. Dal 2000 sempre in Italia  incontra di nuovo il pubblico italiano in diverse serate poetico-musicali, o in presentazioni presso l’Istituto giapponese di cultura di Roma  o in diverse istituzioni. Nel 2002, durante un incontro dedicato alla poesia di Takano: il Coro Polifonico SIAE, diretto  da Valerio Romano Teofani, esegue la suite L’anima dell’acqua di Saburo Tarata nella  versione italiana dei testi di Takano realizzata da Yasuko Matsumoto.

A TE (1)

Al mio risveglio
anche questa mattina mi trovo
come se mi andassi un po' consumando.
Durante il sonno non sarà forse che,
mutato in macaone invisibile,
sia andato pian piano volteggiando?

Volo consumandomi,
mutandomi in masso, in graminacee, in cigno
in rampone rugginoso,
in grondaia.

Lo crederesti? A ogni risveglio
mi trovo trasformato realmente
in un altro impensabile.
Sono cambiato, ormai irriconoscibile
dopo che ci siamo lasciati
.


Opere di Kikuo Takano:

·         Secchio senza fondo, Ed. Fondazione Piazzolla, 1999, Roma
·         Toward Meaning: Poems of Kikuo Takano, P.S., A Press, Middletown Springs, VT, 2004
·         In the High Sky - Selected Poems (Italian), Mondadori, 2003, 

(isabnic2015)

[2] Kikuo Takano, da Scarsità d'amore, 1961 - Trad. Yakuto Matsumoto e Paolo Lagazzi.
[3] Kikuo Takano, L’infiammata assenza, 2005, Edizioni del Leone a cura di Matsumoto Y. ; da http://www.pensieriparole.it/poesie/poesie-d-autore/poesia-106089?f=a:3762
[4] Kikuo Takano, da Nel cielo alto,  Poesie scelte a cura di P. Lagazzi e Y. Matsumoto, Mondadori, pp. 92-93. Su