martedì 20 maggio 2014

CRONACHE DALLA CAMPAGNA (4)

1. 
    4.  Le mattinate di Germano

Ormai sono anni che si sveglia presto. All’inizio aveva provato a rimanere a letto, con le spalle alla persiana che lasciava filtrare la luce del nuovo giorno. Sulla parete lì davanti  seguiva sconfortato il cambiamento di quel tremolare discreto, accompagnato dai canti, stridii e brevi richiami, in una luce sicura e invadente con rumori di motori e brusii di sottofondo. Ma nulla, niente da fare. Il sonno interrotto non tornava; era un guardare compulsivo l’ora sul display del cellulare, poi una gamba improvvisamente s’indolenziva o il collo si irrigidiva (‘ Potrebbe essere la cervicale. Ieri sera in giardino era troppo umido.’) e le coperte sembravano troppe o troppo poche. Insomma doveva accettare l’evidenza e abbandonare la cuccia, un po’ immusonito. Ora si è abituato, si alza ormai presto tutte le mattine e ha scoperto che non gli dispiace. Ciabatta in pigiama, scende in cucina, apre le persiane, beve un tè o un caffè, controlla fuori in giardino (‘Luce liquida del mattino ancora piena di vapori, un inizio di poesia.’), riempie la ciotola del gatto (Mkrignao!), rabbrividisce, poi si siede con il pc acceso davanti alla finestra e comincia a scrivere. I rumori all’esterno sono scomparsi, la casa sembra ancora immersa in un sonno pigro. E’ il suo terzo racconto giallo: il geologo-detective, appassionato di mineralogia e già protagonista degli altri due,  è stavolta alle prese con un misterioso ritrovamento di cadavere in una miniera abbandonata, quando… Sì, può lasciarsi andare e per un po’ staccare la spina dal mondo. Niente è cambiato con l’arrivo di Michele. Al suo amico piace dormire e ancora per due ore non lo vedrà arrivare. (Sarebbe arrivato alle spalle e lì avrebbe subito poggiato quelle sue mani un po’ ossute, piegandosi su di lui quasi cercando di rubare qualche parola sullo schermo lattiginoso. )
Germano avverte sul collo il respiro di Michele, che a quest’ora del mattino sa ancora di bambino e di sonno, ma non gli va di smettere.
 – Buongiorno! Che succede? Hanno scoperto chi è l’assassinato? Perché è stato assassinato, vero?(‘Che timbro di voce ha? Ne ha uno diverso a ogni ora del giorno o della notte. Sembra un gatto adesso.’)
 Germano grugnisce perché non gli va di parlarne, non sa ancora bene neanche lui come procedere a quel punto, e poi è tardi. Ora prepareranno la colazione, potrebbero perfino farla fuori sotto la pergola.
-          Perché scrivi?
-          Non lo so, devo farlo.
-          Ma ti piace?
-          Sì… no. Certe volte è un’angoscia, una frustrazione.
-          Ma allora?
Germano scuote la testa e Michele lascia perdere. Non sono le domande dirette che lo aiuteranno a capire l’uomo che gli sta davanti, che gli sorride ma ha la testa altrove. Gli uccelli degli alberi lì intorno si azzittiscono per un po’ spaventati dalle loro voci e dal rumore delle stoviglie e della teiera poggiati sul tavolo e il sole che entra di traverso comincia a riscaldarli. Ancora, comunque, la stagione non riesce a risolversi.
Mentre, più tardi, prepara gli asparagi, Germano pensa a quanto si sia faticosamente abituato – lui solitario da troppo tempo- alla presenza discreta di Michele. Questa quotidianità è una scoperta.

Domani mattina, niente scrittura. Viene Nazareno per l’orto.
(isabnic2014)