lunedì 12 agosto 2013

STELLE CADENTI di Ibis Kan



Ho paura che non ne vedrò neanche una, troppe luci in città.
Salirò sul terrazzo lassù per sentirmi più vicino, ma non ne vedrò nessuna.
Urlerò lo stesso un paio di desideri, se posso.

Non voglio più sentirmi in colpa per
un ragazzino che si uccide perché si era accorto che il suo amore non era regolare e
nessuno voleva saperlo.

Non mi piace che l'acido muriatico lasci segni sull'asfalto quando la luce è incerta e
divori volti di donne che avevano
deciso di camminare da sole.

Mi ripugna continuare a fare il bagno al mare tra lividi corpi in fuga dalle guerre
avvinti alle alghe e trascinati a fondo o pietosamente coperti sulla riva da teli d'argento.

Non sopporto che una donna nera
continui a essere offesa
dal riso sguaiato di ignoranti violenti,
egoisti inconcludenti e capipopolo senza seguito.

E se stasera non ne vedrò cadere neanche una,
continuerò a urlarlo puntando gli occhi in alto
e frugando attento nel cielo grigiastro.