martedì 29 maggio 2012

Il funerale della Boncini e ...(10 e ultima puntata!)


Anche gli appartamenti qui, come le persone che li abitano, sono di solito tranquilli e silenziosi. Eppure, tra le pieghe dei muri interni, dietro le lastre di marmo colorato delle scale, sotto i tappetini fuori dei portoni ogni tanto gocciolano fuori voci, mugolii, rumori di stoviglie o sedie spostate nervosamente, schegge di urla compresse dal quieto vivere e dalla buona educazione. Un posto tranquillo, di solito. Oltre alle note del pianoforte che erano salite per la tromba delle scale durante assonnati pomeriggi estivi di forte calura, o gli ululati di rancore contro utenti distratti dell’ascensore, avevamo avuto nel tempo soltanto una giovane studentessa- nei piani più bassi- che spesso, fino a  notte fonda, urlava la sua solitudine e il suo dolore. Infine, buttava fuori dalla finestra i suoi sacchetti d’immondizia che qualche mano pietosa metteva poi nel cassonetto l’indomani mattina. Dopo un po’ la ragazza scomparve e non se ne seppe mai nulla.
Queste scomparse improvvise, senza rumore, erano un’altra caratteristica del luogo. Sembrava, insomma, non esserci una vera possibilità di fuggirne via volutamente. Si riusciva ad allontanarsi da quel palazzo solo con la morte, oppure per malattie da vecchiaia o per problemi con il vino o per follia. In realtà, nessuno decideva di andarsene davvero, ma, se non morivano, ad un certo punto scomparivano nel nulla. Almeno a noi così sembrava ogni volta. Forse sarebbe bastato chiedere. Per esempio, la Pittrice Argentina da un po’di tempo non si vedeva più e un giorno a mio marito, che rientrava dall’uscita mattutina per l’acquisto dei giornali, fu detto che la casa della Pittrice era stata messa in vendita. Dopo appena una settimana, leggemmo un cartello al solito posto sulla porta dell’ascensore al piano terra, dove qualcuno si scusava per eventuali rumori o altri fastidi causati dalla ristrutturazione dell’appartamento, ma ancora oggi non abbiamo capito chi ci vive ora,  né esattamente dove sia la Pittrice dalla vita avventurosa.
Osvaldo Magrelli non morì, né era così vecchio o con problemi di salute da esser ricoverato. Semplicemente, anche lui un bel giorno scomparve e non si rivide più.
Il fatto è che la Boncini aveva sì sottratto le tre stampe, ma non aveva poi avuto la forza di consegnarle al suo uomo. Nella disperazione aveva finalmente parlato con le sue amiche e più fidate collaboratrici, che da tempo avevano cercato di metterla in guardia nei confronti di Magrelli. Insomma, qualche tempo dopo le amiche intervennero. Lui fu messo alle strette e scomparve. Cosa dissero o fecero nessuno di noi lo venne a sapere bene, ma pare che una di loro avesse un Carabiniere in famiglia. Da allora, comunque,  lui divenne irreperibile e solo una serie di gatti, grosso modo identici all’ultimo, si erano susseguiti per far compagnia alla Boncini.
E le stampe? C’era stato un patto… Le amiche avevano tentato di riprenderle subito per restituirle, ma la Boncini aveva chiesto di poter continuare a tenersele a casa: - Ecco, mi rimangono solo loro e vedendole mi ricordo di quello che stavo per fare. MI aiutano a dimenticare quel delinquente, a non pensare a lui come una cosa bella che mi manca. Se muoio dovete riportarle. Non sono state catalogate, perché erano in mezzo a un epistolario. Ce ne sono altre tre,  etc etc.
Ed ecco cosa era successo:  quando una delle due amiche era entrata nell’appartamento, le stampe non erano più al solito posto. Negli ultimi tempi alla Boncini era venuto un fastidio profondo nel dover raccontare la storia della beata Maria Anselma che immancabilmente le veniva richiesta quando capitava un nuovo volontario a casa sua. Come se ogni volta le si riaprisse la ferita. Adelaide, allora, le aveva arrotolate singolarmente e infilate nelle maniche delle due pellicce e del paletot nero che non metteva più– tutti rigorosamente imbustati o inseriti in sacche di cotone a fiori odorose di canfora, nello scomparto in alto dell’armadio. Adelaide glielo aveva confidato una delle ultime volte in cui si erano incontrate. Il giorno del funerale le due amiche si erano alternate nell’impresa –e nessuno di noi si era accorto dell’assenza momentanea di una delle due: mentre una di loro si era occupata a recuperare le stampe dai vecchi cappotti, l’altra aveva organizzato poi la messa in scena. Aveva, cioè, messo in disordine la stanza- magari esagerando- per fingere un’azione di ladri esperti e sconosciuti. Quando raccontarono tutto questo, le stampe erano già al loro posto, insieme alle altre della serie, tra fogli di carta velina, finalmente segnate  con il loro codice d’archivio.
Al Centro di Elaborazione Dati della Polizia di Stato, poi, fu facile per l’Ispettrice trovare informazioni su: Magrelli Osvaldo, nato a Rieti nel 1930, residente a … (RM), sposato con …, proprietaria del Bar Sogno, sito in …. Oggi in pensione e nonno, ma  anche vecchia conoscenza degli agenti di polizia che si occupavano negli anni Sessanta e Settanta di giochi, scommesse e corse ippiche clandestine. Una fortuna che fosse scomparso definitivamente dal nostro palazzo lungo il viale alberato e dalla vita della Boncini. L’Ispettrice non l’avrebbe davvero voluto incontrare in ascensore.
Ho sempre pensato, infine, che, a questo punto, l’Ispettrice Signora-Solitaria, per una volta, in tutta la sua lunga carriera, finse di non sentire e di non sapere; strappò gli appunti presi, cercò di dimenticare le stampe di Domenico Cunego, tenute “in prestito” e conservate per tanti anni in luogo improprio, e lasciò che il furto fosse d’ignoti come tanti altri nella nostra città. ( isabnic2012)

domenica 27 maggio 2012

città meticcia---------il mondo visto dalla luna




Prima ho visto la luna vicina vicina attraverso il telescopio di bidoni costruito sulla torre, poi ci sono andata, a bordo del missile in fondo al cortile. Ho visto la Terra attraverso gli oblò di lavatrice e lì per lì non mi è piaciuta tanto. Ma, poi. tutto si è sfumato, non c'erano più contrasti nè dissonanze, anche se i colori erano tanti, e son voluta tornare.


MAAM vuol dire Museo dell'Altro e dell'Altrove di Metropoliz_città meticcia. E' l'ex salumificio Fiorucci in via Prenestina, 913. Dopo il Quarticciolo.

giovedì 24 maggio 2012

Fermate le motoseghe in Amazzonia!


Ultime ore per salvare l'Amazzonia - raggiungiamo i 2 milioni!
Posta in arrivo
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Luis Morago - Avaaz.org avaaz@avaaz.org
11:25 (11 minuti fa)
me
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La nostra petizione sarà consegnata negli uffici della presidenza fra poche ore! Raggiungiamo i 2 milioni prima dell'incontro: inoltra questa email a tutti

Cari amici,



Il Parlamento brasiliano ha appena approvato una legge che dà ai taglialegna e ai contadinicarta bianca per abbattere aree sterminate di foresta amazzonica. Solo la Presidente Dilma può porre il veto. La pressione interna sta montando, ma una mobilitazione da tutto il mondo può dimostrarle che la sua reputazione internazionale è in pericolo. Costringiamola a fermare le motoseghe in Amazzonia: firma la petizione urgente e dillo a tutti!

Firma la petizione
Il Parlamento brasiliano ha appena approvato una legge devastante per le foreste, perché darebbe carta bianca a taglialegna e contadini per tagliare aree sterminate della foresta amazzonica. Solo la Presidente Dilma può fermare questa legge.

Il momento però è propizio: tra poche settimane Dilma ospiterà il più importante vertice mondiale sull'ambiente. Gli addetti ai lavori dicono che per lei il conto da pagare sarebbe troppo salato se dovesse fare la padrona di casa nei panni di quella che ha appena approvato la distruzione della foresta pluviale. In più Dilma sta fronteggiando pressioni interne crescenti: ben il 79% dei brasiliani è contro questa nuova legge. Se ci uniremo a loro ora potremo aumentare la pressione mondiale e prendere a colpi di motosega la legge, non la foresta.

Dilma prenderà la sua decisione nelle prossime 48 ore! Convinciamola a porre il suo veto alla legge. Clicca sotto per firmare la petizione urgente per fermare questa distruzione pericolosa della foresta amazzonica, e se hai già firmato fai il passaparola con tutti:

http://www.avaaz.org/it/veto_dilma_global_final_push/?vl

La foresta amazzonica è il polmone indispensabile per la vita sulla terra: 20% del nostro ossigeno viene da questa magnifica foresta pluviale, che ha un ruolo fondamentale nell'ostacolare il cambiamento climatico mondiale. Negli ultimi 10 anni il Brasile ha ridotto drasticamente il tasso di deforestazione, facendolo scendere del 78% tra il 2004 e il 2011. Come ha fatto? Con una legge per proteggere le foreste sostenuta da tutto il mondo e con il controllo serrato della sua applicazione anche grazie a un sistema di monitoraggio satellitare.

Ma questa nuova legge è molto pericolosa: consentirebbe di deforestare un’area grande quanto la Francia e la Gran Bretagna messe insieme e concederebbe ai taglialegna un’amnistia per tutti i crimini di deforestazione commessi in passato. Questonon solo scatenerebbe la devastazione totale delle foreste in Brasile, ma creerebbe anche un precedente negativo per tutti gli altri paesi. È per questo motivo che è così importante che tutti noi ci attiviamo per proteggerla.

Il Brasile è un paese in rapido sviluppo, impegnato a far uscire milioni di persone dalla povertà. Nonostante sia dimostrato che non c'è nessuna correlazione fra deforestazione e crescita, Dilma è sotto pressione da parte delle potenti lobby dell’agricoltura che l’hanno aiutata a essere eletta e che vogliono abbattere gli alberi per fare profitto. E ora la situazione sta assumendo contorni drammatici: alcuni attivisti sono stati zittiti, minacciati e uccisi. Ma gli ex ministri dell'ambiente e i cittadini di tutto il Brasile hanno mandato un messaggio chiaro a Dilma: vogliono salvare la foresta amazzonica. Ora sta a noi dare loro supporto, incoraggiando la Presidente Dilma a rimanere con la schiena dritta.

Sul destino della foresta amazzonica pende questa enorme minaccia. Ma con la Presidente così sotto pressione da parte dell'opinione pubblica, possiamo trasformare la mobilitazione dei cittadini di tutto il mondo in una vittoria per tutto il pianeta! Firma ora la petizione urgente e dillo a tutti: le firme saranno consegnate dall’ex Ministro dell'ambiente direttamente nelle mani di Dilma:

http://www.avaaz.org/it/veto_dilma_global_final_push/?vl

Negli ultimi 3 anni abbiamo vinto molte battaglie che all’inizio sembravano improbabili. Uniamoci ora prima che sia troppo tardi, per fermare la distruzione della foresta amazzonica, proteggere il nostro pianeta e per consentire a Dilma di diventare una forte leader internazionale in difesa dell’ambiente.

Con speranza e determinazione,

Luis, Pedro, Maria Paz, Alice, Ricken, Carol, Lisa, Rewan e tutto il team di Avaaz

Ulteriori informazioni

Brasile, ok a legge sulle foreste. Ambientalisti: è una catastrofe (Il Fatto Quotidiano)
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/26/brasile-legge-sulle-foreste-ambientalisti-catastrofe/209190/

Il premio Oscar Colin Firth lancia un appello a favore di una tribù della foresta amazzonica (Corriere della Sera)
http://www.corriere.it/ambiente/12_aprile_26/colin-firth-testimonial-per-survival-e-tribu-amazzonia_80fbc206-8fac-11e1-b563-5183986f349a.shtml

La riforma sulle foreste in Brasile permetterà di tagliare alberi più facilmente (Il Post)
http://www.ilpost.it/2012/04/26/la-riforma-sulle-foreste-in-brasile/

Votata legge pro-deforestazione, chiesto veto della Rousseff (TMnews)
http://www.tmnews.it/web/sezioni/news/PN_20120426_00166.shtml


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martedì 22 maggio 2012

Il funerale della Boncini e ... (9)


Tutti noi ci sentimmo in diritto di ascoltare e parlare, banchettare su quei frammenti di ricordi e di sentito dire. Il presente, che negli ultimi tempi premeva ad ogni pianerottolo in forma di giovani studenti-universitari intercambiabili, fantastiche ragazze di Intercultura desiderose d’imparare in breve tempo l’Italiano -vale a dire un viavai settimanale di giovani americane-WASP, afroamericane, cinoamericane, chicane, olandesi, danesi, etc. che abbassavano la media piuttosto alta dell’età condominiale- e le sollecite badanti, altrettanto esotiche,  venne spazzato via prepotentemente dal passato che le pareti tinteggiate da squadrette di inesperti, ma economici, operai extra-comunitari lasciavano trasudare. E le parole continuarono per tutto quel periodo a intrecciarsi, schegge di una povera vita che si rinsaldavano al loro posto, ma delle stampe, però, nessuno sapeva dire di più.
Ci volle, infatti, un po’ di tempo, qualche lacrima di pentimento, molto imbarazzo e tristezza da parte delle due signore, amiche della Boncini, oltre alla pazienza, alla testardaggine e alla professionalità della Ispettrice SS perché la matassa si sciogliesse. Sicuramente qualche racconto dei condòmini servì, poi, a completare il mosaico.
La Boncini aveva lavorato prima in una sede storica più centrale e poi a Via di Galla Placidia come responsabile della conservazione e catalogazione degli archivi di famiglie nobili romane giunti all’Archivio come donazioni. Le tre stampe della Boncini appartenevano all’archivio della famiglia Fringuelli, camerieri del Papa e proprietari terrieri imparentati con ricche famiglie fiamminghe. La donazione del loro archivio era avvenuta nel 1941, lo stesso anno delle donazioni di altre famiglie principesche romane, come i Giustiniani e i Lante.  Quelle stampe non erano i disegni originari del Borromini della Sala Alessandrina, ma erano pur sempre un patrimonio statale. Come aveva spiegato la Formigoni all’Ispettrice e come lei stessa aveva poi trascritto: “[…] Le tre stampe mancanti( cm 25,1x 21,6 c.a), prive di contrassegno di data, appartengono a una serie di sei incisioni in maniera nera (tecnica faticosa e lenta, di moda per tutto il XVIII e il XIX secolo, soprattutto in Inghilterra). L’autore è presumibilmente Domenico Cunego (** a tutt’oggi  non è stato rinvenuto il certificato di autenticità), originario di Verona come la famiglia Fringuelli a cui le stampe originariamente appartenevano. L’incontro e la collaborazione del Cunego con uno dei fratelli Adam, famosi incisori del tempo, fu seguito da una sua lunga permanenza a Roma prima, e  da un viaggio in Germania poi, nel 1785. Qui l’artista apprese la maniera nera che sperimentò al suo ritorno a Roma. Fu allora (1790 c.a) che la famiglia Fringuelli entrò in possesso di alcune opere del Cunego, tra cui le sei incisioni a lui commissionate. Le stampe, basate su disegni di T. Mascheroni, raccontano momenti della vita e la morte della beata Anselma Maria Fringuelli(1610-1632)”.
 Tutto era cominciato e finito in un certo senso con l’arrivo di Osvaldo Magrelli, un bellimbusto senza scrupoli che in quattro e quattr’otto riuscì ad irretire la non più giovanissima Adelaide Boncini. Lui veniva da Rieti; finse di non riuscire a trovare una camera in affitto conveniente, chiese  alla Boncini e la poverina rispose. Poi un giorno, senza alcun preavviso, lui l’aveva fissata sfrontatamente per un po’, e infine le aveva detto: - Sai? Hai gli occhi belli delle ragazze dei quartieri bene! Maria Adele non aveva detto nulla, ma si era sentita improvvisamente stanca, senza più voglia di lottare contro gli abbandoni, le malattie, la guerra, le privazioni, le responsabilità, il tempo che passava e il condominio da pagare.  Da ospite pagante dello studiolo con affaccio sul viale, Osvaldo Magrelli ben presto divenne il suo convivente e condivise il bel letto matrimoniale di famiglia della stanza grande con balcone.
 All’inizio stavano sempre insieme - anche al lavoro, finché lui non si licenziò e lasciò a lei il compito di continuare a guadagnare. Osvaldo Magrelli, nelle lunghe giornate in cui l’Adelaide rimaneva al lavoro aveva preso a frequentare il bar con sala giochi lì davanti al loro palazzo. Era bravo a giocare, ma vinceva quasi sempre ai punti perché non voleva strafare. Dove rischiava era invece ai cavalli, perché pensava di essere fortunato con loro come con le donne. Qualcuno disse che qualcun altro gli aveva detto che lo avevano visto frequentare un locale di scommesse ippiche a Trastevere.
Il  bar davanti casa -molto più popolare di quello in piazza-, quello d’angolo, cioè,  con la rivendita del latte e la possibilità di giocare al Totocalcio, con il juke-box  vicino l’entrata sul viale e una cabina con il telefono a scatti, aveva dietro l’archetto, a lato del bancone, una saletta con un grande biliardo, poi sostituito negli anni dai flipper e più recentemente dalle macchinette. Tra il biliardo e le scommesse Magrelli, insomma, si ritrovò qualche debito di troppo e la gente con cui aveva a che fare non era molto tenera. Decise di fare il colpo grosso e convincere la Boncini, che non poteva contare su grosse somme di denaro liquido, ad impadronirsi di qualche carta, lettera, insomma qualcosa di prezioso da rivendere che a Trastevere lui il posto giusto dove portarla ce l’aveva già e erano tutte persone fidate. Una cosa sicura, senza problemi: - … tanto chissen’ accorge ‘mmezzo a quel bordello de robba? Per me, invece, Adele mia, è questione di vita o di morte!
Con chi si confidò se mai lo fece allora la Boncini? Come riuscì a superare l’ansia, i timori, la vergogna? A mettere a tacere il suo senso del dovere, lei da due anni promossa a dirigente dell’Ufficio? A organizzare la cosa? A fugare eventuali sospetti? Comunque, lo fece, perché ormai per lei Magrelli era davvero tutto. (isabnic2012)
(CONTINUA)

lunedì 21 maggio 2012

a proposito di amore


" Una volta (ero rimasto lontano alcuni giorni) mi vide ritornare turbato, e presomi in disparte osservò:
-Lei non deve abbandonarsi a desideri nei quali non crede. So che cosa desidera, ma deve poter rinunciare a questi desideri oppure desiderare appieno. Se riesce a chiedere in modo da essere sicuro dell'esaudimento, sarà anche esaudito. Lei invece desidera e poi si pente e ha paura.
Tutto ciò bisogna superare. Le racconterò una fiaba.
E mi parlò di un giovane che era innamorato di una stella. In riva al mare tendeva le braccia e adorava la stella, la sognava e le rivolgeva i suoi pensieri. Ma sapeva o credeva di sapere che le stelle non possono essere abbracciate dall'uomo. Considerava suo destino amare un astro senza speranze, e su questo pensiero costruì tutto un poema di rinunce e di mute sofferenze che dovevano purificarlo e renderlo migliore. Tutti i suoi sogni però erano rivolti alla stella. Una volta, trovandosi di nuovo su un alto scoglio in riva al mare notturno, stava a guardare la stella ardendo d'amore. E nel momento di maggior desiderio fece un balzo e si buttò nel vuoto per andare incontro alla stella. Ma nel momento stesso del balzo un pensiero gli attraversò la mente: no, è impossibile! Così cadde sull'arena e rimase sfracellato. Non sapeva amare. Se nel momento del balzo avesse avuto l'energia di credere fermamente nel buon esito, sarebbe volato in alto a congiungersi con la stella.
L'amore non deve implorare - conchiuse - e nemmeno pretendere. L'amore deve avere la forza di diventare certezza dentro di se. Allora non è più trascinato, ma trascina. Il suo amore, Sinclair, è trascinato da me. Quando mi dovesse trascinare, verrò. Io non voglio fare regali, voglio essere conquistata. [...]" 
(Hermann Messe, Demian,  1919)

domenica 20 maggio 2012

"Compagni... viaggerete con noi?"(W.Whitman)

Al reading di Jack Hirshman (fantastico!!) del 17 maggio al Circolo degli Artisti è stato presentato, fresco di stampa, il I° volume dell'antologia bilingue della Rome's Revolutionary Poets  Brigade, a cura di Alessandra Bava e con introduzione di J.Hirshman (edizioni Ensemble, Roma 2012).
Nella Dichiarazione d'intenti la Brigata invita "i Poeti, lame da rasoio dal margine affilato del pensiero sociale, e tutti i compagni artisti dal coraggio visionario", a incitare "le menti confuse di oggi al futuro [...]".

 Uomo CEE

Questa sera
la cena sul fuoco,
il freddo la stanca,
le solite cose.
Accartocciata ad arte la colonna vertebrale,
non sei stanco di sondare
                                                         cosa passi il digitale?
                       "No"
                      Non ne hai turgido lo stomaco
                      di stare rintanato
                      ricurvo su ginocchia
                      ripiegato rintronato
                      a martoriarti a morte
                      le cuticole d'alluce lercio,
                      sempre fermo
                      sempre lì?
                      "Uh le solite alluvioni... tanto è tutto P.I.L."
                       [...]
                      Ludovica Lanini


Figli della disobbedienza
Come Thoreau
    credo che le cose
         non cambino, ma che
             noi possiamo e dobbiamo

cambiare. Con superbo furore,
      lottiamo liminalmente,
          perifericamente,
                deliberatamente.

[...]
Alessandra Bava

giovedì 17 maggio 2012

JACK HIRSCHMAN &the Rome's Revolutionary Poets Brigade











 GIOVEDI' 17 Maggio 2012


al Circolo degli Artisti    Via Casilina Vecchia, 42        ore 20.30 


           CROSSING THE BEAT    il reading

lunedì 14 maggio 2012

Marcia Theophilo

Sono tornata a curiosare in www.marciatheophilo. com  e seguendo un link ho potuto ascoltare un suo intervento/ lettura poetica su Natura e Memoria (www.desertearte.enea.it/lezioni ). E' la storia  dei bambini Giaguaro, che prendono il nome dalla dea Giaguaro, quella che racchiude in sé tutte le forze della natura. Narrata dalla voce di Marcia Theophilo, che è simile a un'orchestra di infiniti suoni, e accompagnata da ritmi e da strumenti brasiliani, seguiamo la storia  dei bambini, sfruttati e perduti nei labirinti metropolitani, ma che portano i nomi dei fiori dell'Amazzonia, mentre marciano verso il nord, verso la terra dove non si muore. Dura poco più di mezz'ora: emozionante!

Nel nostro racconto-antologia di poesie d'amore moderne e contemporanee, con Maria Gabriella Bruni abbiamo sottolineato la fantastica  fusione fra memoria emotiva e mito in Marcia Theophilo ad esorcizzare  la distruzione delle tradizioni e a cogliere l’essenza del tutto.
Ecco, allora, un assaggio del sentimento d'amore per quello che fu lo spazio da lei abitato da bambina, la foresta amazzonica, minacciata da una continua e inarrestabile deforestazione. In questi versi, l’eroe-uccello abbandona il villaggio per far tacere un desiderio che lo consuma e  si allontana volando “nella vastità della foresta”, circondata dal fiume-serpente, divino e camaleontico:
Aquiloni farfalle[1]
Ubirajara se ne andò dal villaggio.
Il desiderio che sentiva di Yací
lo stava facendo morire:
conficcati nel cielo due aquiloni farfalle.
La foresta usciva dalla sua vita, attraverso il fiume.
il fiume scorre a fior d'acqua, il fiume non è acqua,
il fiume è un serpente, è il mare,
riflette quel che tocca,
cambia colore, il fiume non è. È ció che tocca.
Nasce con la vita: io voglio vivere.
Il suolo è fatto di immagini: triangoli e quadrati.
E Ia mia storia con te è finita,
scuoto le ali che ancora avvolgono i nostri abbracci
per vedere come sono le tue carezze quando arriva il giaguaro.
La passione continua trascinando segnali di lussuria
una lussuria insana moltiplicata da freddi pensieri.
La voce consumata in penombra,
turbamenti di cristalli
demenza il contatto silenzioso della tua pelle.
Volando, la testa eretta, nella vastità della foresta.
Fra gli alberi, per i corsi d'acqua,
dai pantani alle pianure tranquille
si udiva il rimbombo della Pororoca:
incontro fra il fiume e il mare.
il mare è un grande lago, un lago immenso.
     
           Le aeree creature tropicali dai richiami inquietanti, con orrore si ritrovano ad abitare in altre foreste:
I bulldozer avanzano[2]
luci lo abbagliano
pensieri feroci lo attraversano...
Scesa la notte Urutau
sceglie il nuovo territorio
Non più eterno, vivrà giorno per giorno
Urutau uccello disperso
il tuo bosco è tra i grattacieli
tra i muri di cemento
è il tuo nido.
            Il mondo polifonico dell'Amazzonia sembra disfarsi con l’avanzare dei freddi mostri meccanici, ma mantiene l'incanto dei suoi antichi nomi che per Màrcia Theòphilo assumono un valore iniziatico. Quei nomi misteriosi e bellissimi di geni benigni o maligni, di creature della foresta e di alberi, possenti e secolari, possono aiutarci a capire le cose:   
Il Boto[3]
Quando nelle sue notti di fuoco Yací spaventata si sveglia
Boto si trasforma
in guerriero e invade il suo letto. Le voci soffocate
nel buio, cresce il silenzio, serpente lui si arrotola
e si avvolge al suo corpo
Poco a poco sale sinuoso, tra le carezze ammorbidendo
l'asprezza delle squame.
Fra i suoi lunghi capelli s'alza dicendo: amore mio
È pietra, è acqua.
Dov'è il suo nido? Navigando fra foglie
archi cipressi lo raggiunge in delirio,
togliendole il respiro: nuvola lei, polpa di frutta matura,
odori selvaggi e colori.
Pensieri senza senso esaltano il suo corpo:
i suoi sensi sette balzi di gatto lascivo,
s'interroga, pensa, singhiozza tra le trecce.
Yacì gli abbraccia le cosce dorate.
Molto lontano comincia il tuo fiume Boto.
In disaccordo s'incrociano sguardi profondi,
Lei cerca forza nelle sue viscere.
Le unghie lacerano i fianchi, le gambe, la schiena di Boto:
Vendetta bramata.
Ascolta il suo nome sussurrato da lui: Yací.
Boto senza rimorso ferisce e lei si scioglie.
Lo cerca nelle notti senza riposo,
nei giorni seguenti arriva inatteso.
Lui appare e lei si esalta.
Cavalli, nidi, uccelli, farfalle,
legni, monti, rami, sfere ruscelli
Boto metà acqua
metà pesce e metà uomo.
Quando ama tocca il fondo del fiume, cavalca travolto
dalle acque, inonda gli arbusti tra le isole.
Yacì stringe le squame fra le braccia
pesce che fugge, sapore di acqua e frutti di mare
Boto, pesce sale -sole-sale. Vita. Respiro.

Boto … Yacì… La  poesia di Marcia Theòphilo nasce anche dalla musicalità delle parole indio-brasiliane.[...] 
(isabnic/ 2009)



     


[1] Da “Il fiume l’uccello le nuvole”( 1982) ed. Rossi&Spera, 1987
[2] Da “Io canto l’Amazzonia”(1985), ed. dell’elefante, 1992
[3] ibidem; il Boto è un delfino fluviale dal bellissimo color rosa.

venerdì 11 maggio 2012

Amazzonia: URGENTE!

Firmate la petizione alla Presidente Dilma Roussef per fermare le motoseghe in Amazzonia!
Andate a questo link, dove troverete anche una ricca documentazione, e firmate per fermare questo scempio.E' urgente!

http://www.avaaz.org/it/veto_dilma_global/?cIbePbb


Alla Presidente Dilma Rousseff:

Le chiediamo di agire immediatamente per salvare le preziose foreste del Brasile: solo il suo veto può fermare i cambiamenti alla legge che oggi protegge l'Amazzonia. Le chiediamo inoltre di prevenire futuri assassinii di ambientalisti e di lavoratori, attraverso il rafforzamento della sicurezza contro i latifondisti che disboscano illegalmente la foresta e l'aumento della protezione delle persone che rischiano di essere uccise. Il mondo ha bisogno del Brasile come leader internazionale in difesa dell'ambiente, e la sua azione ora proteggerà il pianeta per le generazioni future.


martedì 8 maggio 2012

Il funerale della Boncini e.... (5)









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Serranti e famiglia

La Figlia di Serranti
Hostess
Odiosa con badante ucraina

Assassino con badante slava
Nera Nera sola sola
Noi

Studenti
I Labriola con cane
Ispettrice Signora Solitaria
Quel Bruto//Giovanottone Fesso e Silenzioso
La Pazza Avvinazzata con badante indiana // Sig.na  Naso Tondo
La Gattara Siciliana 
con pensionanti
Il Ferramenta e la Capo-Sala
Il Coloraro e famiglia
Figlia di Vittoria e le belle Studentesse Straniere
BONCINI con gatto
La Bassetta Incattivita
Studenti

I Mediocri con neonato
La Pittrice Argentina
La Pentecostale e famiglia

La Bellona e la Famiglia Cuore
La Secca e famiglia
Il Negozio della Dr Wong
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        ingresso
Studenti // Sig.ra Birò


                                                VIALE      ALBERATO 


  • Il luogo del mistero e i condòmini della Boncini