venerdì 4 aprile 2014

TSERING WOESER, una blogger per il Tibet (1)



Chi è Tsering Woeser?
 Una scrittrice, una poetessa, una blogger e “una tibetana che vive in esilio in Cina”, come lei ama definirsi, anche se il territorio tibetano appartiene ufficialmente allo stato cinese.  Oppure, è  “la cagna tibetana”, come l’appellano i suoi detrattori e censori?
Tsering Woeser (1966) è per tre quarti tibetana e un quarto di etnia Han. Dopo aver lasciato Lhasa da bambina, ha vissuto con la sua famiglia nella parte occidentale del Sichuan, dove ha studiato in cinese e si è poi laureata in letteratura cinese. Ottenuto un posto di lavoro presso la rivista letteraria Tibetan Literature, in lingua cinese e finanziata dallo stato centrale, torna a Lhasa con la famiglia e qui si consolida la sua presa di coscienza identitaria. Comincia a studiare il tibetano e il Buddismo. Nel 1999 pubblica una raccolta di poesie Tibet Above dove esprime la sua personale percezione della cultura tibetana e della religione buddista. Nel testimoniare il duro controllo cinese sulla lingua e la religione nel suo paese d’origine, diviene sempre più radicale e impegnata in un’opera di documentazione continua e puntuale della realtà tibetana. Nel 2003 pubblica Appunti sul Tibet, che non furono censurati, ma furono però accusati di contenere “errori politici” tali da provocare un suo nuovo allontanamento da Lhasa. Fu costretta, dunque, a lasciare il lavoro, per poi trasferirsi a Pechino.
Il suo blog, Invisible Tibet,  che è una piattaforma per articoli, libri e post di altri blogger tibetani,  fu chiuso per la prima volta nel 2006. Durante la rivolta del Tibet nel 2008, la libertà di movimento di Tsering e quella del marito, Wang Lixiong, andarono incontro a notevoli restrizioni, ma dal 2009 il blog  diventa, comunque, anche il più importante luogo di denuncia e documentazione di tutti i casi di immolazione di tibetani dentro e fuori il Tibet. I post di Tsering, inoltre, appaiono anche sul portale di informazione Radio Free Asia, e lì sostiene apertamente la libertà di espressione e l’uguaglianza etnica, cose ufficialmente professate dal governo cinese, ma violate nella  pratica quotidiana. L’audacia di questi post, tutti saldamente documentati, le è valsa una grande popolarità tra i tibetani che vivono in Cina o all’estero.
Invisible Tibets, insieme alle sue poesie, agli altri scritti e alla sua partecipazione a diversi social network, ha dato la possibilità a milioni di persone di etnia tibetana di esprimersi e di far sentire la propria voce anche altrove. Nonostante i tentativi da parte del governo cinese di mettere in ombra la forza della sua informazione, attraverso  il controllo costante da parte degli agenti di sicurezza o la pratica del domicilio coatto nei momenti di tensione politica, Tsering  con coraggio continua a denunciare, con la convinzione che  “testimoniare è dar voce” e che lei comunque continuerà a farlo. Eppure il suo blog, la sua stazione radio monocondotta,  è stata spesso sotto attacco di hacker, i suoi account GMail e Facebook  sono stati chiusi e i suoi  contatti sono diventati destinatari di e-mail con virus (malware). Da non dimenticare che dal 2004 il CCP (Partito Comunista Cinese) obbliga tutti i cittadini tibetani a usare una carta di accesso a Internet, in modo tale da poter controllare ogni attività  on line.
La partecipazione di suo padre alla Rivoluzione Culturale ha offerto il materiale del suo terzo libro, Forbidden Memories: Tibet During the Cultural Revolution. Durante il programma maoista di rieducazione la maggior parte dei templi buddisti in territorio tibetano furono saccheggiati e furono bruciati migliaia di testi religiosi, ma il governo cinese ha messo tutto sotto silenzio cercando di arginare il dissenso della comunità tibetana. I file che si riferiscono al Tibet, infatti,  rappresentano una minima parte di tutto il materiale documentario della Rivoluzione Culturale in Cina. Forbidden Memories di Woeser pubblicato a Taiwan nel 2006, con la sua raccolta di saggi, interviste e le centinaia di foto inedite fatte dal  padre dell’autrice durante il servizio sotto l’’Esercito di Liberazione del Popolo,  riempie il vuoto di documentazione sul Tibet di quegli anni. “ Se non continuo a documentare e a parlare, - ha di chiarato la scrittrice-  il nostro paese sarà messo a tacere, la nostra storia modificata e i nostri giovani non avranno modo di sapere.” Quando nel 2007 a Woeser fu conferito in Svezia  il Premio per la libertà di espressione dell’Unione degli Scrittori, le fu impedito di partecipare alla cerimonia di conferimento negandole il passaporto per motivi di sicurezza nazionale, come per i dissidenti. Anche se i suoi siti sono stati temporaneamente oscurati, i suoi saggi e i suoi lavori sono apparsi in altre piattaforme in lingua inglese, come

 Highpeakspureearth.com. Tsering, dunque, continuerà a parlare nonostante le minacce.   (gogo2014)