domenica 6 luglio 2014

CRONACHE DALLA CAMPAGNA (5)

5. Lavorare sporca

-Hai le dita verdi!
-Ah! Eppure ho messo i guanti! Avranno perso il colore…
- Sembri un marziano.
- I marziani non rastrellano, né aggiungono terriccio o seminano. Ho anche sete.
-Che ne sai? dei marziani, voglio dire?
- Lo so perché lì  da loro non c’è ossigeno e le piante non potrebbero svilupparsi…
- E poi non c’è Nazareno lassù. A proposito che ti ha raccontato oggi?
' Ha un sorriso tirato. Qualcosa lo turba', Germano pensa osservandolo.
Michele ha cominciato a riprendere colori e appetito, ma è ancora smagrito e una stupida influenza di tre giorni è bastata a farlo ripiombare in quello stato semi-depressivo che lo avviluppa dall’inizio dell’anno e lo fa sembrare innaturalmente invecchiato. E poi è decisamente meno tollerante in questi giorni, è più geloso e possessivo. Vuole ogni volta sperimentare il suo potere su Germano, che sembra così solido, talvolta distratto dalle storie che pian piano gli  si solidificano in testa, o dall’orto da dissodare e seminare, o dalle piante del giardino da proteggere contro l’assalto degli afidi.
E’ stata solo una banale influenza, un accidente virale che accomuna bambini e adulti, in città come in campagna, ma quei due o tre medicamenti in più da accostare alle pillole e pillolette quotidiane vengono mal sopportate. Michele continua ossessivamente a leggere quei bugiardini piegati nelle scatole dei medicinali -e che mettono a dura prova la vista- per trovarci qualche cosa- una qualsiasi- che possa dargli un motivo per smettere di prenderli.
Quando più tardi escono in giardino, è ancora più scontroso del solito; si lamenta che nonostante l’ora, la temperatura sia ancora troppo caldo, ed è sicuramente ancora afoso, e poi che il vento –appena uno stanco accenno, purtroppo!-  alza una polvere grigiastra che si appiccica alla pelle e che lo fa sentire sporco -… e poi, quell’ortensia che hai spostato sembra tutta moscia. Forse avete sbagliato la posizione, voglio dire troppo all’ombra.

Ma se non sa nulla di queste cose! Troppo all’ombra, troppo in pieno sole, fa troppo caldo, troppo freddo, troppo umido… Troppi troppo. Come i vecchi, che non si ricordano un’estate così afosa, un inverno così rigido, un giugno così nuvoloso. E -ogni volta, ogni anno- dicono, e sarebbero pronti a scommetterci, che è il più incerto di tutta la loro vita. E te le scagliano addosso quelle parole, come se fosse colpa tua la loro debolezza e fragilità. (isabnic2014)