lunedì 24 marzo 2014

BORSITE (1) di isabnic

*  Il grande romanzo italiano ha come titolo il nome comune di una malattia, di un impedimento, di un impiccio, che da una parte ossessiona la protagonista prosciugando qualsiasi forza creativa originale, dall'altra le offre una condizione di stasi, di distacco dal flusso del quotidiano, che permette di attivare la memoria personale senza eccessivi sentimenti di colpa. Incipit tradizionale che sfuma in un lungo flashback.
Dettagli realistici, filtrati attraverso l'esperienza sensoriale,  e ampia variazione di registri. Circolarità (= vicus of recirculation back to...).

** Borsite: "processo infiammatorio della borsa sierosa di un'articolazione. Quando si verifica una borsite il movimento del tendine diviene difficile e doloroso. Inoltre, il movimento dei tendini e dei muscoli sulla borsa infiammata aggrava l'infiammazione, perpetuando il problema".(Wikipedia) 


*** Sedi: "Le sedi più comunemente soggette ad un processo di borsite sono:
  • olecrano subdeltoideo, detta anche "gomito dello studente"
  • trocanterica
  • radioomerale
  • prerotulea (prepatellare), detta anche "ginocchio della lavandaia"
  • infrapatellare, detta anche "ginocchio del posatore"

                                            

                                                                                        BORSITE 


C’era voluto il ginocchio sinistro infiammato per lo stripping delle safene a tenerla a letto per due settimane.  A parte un paio di giorni dolorosi, durante i quali era rimasta sdraiata a osservare il soffitto, era poi riuscita, grazie a quel forzato riposo, a finire la rilettura di Moby Dick. Fantastico. Altro che “racconto marino sulla caccia ossessiva del capitano Achab alla balena bianca”, come era scritto in copertina. C’era ben altro! e in quella notte di tregenda in cui Roma veniva colpita dal più tremendo nubifragio dell’ultimo secolo e il fiume minacciava di esondare, tra bagliori di lampi, clamori di tuoni e urli di sirene di allarme, aveva letto in contemporanea le pagine sull’arrivo del tifone sul Pequod e quelle sulle tre ultime notti di caccia, fino all’epilogo della salvifica balena. Poi, esausta, era crollata in un profondo sonno denso di immagini e di voci lontane.

Come Achab aveva quasi sessant’anni. (...)
(isabnic 2007)