lunedì 24 novembre 2014

VIOLATE CON ARTE di gogo

MOBILITIAMOCI IN VISTA DI DOMANI 25 Novembre!

Da www.nazioneindiana.com :

Sulla statua “Violata”. La lettera di Francesca Baleani al sindaco di Ancona


Il 23 marzo 201 viene inaugurata ad Ancona la statua Violata, monumento in ricordo “di tutte le donne vittime di violenza”, voluto e finanziato – senza alcun bando di concorso, ma accettando la proposta di una statua già realizzata in gesso dallo scultore Floriano Ippoliti – dalla Commissione Pari Opportunità della Regione Marche in accordo con alcuni altri enti e associazioni femminili locali. La statua, che rappresenta una donna con borsetta di ideale bellezza dalle vesti succinte e stracciate in modo da scoprirne, mettendoli in tutta evidenza, il seno e il sedere, suscita immediatamente incredulità e sdegno. Una rappresentazione che viene giudicata da troppi semplicistica e inopportuna, se non offensiva della dignità delle donne vittime di violenza. Ne derivano diverse lettere di protesta (consultabili qui:https://www.facebook.com/notes/c%C3%A8-da-spostare-una-statua/violata-le-lettere/418153478300536 ) inviate alle autorità locali in cui si spiegano puntualmente le ragioni culturali e simboliche profonde della mobilitazione e una petizione per richiedere la ricollocazione dell’opera e la sua sostituzione con un’altra scelta attraverso un concorso di idee trasparente e aperto al coinvolgimento della cittadinanza. La petizione raccoglie oltre 2600 firme, e viene sottoscritta inoltre da 64 centri e associazioni antiviolenza in tutta Italia, numerosi rappresentanti di organismi di parità e pari opportunità (tra cui intere commissioni PO regionali), centri studi di genere universitari, moltissimi intellettuali ed esponenti del mondo della cultura, dello spettacolo e dell’arte (qui l’elenco completo: https://www.facebook.com/notes/c%C3%A8-da-spostare-una-statua/istituzioni-associazioni-centri-antiviolenza-che-aderiscono-alla-petizione/418166531632564 ). E, soprattutto, da molte donne vittime di violenza e familiari di donne uccise per mano violenta.
Pubblicato da Redazione Nazione Indiana            24 novembre 2014


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A oltre un anno e mezzo dall’inizio della protesta, nessuna risposta concreta di merito è stata
data dalle istituzioni locali alle obiezioni sollevate, se non l’immediato, fermo rifiuto a ricollocare
l’opera da parte della Commissione PO delle Marche e una dichiarazione di due rappresentanti 
dell’attuale giunta di Ancona in cui si esprime una posizione PER MOLTI VERSI in linea con
le istanze della mobilitazione, ma a cui non segue nessuna azione né si inizia, come sarebbe
auspicabile e necessario, alcun percorso di dialogo e confronto sulla questione. Segue invece –
mentre la protesta continua – un lungo, incomprensibile silenzio, soprattutto verso le donne
vittime di violenza unite nella mobilitazione, alle quali non viene indirizzata, in oltre un anno e
mezzo, una sola parola di vicinanza da parte delle istituzioni coinvolte.
Francesca Baleani è una di loro. Sopravvissuta a una terribile violenza nel 2006, da allora si
batte con coraggio e dignità contro gli abusi sulle donne. Stanca del silenzio e dell’
indifferenza, il 18 novembre ha inviato un’accorata lettera alla Sindaca di Ancona che 
Nazione Indiana accoglie, sostiene e pubblica di seguito integralmente. Grazie Francesca!
**********
Alla cortese attenzione della Sindaca di Ancona, Signora Valeria Mancinelli
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e p.c.
Presidente Commissione Pari Opportunità della Regione Marche, Signora Adriana Celestini
Assessore alla Cultura Comune di Ancona, Signor Paolo Marasca
Assessora ai Servizi Sociali del Comune di Ancona, Signora Emma Capogrossi

Oggetto: La statua Violata e la protesta ignorata

Gentile Signora Mancinelli,

Dall’inizio, nell’aprile 2013, della protesta per richiedere la ricollocazione della statua
Violata, a fronte della sostanziale indifferenza che la politica locale ha mostrato
riguardo alla questione, mi trovo purtroppo a dover ancora manifestare
il mio più profondo dissenso per la scelta di questa opera come omaggio
“in onore di tutte le donne vittime di violenza”. E questo, incredibilmente,
malgrado una mobilitazione che ha coinvolto in tutta Italia un numero enorme di
associazioni e centri anti-violenza, organismi e rappresentanti di parità e pari
opportunità, centri studi di genere universitari, intellettuali e cittadini –
tra cui molte donne vittime di abusi e familiari di donne uccise.
Da donna abusata, consapevole purtroppo in prima persona delle enormi
problematiche interiori e sociali che questa dolorosa condizione comporta,
voglio esprimerLe ancora il fortissimo disagio che provo nel vedere 
rappresentato un tale dramma in una maniera così superficiale,
fuorviante e inopportuna.
Le ragioni culturali profonde dell’inadeguatezza di questo monumento come
simbolo della lotta contro la violenza sulle donne sono state ampiamente e più
volte illustrate nelle tante lettere e manifestazioni di protesta, e sono talmente
evidenti a chiunque che eviterò di ripeterle. Mi limito a ribadire che questa 
raffigurazione di donna violata è fra le immagini più umilianti 
che si potessero scegliere per rappresentare certi squarci del corpo 
e dell’anima e sembra più adatta a sollevare morbosità erotica
 che qualsiasi riflessione su un tema che oggi nel nostro Paese è una
 vera e propria piaga sociale. 
Questa leggerezza nella scelta dell’opera, la superficialità nell’affrontare
 l’argomento, unite alla scarsissima o nulla considerazione che ha trovato
 la voce dei tanti che si sono uniti in questa protesta nazionale sono l’ennesima
offesa nei confronti della sensibilità di chi, vittime o familiari, ha
 vissuto o vive dinamiche di violenza.
Mi rifiuto di venire rappresentata dalle scelte di persone che troppo 
spesso ignorano ciò di cui stanno parlando, e che non di rado cavalcano l’onda
 mediatica del femminicidio, senza avere evidentemente la minima sensibilità o
 disposizione all’ascolto nel comprendere almeno in parte ciò che accade nella vita
 di chi subisce violenza, o di chi la conosce tramite l’esperienza di una familiare.
Mi rifiuto di essere “onorata” da un simile monumento se poi la mia
 voce, nel momento in cui si alza, non riceve la minima considerazione. 
Mi chiedo che politica sia quella che pretende di omaggiare le donne
 vittime di violenza quando poi le ignora completamente se prendono la
 parola su qualcosa che le riguarda in prima persona. Sicuramente non è
 la politica da cui voglio essere omaggiata, né interpretata.
A coloro che hanno liquidato la questione simbolica relativa alla statua Violata come
 marginale, tutto sommato ininfluente sull’impegno nel contrasto della violenza
 di genere, privilegiando le “azioni concrete” a sostegno delle vittime, rispondo, da donna
 abusata, che qualsiasi azione concreta, per quanto apprezzabile, 
importante e necessaria, sarà sempre e solo un tamponare l’emergenza,
 se non si affronta il problema della violenza di genere per quello 
che è: una questione in primo luogo profondamente culturale, 
nella quale l’educazione e la comunicazione, simbolica e non simbolica,
 verbale e non verbale, giocano un ruolo decisivo e fondamentale.
Per tutti questi motivi, mi rivolgo oggi a Lei per avere finalmente una risposta puntuale
 in merito alla protesta.
Spero che il prossimo 25 novembre non sia più soltanto una data da spot promozionale,
 come già troppo spesso accade l’8 marzo, ma diventi l’occasione per avviare un percorso
 di ascolto e confronto, al fine di trovare una soluzione condivisa a un problema che non
 può e non deve essere nascosto sotto il tappeto dell’indifferenza e del benaltrismo.
 Io aspetto.

Cordialmente, Francesca Balean
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