lunedì 17 dicembre 2012

JUAN GELMAN, poeta dell'esilio e del dolore


Medellin (Colombia), 20…

“ … un grande applauso accoglie l’arrivo del grande vecchio della Poesia Latino-Americana:  Juan Gelman[1]. Lui, l’amato poeta argentino, l’ex-militante della sinistra peronista in esilio dal 1975[2], che ha sempre dichiarato che “ Scrivere poesia è interrogarsi sulla realtà … senza timori ”  e creduto nella poesia come memoria, come vittoria sull’orrore del dimenticare, come modo di riempire il vuoto creato dalla violenza.
              Con la sua voce calda, comincia a leggere i suoi versi e tutti lo ascoltano commossi:
Poesia [3]
Giovedì trascorso nell’atmosfera amica
della tua conversazione. Sulla tovaglia,
i dolci piatti, il coltello all’erta,
la voglia di mangiare.

La voglia pure di chiacchierare un po’,
di tutto, di ogni cosa, di niente.
Di piangere per via della cipolla
e di ridere giusto sul cucchiaio.

Le tue mani abili, tiepide di ortaggi,
ed il grembiule che si rovina sempre
in quel punto, che rabbia!
Il pane è aumentato ancora, eh? Come faremo!

Come faremo, mia sposa, come faremo a
toccare l’aria di questo semplice giovedì!
Guardarci il petto, scandalo della vita!
Udire nel tuo ventre come cresce nostro figlio!

E tutto il resto, lo sistemeremo.

            Tutto è affettuoso e bello in questo semplice giovedì, in cui tra odori di cucina, lessico familiare, preoccupazioni e speranze, tutto sembra normale. La vita prepotentemente batte sotto il petto e si moltiplica nel ventre della sposa. Ma qualcosa non torna: “il coltello all’erta” sulla tovaglia, il  “ridere giusto sul cucchiaio”, “il grembiule che si rovina sempre” e il prezzo del pane che aumenta. Forse con un po’ di pazienza … ma non si può cancellare il resto! Ci sono parole e silenzi, e in quei silenzi il non detto riaffiora, sguscia tra le parole, apparentemente allegre e leggere. La rabbia è solo un ritornello inutile e senza forza, e la pazienza invocata solo un tentativo di oblio.
           Un giovedì - e tutto il pubblico che sta ascoltando il poeta pensa ad altri terribili giovedì, quelli  in cui a Buenos Aires le Madri de la Plaza de Mayo, con i loro fazzoletti bianchi, marciavano intorno al palazzo del governo per chiedere il ritorno dei desaparecidos; tutti pensano anche alla tragica storia personale di Juan Gelman, anche lui vittima della dittatura, anche lui infaticabile nella ricerca della verità. Tutti ricordano la scomparsa  del suo giovane figlio e della nuora incinta, rapiti e assassinati per colpire il poeta che, accusato di attività antigovernative, si era rifugiato in Italia per sfuggire alla polizia argentina.[4]
           Malgrado la vita segnata dalla sofferenza e dai  lutti, però, quella di Gelman  non è mai una poesia appesantita dall’ ideologia; è, al contrario, […], una poesia che  procede ritmata, con versi spezzati dalle cesure, ripetizioni di parole, quasi che il poeta voglia fissare i ricordi, come per non dimenticare. Lo stesso ritmo spezzato […] di altri suoi componimenti. Anche quando parla d’amore, o […] della donna-mille- donne di questi  versi:
donne[5]
dire che quella donna era due donne è dire pochino
doveva averne 12 397 di donne nella sua donna/
era difficile sapere con chi si trattava
in quel popolo di donne/ esempio:
giacevamo in un letto d’amore/
lei era un’alba di alghe fosforescenti/
quando feci per abbracciarla
si trasformò in singapore piena di cani che urlavano/ ricordo
quando apparve avvolta di rose di aghadir/
pareva una costellazione in terra/
pareva che la croce del sud fosse discesa a terra /
quella donna brillava come la luna della sua voce destra/

come il sole che tramontava nella sua voce/
sulle rose c’erano scritti tutti i nomi di quella donna meno uno/
e quando si voltò,/ la sua nuca era il piano economico/
aveva migliaia di cifre e il bilancio delle morti favorevole alla dittatura militare/
non si sapeva mai dove andava a parare quella donna/
io ero leggermente sconcertato / una notte
le picchiai sulla spalla per vedere con chi mi trovavo
e vidi nei suoi occhi deserti un cammello / a volte
quella donna era la banda municipale del mio paese /
suonava dolci Walzer finché il trombone incominciava a stonare /
e tutti stonavano con lui /
quella donna aveva la memoria stonata/
tu potevi amarla fino al delirio /
farle crescere giorni dal sesso tremante/
farla volare come uccellino di lenzuola /
il giorno dopo si svegliava parlando di malevic /
la memoria le andava come un orologio rabbioso /
alle tre del pomeriggio si ricordava del mulo
che le aveva preso a calci l’infanzia in una notte dell’essere /
donava molto quella donna ed era una banda municipale
la divoravano tutti i fantasmi che poté
alimentare con le sue mille donne /
ed era una banda municipale stonata
allontanandosi fra le ombre della piazzetta del mio paese /
io / compagni / una notte come questa che
ci impregnano i volti che forse moriamo /
montai sul piccolo cammello che nei suoi occhi aspettava
e me ne andai nelle tiepide sponde di quella donna /
zitto come un bambino sotto gli avvoltoi grassi
che mi mangiano tutto / meno il pensiero
di quando lei si riuniva come un ramo
di dolcezza e lo lanciava nella sera

            O quando l’amore […]diventa invocazione, desiderio urlato in solitudine:
Poesia Preghiera[6]
Abitami, penetra in me.
Che sia uno il tuo sangue col mio.
Entri la tua bocca nella mia.
Il tuo cuore ingrandisca il mio fino a scoppiare.
Straziami.
Cadi  intera nelle mie viscere.
Vadano le tue mani nelle mie mani.
Camminino i tuoi piedi nei miei piedi, i tuoi piedi.
Ardi in me, ardimi.
Colmami della tua dolcezza.
Che la tua saliva bagni il mio palato.
Sii  in me come è il legno nel ramoscello.
Che non resisto più così, con questa sete
che mi brucia.
Con questa sete che mi brucia.
La solitudine, i suoi corvi, i suoi cani, i suoi brandelli.

       O luce e calore a riscaldare i tempi bui prima de:
La Vittoria [7]
[….]

dopo aver amato
il tuo ventre illumina ancora l’oscurità
la stanchezza
la notte rifugiata nella stanza
il silenzio ha tremato per noi
come i piedi scalzi di quest’inverno di poveri
rimangono ancora tra le tue braccia
volti d’amore abbandonati
dopo aver amato
regrediamo al fuoco, alla furia
all’ingiustizia
nella città che geme come pazza
l’amore conta pian piano
gli uccelli morti contro il freddo
le carceri, i baci, la solitudine
i giorni che mancano
per la rivoluzione

..."

 (da 326 poesie dal mondo per una storia d'amore,  di M.G.Bruni e I.Nicchiarelli, www.onyxebook.com, 2015)

*** sulla tradizione e l'esilio per J. Gelman, poeta ebreo in lingua spagnola, con testi tradotti da Laura branchini, confronta:
 http://blog.edizionisur.it/09-03-2012/la-poesia-di-juan-gelman/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=la-poesia-di-juan-gelman

** sui nuovi premi e riconoscimenti attribuiti al poeta e un'intervista con Gelman di Marco Dotti sul Manifesto, confronta:
http://blog.edizionisur.it/08-10-2012/nella-poesia-di-juan-gelman-la-%E2%80%9Cchiara-oscurita%E2%80%9D-del-ricordo/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=nella-poesia-di-juan-gelman-la-%25e2%2580%259cchiara-oscurita%25e2%2580%259d-del-ricordo

(gogo2013)




[1]  Juan Gelman nasce a Buenos Aires nel 1930; scrittore, poeta e giornalista argentino. Premio Cervantes 2007. Nel 1975 lascia l’Argentina, in esilio prima volontario poi forzato; ha vissuto a Roma, spostandosi poi in varie parti del mondo. Traduttore all’UNESCO.  E' morto in Messico, dove aveva fissato la sua residenza negli ultimi anni, il 14 gennaio 2014.
[2] Anno del colpo di stato del generale Videla
[3] Juan Gelman, “Poesia”, per gentile concessione della Redazione italiana di www.juangelman.net ;traduzione inedita di Laura Branchini.
[4] Nel gennaio del 1990 furono identificati i resti del figlio Marcelo, ucciso a venti anni con un colpo alla nuca. Anche la nuora, allora incinta, era scomparsa; fu fatta partorire e poi portata con la bambina in Uruguay. La bimba, Maria Macarena, fu  affidata ad una famiglia di Montevideo. J. Gelman non smise mai di cercare la nipotina. Dopo una ricerca durata 23 anni, fu infine da lui ritrovata nel 2000.
[5] Juan Gelman, “donne” in “Doveri dell’esilio”, interlinea edizioni, 2006; traduzioni di Laura Branchini.
[6]Juan Gelman, “Poesia-preghiera”, per gentile concessione della Redazione italiana di www.juangelman.net;traduzione inedita di Laura Branchini.
[7] Juan Gelman,”La Vittoria”, da Gotàn,Guanda, 1980 (fuori catalogo); traduzione di Antonella Fabriani.