giovedì 11 settembre 2014

NADA Y TODO? di Filippo Davvero*

“Nada y Todo” è il titolo spagnoleggiante con il quale viene presentata la mostra di Dante Ferretti e Oliviero Rainaldi presso il bramantesco tempietto di san Pietro in Montorio, realizzata con l’intento di celebrare la figura e il pensiero di San Giovanni della Croce. Verrebbe più naturale attribuirle l’epiteto di “poquito”, soprattutto  pensando alla pochezza dell’allestimento, di fronte al quale lo spirito del geniale architetto e pittore di Monte Asdrualdo deve essersi più volte rivoltato nella tomba. La situazione che si presenta agli occhi del visitatore è quantomeno curiosa : ciò che viene descritto, con dovizia di particolari nella introduzione critica, non c’è e quando c’è, non è  come dovrebbe essere. Si potrebbe pensare ad uno scherzo, che in tal caso sarebbe davvero uno scherzo da prete, se non che, tra gli autori in catalogo, è presente con un suo testo monsignor Ravasi, che non è proprio un parroco di campagna nella gerarchia vaticana ed al contrario ha  sempre mostrato, ad esempio nel padiglione del Vaticano all’ultima biennale di Venezia, eccezionale interesse e sensibilità nei confronti dell’arte contemporanea.
Già l’orario di apertura è singolare : dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 14.00 alle 16.30, fino alla fine di settembre, il che garantisce una naturale illuminazione solare, tale da vanificare la raffinata regia delle luci da parte di Ferretti, le quali infatti, sono tutte spente. Tuttavia, forse per i tempi grami della situazione economica, anche il riflettore posto all’interno del meraviglioso tempietto, che potrebbe ottenere un qualche effetto, risulta chiuso. La lastra marmorea, con rilievi estremamente bassi, prevista all’interno in relazione all’altare petriano, come ampiamente spiega lo scritto introduttivo, si trova invece all’esterno, in pieno sole e in relazione praticamente con nulla. In compenso, la figura umana in vetro, che dovrebbe trovarsi nell’ambulacro, quasi a mediare, spiegano i critici, l’esterno con l’interno, esplicitando così il percorso mistico del grande santo spagnolo, si trova al contrario dentro il sacello, ben piantata sul pavimento cosmatesco con una sua base grigiastra, francamente miserevole. L’unica cosa che sembra essere stranamente al suo posto è la lastra bronzea orizzontale posta nel cortile sull’asse principale del tempio, ma a questo punto, piuttosto contrariato, il visitatore non può fare a meno di notare gli orribili piedini di metallo che la tengono sospesa sul terreno, vanificando l’impressione di una magica levitazione.

Perso per perso, gli approssimativi allestitori non si sono preoccupati della presenza disturbate di cordoni e nastri di plastica bianchi e rossi per impedire l’accesso al retro del cortile, né hanno provveduto a  coprire i fili elettrici abbondantemente distribuiti qua e là per ottenere gli straordinari effetti luminosi di cui si è parlato. Una tale incuria nell’intervenire in uno degli spazi storicamente e culturalmente più pregnanti di Roma, se non del mondo intero, è tragica e inspiegabile, a meno che il pensiero del martirio del santo, notoriamente avvenuto a testa in giù, non abbia provocato ai curatori dei terribili mal di testa. Il risultato si riverbera negativamente anche sul lavoro degli artisti, non tanto su quello di Ferretti, che di fatto non è visibile, quanto su quello di Rainaldi, già incorso in intoppi incresciosi con  il suo noto monumento a Giovanni Paolo II. L’intento di ritrovare un rapporto tra l’arte contemporanea e la religione cristiana è infatti meritorio ed è notoriamente affrontato da monsignor Ravasi con profondità e competenza, nonostante le innegabili difficoltà storiche e culturali che remano in senso contrario, ma viene il sospetto che il nume tutelare di Brancusi, con la sua Muse Endormie, non sia sufficiente a salvare una produzione artistica che, timorosa di dissacrare il sacro, non propone molto al di là di gusci vuoti, nei quali vuoto ha decisamente la meglio sul guscio.   

(Filippo Davvero, 2014)



* Filippo Davvero vive e opera a Roma, come artista e critico flaneur. Comincia da oggi la sua collaborazione a Gogosafecrash.


                                      Dante Ferretti e Oliviero Rinaldi
                                    NADA Y TODO
                 omaggio a San Juan de la Crux
                                             a cura di Otello Lottini

 Tempietto del Bramante, Roma                           dal 4 luglio al 30 settembre 2014
                                                                            Lun-Ven h.9.30-12.30/h.14.00-16.30    


                                                         Ingresso libero